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Ha stato l’occidente!

Ancora proteste a Hong Kong e Mosca, i regimi cominciano con la disinformatia

10 Agosto 2019 alle 06:05

Ha stato l’occidente!

A Hong Kong un manifestante anti cinese mostra la bandiera americana (foto LaPresse)

Il 2019 non è anno di vacanze per i Parlamenti, molti, per breve o per lungo tempo, tornano al lavoro anche in agosto. Non fa eccezione la Russia, dove, come ha dato notizia il quotidiano Vedomosti, i deputati sono stati richiamati dalle ferie per partecipare a una riunione straordinaria del Consiglio della Duma di stato. All’ordine del giorno la questione delle interferenze straniere nelle elezioni russe, preoccupazione sorta in seguito alle proteste dei moscoviti. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, è stata la prima ad aver sollevato la domanda lo scorso fine settimana: ma se dietro a tante proteste (i cittadini della capitale chiedono l’ammissione alle elezioni locali dei candidati di opposizione) ci fossero americani, europei e ucraini? In primo luogo ha incolpato gli Stati Uniti, l’ambasciata avrebbe dato informazioni dettagliate sul raduno del 3 agosto scorso; poi la Francia e la Germania, accusate di aver incitato i manifestanti anche attraverso i media.

 

La campagna del Cremlino per presentare al mondo e ai russi le proteste di Mosca come un complotto dell’occidente – Stati Uniti, Unione europea e Nato – è iniziata, così era accaduto anche con la rivoluzione a Kiev scoppiata nel 2013, l’obiettivo è togliere a ogni forma di dissenso l’autenticità. Di “interferenza straniera” ha parlato anche la Cina quando ha avvisato i manifestanti di Hong Kong, che protestano dal 9 giugno scorso, di “non scherzare con il fuoco”. Durante la stessa conferenza stampa il portavoce del governo cinese a Hong Kong ha accusato Washington di sostenere e amplificare le proteste degli attivisti che manifestano contro l’estradizione e che ogni fine settimana scendono in strada. Il tentativo di Mosca e di Pechino è quello di provocare i paesi occidentali, di togliere legittimità alle proteste e di presentare il desiderio di democrazia come un valore negoziabile, un qualcosa per cui si è disposti a vendersi: laddove c’è democrazia ci sono i soldi, i soldi dell’Europa e degli Stati Uniti, e se scendi in piazza ti stai vendendo.

Redazione

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