Una vittoria e una sconfitta per l'occidente sulle armi chimiche

Daniele Raineri

Analisi della conferenza Opcw. Da ora in poi gli investigatori potranno dire chi sono i responsabili degli attacchi chimici. Ma l’Iran, alleato del regime siriano, è entrato a far parte del Consiglio esecutivo

Roma. Alla ventiquattresima riunione annuale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) che si è tenuta la settimana scorsa all’Aja nei Paesi Bassi i governi occidentali hanno ottenuto una vittoria e una sconfitta. Il passaggio più importante è arrivato mercoledì, quando i 193 paesi che fanno parte dell’organizzazione hanno votato per approvare il budget annuale. Per il secondo anno consecutivo, la Russia aveva convinto una piccola cordata di paesi a votare contro il bilancio perché è contraria alla modifica del mandato. Dall’anno prossimo grazie a questa modifica le squadre di investigatori dell’Opcw potranno tornare a indagare non più soltanto per capire se c’è stato oppure no un attacco chimico, ma anche per chiarire chi è stato il responsabile. La Russia non vuole che l’Opcw abbia questo mandato più ampio perché è alleata del regime siriano che nel 2012 ha ammesso di avere un arsenale di armi chimiche e che l’ha utilizzato centinaia di volte nel corso della guerra civile. Nella stragrande maggioranza degli attacchi il governo della Siria non ha fatto ricorso agli agenti più letali del proprio arsenale – che sono anche i più difficili da maneggiare e conservare – ma a prodotti industriali tossici facilmente reperibili come il cloro. 

 

Per qualche motivo che c’entra con l’opinione pubblica fuori dalla Siria, assolvere il regime siriano dalla responsabilità dei tre attacchi di alto profilo con le armi chimiche contro i civili è diventato un capitolo cruciale della propaganda russa e della destra nazionalista in occidente. L’anno scorso il voto del budget era finito 99 a 27 contro la Russia, quest’anno è andata ancora peggio: 106 contro 19. L’Opcw si occupa di casi imbarazzanti per Mosca, come il tentato omicidio del disertore russo Sergei Skripal nel marzo 2018 con un agente nervino chiamato novichock e il massacro di 43 persone con due bombe che contenevano prodotti chimici tossici a Douma, vicino Damasco, nell’aprile 2018. Nel frattempo dentro la Siria la normalizzazione dell’uso delle armi convenzionali contro i civili si è ormai compiuta da tempo. Lunedì gli aerei russi hanno bombardato il mercato di Maarat al Numan e un altro mercato a Saraqib, due cittadine vicino Idlib, in pieno giorno e hanno ucciso diciannove persone, ma questo tipo di informazioni è come se non fosse più moneta corrente. Non viene più accettato, non circola. A Douma nell’agosto 2015 gli aerei siriani uccisero cento civili con bombe normali in un raid solo ed è un capitolo rimosso.

 

Anche se il budget è stato approvato e c’è un mandato che estende le indagini, è successo che l’Iran è entrato a far parte del Consiglio esecutivo dell’Opcw per gli anni dal 2020 al 2022. Il Consiglio esecutivo è formato da 41 paesi ed è l’organo dove si prendono le decisioni. L’Iran è l’altro grande alleato del regime siriano assieme alla Russia ed è facile prevedere che non faciliterà le indagini. Il giorno dopo l’elezione dell’Iran al Consiglio esecutivo, la Siria ha fatto richiesta ufficiale di una sessione per discutere l’attacco chimico a Douma – e la richiesta è stata appoggiata da Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bielorussia e Nicaragua. Un grande festival della democrazia. Le motivazioni addotte dal regime siriano sono interessanti, perché mostrano come i media possono essere manipolati dalla propaganda di stato. Il testo siriano cita il Daily Mail inglese, che domenica 24 novembre ha pubblicato una mail interna – passata da Wikileaks – di un ispettore dell’Opcw che contesta alcuni punti dell’indagine sul campo. La lettera però è del giugno 2018 e gli articoli (in Italia è stata Repubblica) che ne hanno rivelato l’esistenza con toni scandalistici omettono che i punti furono chiariti nel rapporto finale uscito a febbraio di quest’anno.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)