“Unseat Boris”. Viaggio nei sogni di chi contende a Johnson il suo seggio

Gregorio Sorgi

Al lancio della campagna elettorale di Labour e Lib-dem a Uxbridge c’è tantissima gente. Le parole dei candidati

Gli attivisti più anziani ripetono con enfasi quattro parole – “questo non è normale” – mentre osservano la folla di militanti che si è riunita davanti all’ospedale di Hillingdon, periferia a ovest di Londra, per il lancio della campagna elettorale di Ali Milani, lo sfidante di Boris Johnson nel seggio di Uxbridge. “Non ho mai visto così tante persone dalle nostre parti”, ripete un vecchio militante del Labour che scuote la testa: “Ma non penso che riusciremo a battere il primo ministro”. Gli attivisti ripetono lo slogan “unseat Boris” (spodestiamo Boris), e molti di loro si sono allontanati dal proprio quartiere di residenza per concentrare le energie sul seggio del primo ministro. “Abito a Richmond da molti anni ma fino al 12 dicembre verrò ad Uxbridge ogni giorno per fare campagna”, spiega Heiko, un attivista tedesco che vive in Gran Bretagna da 30 anni: “Farò tutto il possibile per liberarmi di Boris, sono sicuro che possiamo farcela”. Il premier è stato eletto con una maggioranza di soli 5 mila voti (10 per cento del totale) nel 2017, diventando il premier con il margine più risicato nella storia recente britannica. Uxbridge è un seggio in mano ai conservatori da molti anni ma l’ascesa del Labour alle scorse elezioni (un aumento di 7.046 voti) ha reso tutto più incerto per il premier. “Questa è la constituency più importante del paese”, dice Ali Milani nel discorso di apertura ai militanti: “Abbiamo l’opportunità di mandare via Johnson e fare la storia. Potrete raccontare ai vostri nipoti di avere contribuito a fare perdere il seggio a un primo ministro”. Resta uno scenario molto improbabile, ma sarebbe la prima volta in oltre cento anni, da quando Arthur Balfour non fu rieletto nella propria constituency nel 1906.

 

 

La candidatura di Milani, nato nel 1994 da due immigrati iraniani arrivati nel Regno Unito quando aveva cinque anni, ha riunito varie anime del mondo anti Brexit. Gli attivisti del People’s Vote presenti ad Uxbridge sono riconoscibili dalle magliette con il logo del gruppo. “Sosteniamo Milani perché, a differenza dei Lib-dem, ha delle possibilità concrete di vincere il seggio”, spiega una attivista. Questo ragionamento fa infuriare la candidata dei liberaldemocratci, Elizabeth Evenden-Kenyon, che rivendica di essere l’unica ad avere sostenuto fin dall’inizio l’idea del secondo referendum sulla Brexit. La campagna di Milani è coordinata da un gruppo di militanti laburisti che conoscono il seggio a memoria, e portano con loro delle mappe e dei faldoni su cui hanno schedato ogni elettore. “Lavoreremo sei giorni a settimana fino al 12 dicembre”, spiega un attivista: “Busseremo a ogni portone e concentreremo le nostre risorse sui distretti filo conservatori”.

 


“Questa è la circoscrizione più importante del paese”, dice il laburista Ali Milani parlando ai militanti: “Abbiamo l’opportunità di fare la storia”. I dati dicono che è difficile un ribaltone in casa per il premier britannico. “Sono un Boris man”, dice un abitante sbattendo la porta. I tormenti della candidata liberaldemocratica


 

