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Certezze che crollano

In America la Nra è sempre meno forte e perde pezzi. Anche i sondaggi su Donald Trump riservano sorprese

9 Agosto 2019 alle 06:15

Certezze che crollano

Manifestanti protestano contro la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul luogo della sparatoria di massa a Dayton (foto LaPresse)

Roma. Due certezze americane stanno venendo meno. Una è l’intoccabilità della National Rifle Association (Nra), la lobby delle armi da fuoco in America, l’altra è l’illusione che l’indice di approvazione del presidente Donald Trump non possa salire: invece succede. Andiamo con ordine. La Nra per il suo posizionamento fortissimo è considerata una delle organizzazioni più potenti e ricche del paese ed è in grado di condizionare con i suoi cinque milioni di iscritti la politica dal livello locale a quello nazionale. Per molti anni è riuscita a tenere testa alla marea montante di voci critiche che chiedono regole più stringenti sulla vendita di armi dopo le stragi – che sono molto frequenti e sono compiute con modelli di fucili molto simili a quelli usati dai soldati in guerra (simili, non uguali). Quest’anno però l’intoccabilità dell’Nra sta sparendo. Prima sono arrivati i guai giudiziari legati allo scandalo russo, quando si è scoperto che molti dirigenti dell’associazione avevano avuto contatti stretti con Maria Butina, una donna russa che lavorava – senza averlo dichiarato – per conto del governo russo e che è stata condannata ed espulsa dagli Stati Uniti. Butina aveva preso di mira la Nra per avere accesso ai politici repubblicani. Poi sono arrivati i litigi interni. L’attuale presidente, Wayne LaPierre, ha rimpiazzato Oliver North (conosciuto per lo scandalo Iran - Contra) dopo che North è stato cacciato perché stava cercando di stroncare LaPierre con false accuse di molestie sessuali e di manovre finanziare poco pulite. Christopher Cox, che era il più abile dell’associazione a tenere i contatti con la politica di Washington, ha abbandonato e la settimana scorsa anche altri tre membri del consiglio di amministrazione si sono dimessi perché non riescono a ottenere risposte su alcuni ammanchi (non si sa che fine abbiano fatto quaranta milioni di dollari).

 

L’agenzia pubblicitaria che da anni segue la Nra e che ha prodotto le campagne più efficaci in questo momento ha una causa legale aperta con l’associazione e molti iscritti minacciano di non pagare più la quota annuale di 45 dollari e di passare a qualche gruppo rivale. La lobby ha speso una cifra record, trenta milioni di dollari, per sostenere il candidato Donald Trump nel 2016, ma per paradosso il fatto che ci sia Trump alla Casa Bianca allontana il pericolo di eventuali leggi restrittive sulle armi e quindi non è di aiuto, i sostenitori sono freddi e non si mobilitano.

 

Ieri è saltato fuori che la madre dello sparatore che sabato scorso ha ucciso venti persone in un Walmart di El Paso, in Texas, era andata dalla polizia qualche settimana fa per dire che era molto preoccupata dal fatto che suo figlio avesse comprato un fucile simil AK-47 ma la polizia le aveva risposto che non poteva fare nulla. Due senatori, il democratico Richard Blumenthal e il repubblicano Lindsey Graham, stanno scrivendo una legge che permetterebbe a famigliari e polizia di chiedere a un giudice un provvedimento emergenziale per togliere le armi a un individuo considerato pericoloso e alcuni la chiamano legge “red-flags”, dove le bandiere rosse sarebbero i sintomi di pericolosità dell’individuo. Sarebbe stata una legge utile per bloccare lo stragista di El Paso. La Nra si è detta d’accordo a livello nazionale, ma a livello locale ha battagliato contro leggi simili e ci sono associazioni rivali che approfittano del momento per proporsi come le vere protettrici dei diritti civili degli americani.

 

Per quanto questa crisi sia senza precedenti per l’associazione, se dopo il 2020 si andasse davvero verso leggi restrittive è probabile che la Nra ritroverebbe il sostegno fortissimo della sua base. L’attaccamento alle armi è una forza politica formidabile.

 

L’altra certezza che viene meno è l’idea che Trump da presidente non sia riuscito ad attrarre altri americani, se non quelli fedelissimi che già l’hanno votato nel 2016. In realtà, i dati pubblicati dal New York Times due giorni fa mostrano che moltissimi americani a cui Trump non piaceva nel 2016 ora sono diventati suoi sostenitori, in particolare tra i conservatori scettici. Il 28 per cento dei repubblicani che si dichiarava contro Trump ora ha cambiato idea e sta con il presidente. L’indice di gradimento che nel 2016 era al 34 per cento adesso è al 44 per cento. Non sono numeri che bastano per una rielezione, ma l’idea che Trump da presidente non abbia convinto una fetta bella spessa di americani è un mito.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    09 Agosto 2019 - 11:11

    Eppure nonostante i criticoni Trump sarà rieletto. La 'Forza' è con lui.Uh uh che bello! Una immensa goduria Quando sarà rieletto i cervelli dei suoi criticoni friggeranno di nel loro stesso odio.God bless Trump. luigi

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  • branzanti

    09 Agosto 2019 - 10:10

    Un procuratore federale di New York ha definito la NRA un'organizzazione terroristica, cogliendo appieno la sua natura. Che si tratti di un'organizzazione criminale (e di criminali) lo dimostrano efficacemente le truffe e le malversazioni di cui si parla nell'articolo (poi rivedere Oliver North golpista in Centramerica negli anni 80 fa una certa impressione). Le sue difficoltà sono benvenute. Quanto al gradimento di Trump in ascesa (????) evidentemente diversi statunitensi hanno riscoperto un'anima razzista (suprematista) ed un'inclinazione alla violenza verbale e fisica, soprattutto verso i piu deboli (bambini in gabbia very beautiful!!). Altro non può essere.

