Foto LaPresse

Yeaaah! E' la democrazia parlamentare, bellezza

Giuliano Ferrara

Parlano, urlazzano, affettano rispetto e sfiducia, accuse spietate e riconoscimenti di fair play. Poi si contano le teste. A Westminster la politica allo stato puro, un incubo che ci ha sempre fatto sognare

Chissà come è andata ai Comuni, e se è andata o è rinviata (vedi il Post scriptum del pomeriggio di sabato). Certo che Westminster resta il modello universale della guerra parlamentare, la più carnale, scambista, idealistica e realistica, ma inoffensiva, delle guerre possibili. Parlano davvero, brevemente e significativamente, in aula. Parlano dalla prima mattina, puntuale BoJo alle 9 e mezzo. Parlano in un rettangolo che li divide e li unisce. Parlano, urlazzano, si siedono e si alzano. Parlano senza la cortese e pomposa abitudine dell’applauso, è preferito il grugnito (yeaaah! uuuh! buuuh!). Parlano con tono alto, e gli alternano il ricatto retorico e non solo retorico. Parlano, ridono, affettano rispetto e sfiducia, accuse spietate e riconoscimenti di fair play in eguale misura: right honorable gentlemen. Parlano al telefono, riservatamente. Nessuno li intercetta. Parlano di promesse: un peerage, una menzione d’onore, soldi per il distretto elettorale, in altri paesi andrebbero tutti sotto processo per voto di scambio e traffico di influenze. Parlano con i loro elettori, e ne devono tenere conto. Parlano con la onnipresente storia britannica, con i sogni europei, con lo spirito isolano delle ambizioni imperiali d’antan. Parlano con la terra, il continente, e con il mare. Sono indisciplinati e osservanti delle regole. Parlano con lo speaker, che li garantisce e li staffila. Parlano in lode dello staff, che sacrifica il weekend dopo 37 anni per un supersabato parlamentare da cui dipende molto del futuro: il weekend alle ortiche, sacrifici ultrachurchilliani, lacrime sudore sangue e famiglie afflitte dagli straordinari, bambini delusi (ma in una solare ottobrata mattinale londinese tra Hide e Regent’s Park). Parlano con il turbante, se lo vogliono, altro che laïcité.

 

Il premier risponde a tutti. Si siede si rialza in piedi ogni volta, come alla messa cattolica (Bercow: primeministeeeer!). Dà a Corbyn di semimarxista, un vero insulto nell’understatement. Vanta l’accordo, in cui nessuno credeva. Dice che il cuore del paese è diviso, sia tra chi era per o chi era contro la Brexit: tutti europei e tutti britannici. Ora bisogna riunirlo, e c’è un testo legislativo da votare per farlo, e per andare avanti. Gli amici europei e il business, e i cittadini, non aspettano altro, dice, mentre si radunano le masse incongruamente e generosamente riunite per l’appello al people’s vote, che c’è già stato tre anni e mezzo fa, per essere veritieri. Il fattore fatigue, il fattore noia, è sfruttato a piene mani, a piena gola. Ma fino all’ultimo c’è eccitazione. Il teatro è nelle vene del popolo e dei suoi rappresentanti. Tutti sanno che l’opera non è finita finché la cantante grassa non ha cantato, till the fat lady sings. Tutto è incerto, voto per voto. La dissimulazione regna sovrana e si mescola con candore e sincerità. E’ la politica allo stato puro, ma politica applicata, non gassosa, politica con un oggetto, tutto è revocabile tranne il perseguimento di una decisione o di una deliberazione che continua a sfuggire e dipende dai numeri. Sui diritti doganali un parlamento fu sciolto e dopo una guerra civile un re fu decapitato. Ora le teste si contano.

  

Post scriptum pomeriggio di sabato. Le teste si sono contate e come avete visto hanno scelto il rinvio, una tipica disposizione della democrazia parlamentare, un incubo che ci ha sempre fatto sognare. 

Di più su questi argomenti:
  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.