Il video di Ocasio-Cortez vs Zuckerberg è il perfetto cortocircuito virale

Eugenio Cau

Una figura politica che ha usato Facebook per costruire la propria carriera lo attacca, e così rafforza la propria reputazione perché il video dell’attacco diventa virale proprio sul social. Eppure le sole clip non aiutano i dibattiti complessi

Milano. L’avete visto il video della deputata americana Alexandria Ocasio-Cortez che fa a pezzi Mark Zuckerberg, il ceo di Facebook, accusandolo di aver abusato della nostra privacy e aver indebolito il tessuto democratico, consentendo ai politici di mentire online? Ocasio è una potenza, incalza un povero Zuck balbettante, il video è diventato virale e se non l’avete visto è piuttosto facile da trovare – su Facebook, ovviamente. Potremmo finirla più o meno qui, perché il cortocircuito è già piuttosto evidente. Non soltanto il video in cui Ocasio-Cortez condanna Facebook è diventato virale su Facebook, ma è fatto per diventare virale su Facebook. Ocasio-Cortez è famosa per questo tipo di clip: spezzoni di interrogazioni parlamentari in cui lei, preparatissima, fa domande a raffica, tutte molto pertinenti e al tempo stesso studiate per portare l’interlocutore a un’implicita ammissione di colpa o a corroborare la tesi della deputata. Poche ore prima della clip con Zuckerberg, ne girava un’altra in cui Ocasio-Cortez interrogava uno scienziato per dimostrare come la compagnia petrolifera Exxon fosse a conoscenza del riscaldamento climatico già all’inizio degli anni Ottanta. La clip si conclude con una climax perfetta: “E dunque sapevano”, dice Ocasio-Cortez, e lo spettatore si sente ribollire dentro rabbia e indignazione. Rabbia e indignazione, guardacaso, sono proprio i due grandi motori che fanno funzionare la viralità su Facebook. Ocasio-Cortez ne è ben consapevole, perché nessuno nella politica americana sa usare bene i social quanto lei, forse con l’eccezione di Donald Trump. All’inizio dell’anno il Partito democratico le ha chiesto perfino di tenere corsi per insegnare i social agli attempati deputati. Se andiamo ancora un po’ più indietro potremo ricordare che la campagna elettorale grassroots di Ocasio-Cortez ha fatto un uso massiccio e sapiente dei social network, e dunque ecco il cortocircuito: una figura politica che ha usato Facebook per costruire la propria carriera e la propria reputazione attacca Facebook, e rafforza la propria reputazione perché il video dell’attacco diventa virale su Facebook.

    

C’è un secondo problema: esattamente come tutte le cose che diventano virali su Facebook, anche l’interrogazione di Ocasio-Cortez è troppo superficiale per la portata dei problemi – di libertà d’espressione, controllo politico, contrappesi democratici – che Facebook sta malamente affrontando in questo momento. Ocasio-Cortez si è concentrata sulla decisione del social network di non fare fact checking delle affermazioni di politici e rappresentanti pubblici. Ha brutalizzato Zuckerberg, che cercava di puntualizzare ma finiva per squittire. Eppure definire chi può regolare il discorso politico è una questione complessissima, che tocca a fondo il modo in cui funzionano le democrazie e non si esaurisce con un semplice: Facebook dovrebbe cancellare i post di Trump se Trump pubblica cose false. C’è moltissimo lavoro da fare. Le clip virali non sempre aiutano.

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