Il seggio di Uxbridge è diviso in due, i quartieri a sud votano per il Labour e il nord vota per i Tory. “C’è una grande divisione sociale”, spiega James Clouting, l’organizzatore della campagna: “La parte nord del seggio è più ricca e riceve maggiori finanziamenti. Per ogni sterlina spesa a sud ne vengono spese tre a nord”. Il lancio della campagna elettorale è avvenuto a Brunel, a pochi passi dall’università più grande della zona, un quartiere storicamente appannaggio dei conservatori e che nel 2016 ha votato per uscire dall’Ue. Alcuni residenti non hanno reagito bene nel trovarsi degli attivisti del Labour sul portone di casa. “Sono un Boris man”, scandisce con orgoglio uno di loro sbattendo la porta. “Non voterò per Corbyn perché ha attaccato l’India nella disputa del Kashmir”, dice un suo vicino. Molti residenti si lamentano delle condizioni fatiscenti dell’ospedale di Hillingdon, dei tagli da 72 milioni al budget delle scuole, e temono la costruzione di una terza pista di atterraggio all’aeroporto di Heathrow, che dista soli 18 chilometri. Milani trasforma ognuno di questi temi in un attacco personale rivolto a Johnson. “I cittadini di Uxbridge respirano un’aria inquinata ma al primo ministro non interessa, perché non vive tra di noi”, attacca il candidato del Labour. E ancora: “Il premier è il simbolo di una politica lontana dai cittadini, gli elettori di Uxbridge non lo vedono mai”. Un residente laburista, Nasin Khan, racconta di avere aspettato quattro mesi nel 2015 prima di ricevere una risposta per mail da Johnson, che non ha trovato il tempo di incontrarlo. Anche nell’associazione dei conservatori di Uxbridge, tappezzata con quadri e foto del primo ministro, confermano di non vederlo spesso ma di ammirarlo ugualmente. Milani invece ripete con orgoglio di essere “un candidato del quartiere”: ha frequentato le scuole statali, l’università di Brunel, l’ospedale di Hillingdon. “Boris è stato paracadutato dal partito”.

 

 

Gli attivisti del Labour distribuiscono un grafico che mostra lo squilibrio tra i voti dei conservatori e dei laburisti ad Uxbridge nel 2017 (rispettivamente 50 e 40 per cento), e quello degli altri partiti. L’intento è quello di scoraggiare il voto per i Lib-dem, che viene etichettato dal team di Milani come un “lost deposit” (una caparra persa). Per la candidata dei liberaldemocratici, Elizabeth Evenden-Kenyon, questa retorica “è una semplificazione grossolana”, dato che “non si può paragonare la politica del 2017 a quella del 2019, in questi due anni è cambiato tutto”. Evenden-Kenyon ha insegnato letteratura per dieci anni all’università di Brunel, dove ha conosciuto il giovane Milani (“era uno studente molto determinato”), e si è specializzata nello studio dell’hate speech. “Per anni ho analizzato il modo in cui i politici e i media usano le parole per influenzare gli elettori – spiega la docente – Johnson ha utilizzato delle frasi islamofobe sui giornali, e anche Milani in passato ha usato delle espressioni antisemite dalle quali ha successivamente preso le distanze”. La candidata dei Lib-dem però non vuole trasformare il seggio di Uxbridge in un campo di battaglia nazionale. “Sono stanca di chi utilizza i cittadini di quest’area come pedine per realizzare le proprie ambizioni. A differenza di Milani, non dirò mai che ‘dobbiamo fare le storia’ o che ‘dobbiamo cacciare il primo ministro’. E’ una retorica molto fastidiosa”. Eppure alcune dinamiche nazionali potrebbero verificarsi nella constituency londinese. I Lib-dem valutano un patto di non aggressione con altri partiti pro Remain, tra i quali i Verdi e i gallesi di Plaid Cymru (“farò un annuncio importante nei prossimi giorni”, dice Evenden-Kenyon), ed è possibile che la leader Jo Swinson venga a sostenere la candidata nelle prossime settimane. Anche il Labour ha mobilitato alcuni dirigenti di spicco per la campagna ad Uxbridge. Il ministro ombra dell’Interno, Diane Abbot, si è già recata in visita da Milani e nei prossimi giorni sono previsti anche Ash Sarkar e Owen Jones, due opinionisti del Guardian vicini a Corbyn. I coordinatori della campagna si augurano che nelle prossime settimane possa venire anche “Jeremy”, la dimostrazione che Uxbridge non è un seggio come tutti gli altri.

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