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La sinistra francese ha trovato un “perturbatore” verde e liberale

Yannick Jadot, leader ecologista, deve capitalizzare il gran risultato delle europee e ha un piano per mangiarsi i socialisti

23 Agosto 2019 alle 09:52

La sinistra francese ha trovato un “perturbatore” verde e liberale

Yannick Jadot - Foto LaPresse

Parigi. Un anno fa parlavi di Jadot e tutti storcevano il naso a Parigi. Ma chi, quel vanitoso con la camicia di lino che crede di fare la rivoluzione verde conciliando ecologia e liberalismo?, chiedevano sdegnati gli elefanti del Partito socialista (Ps). Poi sono arrivate le elezioni europee, quelle che avrebbero dovuto rilanciare la gauche di François Hollande e compagni, e invece hanno dato a Yannick Jadot, capolista di Europe Ecologie Les Verts (Eelv), la possibilità di prendersi la rivincita su tutte le malelingue, registrando un 13,5 per cento di consensi, quasi il doppio del Ps e dei Républicains, i due partiti tradizionali della Quinta Repubblica. Tutti lo cercano, oggi, il leader verde pronto a stravolgere il paesaggio politico francese, e tutti si chiedono fino a dovrà potrà portarlo il vento favorevole che lo accompagna da fine maggio. “E’ giunto il tempo degli ecologisti”, ha detto Jadot al Parisien, mentre a Tolosa, ieri, si apriva l’università estiva del suo partito: tre giorni per parlare dei programmi e delle strategie da adottare in vista delle elezioni amministrative del prossimo anno.

 

“Sono le giornate estive della maturità e del lavoro. I francesi, ormai, sono intimamente consapevoli dell’urgenza ecologica e sociale. Aspettano soltanto che ci assumiamo le nostre responsabilità e che passiamo all’azione. La nostra linea è quella di un’ecologia autonoma, allo stesso tempo radicale nelle trasformazioni da attuare e pragmatica nell’operare le scelte”, ha detto l’ex capolista alle europee di Eelv. Il rifiuto di allearsi con le altre formazioni di sinistra, dalla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon al Ps, è stata una scelta azzeccata alle elezioni europee, la scommessa è stata stravinta da Jadot, e ora è il solo che può legittimamente cavalcare l’onda verde che si espande in Europa, a partire dalla Germania. La rupture con la sinistra socialista è avvenuta quando Jadot ha fatto capire che soltanto l’Europa può proteggere il piccolo agricoltore francese dalla concorrenza cinese e statunitense, che l’ecologia e il liberalismo possono andare d’amore e d’accordo, e che il libero mercato e la globalizzazione non sono due mostri da combattere: vanno governati. “Un agricoltore bio vende i suoi prodotti su un mercato, non in un sovchoz”, rispose stizzito, lo scorso marzo, a Mélenchon e ai suoi, che lo accusavano di difendere “un’ecologia di mercato”. “Vogliamo forse avere un sistema economico sovietico? Un sistema alla Maduro? Guardate in che situazione si ritrova ora”, aggiunse Jadot, punzecchiando le simpatie maduriste di Mélenchon. A fine maggio, un sondaggio Odoxa sulle personalità politiche preferite dai francesi ha lanciato Jadot al primo posto, lui ha registrato l’apprezzamento, e ha preso nota anche dell’aumento dei tesserati di Eelv, raddoppiati nel giro di un anno. “Vogliamo conquistare il maggior numero di comuni affinché l’ecologia faccia parte del quotidiano dei francesi”, ha detto al Parisien in ottica elezioni municipali 2020.

 

A Parigi, benché la sua compagna, Isabelle Saporta, abbia aderito alla campagna di Gaspard Gantzer, ex consigliere per la comunicazione di Hollande, Jadot ha assicurato di “sostenere totalmente David Belliard”, il candidato ufficiale di Eelv. “Isabelle è una donna libera e impegnata!”, ha aggiunto, “non è teleguidata!”. Ma i nemici, parecchi, interni a Eelv, non vedono di buon occhio la situazione parigina, dicono che da quando ha ottenuto il 13,5 per cento alle europee crede di potersi permettere tutto, Jadot, anche di aspirare all’Eliseo. Eliseo? “E’ tempo che gli ecologisti dirigano questo paese”, dice sibillino, ma anticipa che il futuro rassemblement attorno all’ecologia non sarà una “collezione di etichette”. Accanto a lui, sta prendendo forma la “Jadot touch”, come l’ha chiamata il Parisien, una generazione di giovani ecologisti che, come i socialisti negli anni Ottanta, vuole governare. Per Libération, che ieri lo ha messo in prima pagina, è Jadot il “perturbatore” delle sinistre.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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