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Il nemico Powell

Trump attacca il capo della Fed, ma è un bazooka sparato sui piedi. Il nodo dazi

23 Agosto 2019 alle 20:07

Il nemico Powell

Jerome Powell (foto LaPresse)

"Chi è il peggior nemico degli Stati Uniti, Jerome Powell o Xi Jinping?". Ci voleva l’intemerata di Donald Trump contro il presidente della Federal Reserve per movimentare il summit dei banchieri centrali di Jackson Hole, amena vallata del Wyoming dove gli (ex) signori delle monete si riuniscono annualmente. Divisi nel gioco al ribasso dei tassi d’interesse, dei bazooka monetari, abbandonato da un pezzo il coordinamento delle politiche valutarie, i governatori venerdì sono stati investiti, grazie a The Donald, del problema della loro autonomia dai governi. Qualcosa che finalmente li ha uniti, almeno in teoria. Trump accusa di tradimento Powell, un moderato avvocato repubblicano da lui stesso nominato alla Fed, definendolo nemico peggiore del presidente cinese Xi: il motivo è la cautela della banca centrale americana nella riduzione dei tassi d’interesse (li ha ridotti di un quarto di punto per la prima volta dal 2008 senza però impegnarsi su tagli ulteriori), il che per la Casa Bianca non favorisce il deprezzamento del dollaro per rilanciare l’export.

  

Principio di precauzione alla Fed

Powell taglia i tassi prima di una vera minaccia per l’economia americana

 

Princìpi a parte – banche centrali come quelle cinesi e giapponesi dipendono di diritto o di fatto dai rispettivi governi – Trump in realtà rivela per l’ennesima volta la fragilità della propria politica centrata sull’aumento dei dazi, reale o minacciato. In particolare verso la Cina. Ma poiché le aziende americane si riforniscono a loro volta di componenti cinesi o utilizzano le fabbriche dell’estremo oriente, i dazi si rivelano un boomerang anche se spaventano molto l’Europa e terremotano le Borse (è successo anche ieri). L’economia Usa continua a tirare, ma mostra i primi segnali di rallentamento, scontentando Wall Street (politicamente diffidente su Trump), i giganti del digitale (ostili) ma soprattutto le aziende tradizionali del Mid-west, metalmeccanica e grande distribuzione, e i loro dipendenti, che nel 2016 riempirono il serbatoio elettorale di The Donald. Il protezionismo e America First potrebbero però non bastare per il secondo mandato (novembre 2020); urge dunque additare all’opinione pubblica una quinta colonna interna. E chi per un populista meglio di un banchiere?

Redazione

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