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    • Carlo A. Rossi

      09 Agosto 2019 - 11:11

      Ah, sì: i bambini in gabbia risalivano ai tempi di Obama. Ma non è bello dirlo, in fondo lui era tanto bravo. Talmente bravo che nessuno lo ricorda o lo rimpiange. D'altronde, siamo onesti: per cosa ricordarlo se non per il colore della pelle? Di certo non per la sua lungimiranza in politica estera o per perle come aver definito i morti ammazzati dell'Hyperkasher a Parigi (Amedy Koulibaly fu l'assassino) delle "persone a far la spesa al supermercato". Dimenticando il piccolo dettaglio che il supermercato fosse un negozio di prodotti Kasher e i morti ammazzati tutti ebrei. Ma si sa com'è...Trump è una carogna schifosa. Brutta cosa, il livore ideologico, caro Branzanti.

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    • Carlo A. Rossi

      09 Agosto 2019 - 11:11

      Le Sue analisi sono sempre le medesime, sempre le medesime conclusioni. Che dimostra quanto da me scritto. Al di là di ciò: ma non Le passa per la testa nemmeno per un picosecondo che molti americani normali (non credo siano tutti razzisti, suprematisti, violenti etc.) possano apprezzare alcune politiche di Trump, senza per questo essere dei tifosi da stadio del presidente? I famosi discorsi "razzisti" non sono tanto diversi dai Suoi, nel ravvedere una differenza antropologica fra i buoni elettori di Obama (che non saranno mica stati ammazzati dai trumpiani, credo) e i ferini sostenitori di Trump, o sono io a sbagliarmi?

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      • branzanti

        09 Agosto 2019 - 15:03

        No caro Rossi, Lei non si sbaglia, credo che tra gli elettori di Trump ci siano anche brave persone, però quando si vota per un candidato ci si assume la piccola quota di responsabilità del pacchetto intero, non solo delle tendine dello studio ovale. La responsabilità di un un individuo sulla cui personalità distruttiva non torno, dell'odio che sparge, delle politiche migratorie di uno psicopatico come Miller che sterminerebbe i bambini ispanici come Heydrich. Votandolo si deve avere il coraggio di assumere le responsabilità di tutto questo. E, Le assicuro, nessun livore ideologico, perché dovrebbe basarsi su inesistenti idee strutturate nella testa di Trump, solo ripugnanza per una persona, le cui immagini mi provocano la stessa reazione di quelle di una discarica di carcasse animali in putrefazione. Se un altro perseguisse le stesse politiche sarei disponibile a discuterne, ma con lui no. E si rimpiango apertamente la signorilità di Obama.

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        • Carlo A. Rossi

          09 Agosto 2019 - 18:06

          Lei, con ogni rispetto, sproloquia: cita Heydrich senza nessuna conoscenza del personaggio, perché se anche solo ne avesse la minima contezza, penserebbe due volte a fare un paragone del genere. No, Branzanti, mi dispiace: Lei può cercare di addurre tutte le giustificazioni possibili alle Sue tesi, ma piÙ La leggo, più mi convinco che a muoverLa non è altro che puro e semplice livore. Niente di più, niente di meno.

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        • branzanti

          09 Agosto 2019 - 20:08

          Caro Rossi, livore no. Per odiare, come per amare, bisogna provare stima per la persona, la mia è solo ripugnanza, riservata in passato a gente come Saddam o Pol Pot. Lei mi ascrive una socratica ignoranza, ma conosco la storia di Reinahrd Heydrich, il suo ruolo alla "conferenza di Wannsee" e sulla soluzione finale. Era uno psicopatico in un certo contesto, Miller è uno psicopatico in un contesto diverso, in condizioni uguali non esiterebbe a provocare un analogo massacro (ed è il più intoccabile della cerchia trumpina, anche questo qualcosa vorrà dire). Comunque dato che sono sicuro Lei non auspichi la trasformazione finale del sistema plutocratico Usa in dittatura tout-court come vuole Trump (e questo è evidente da molti discorsi, pur sconclusionati) Le do appuntamento a quando questo avverrà - nel secondo mandato se non riusciranno a cacciarlo - e lo commenteremo serenamente, spero davanti ad un caffè. Buona serata.

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  • Carlo A. Rossi

    09 Agosto 2019 - 09:09

    Aggiungo una postilla al finale dell'articolo: direi che l'idea che Trump non abbia convinto è radicata più nelle redazioni dei giornali che si portano bene in società. Ma, ahimé, purtroppo la realtà dei fatti non è quella che certuni si attendono. E a quel punto scatta il riflesso pavloviano di matrice comunista: se la realtà non corrisponde ai desiderata, allora è la realtà ad essere sbagliata.

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    • Ferny55

      10 Agosto 2019 - 11:11

      Nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Tutta la grande stampa e televisione americana, sarà costretta a registrarsi sotto FARA, le norme che regolano le attività di lobbyng in favore di paesi esteri. WaPo, NYT, WSJ, USATODAY,NEW YORK POST,CNN, MSNBC, NBS, CBS,ABC,dovranno dichiarare a che titolo hanno preso finanziamenti da Paesi come Cina, Russia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iran e Arabia Saudita, senza mai dichiararlo.

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