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Ricordate, siete tutti in pericolo. Il manifesto del mondo nero di Alice Weidel

Micol Flammini

La leader dell’Afd strumentalizza i crimini di Francoforte e Stoccarda per fare propaganda

Roma. Sulla paura e sull’odio, sulla diffidenza e sulla recriminazione si regge l’opposizione della destra estrema. Sulla denuncia si sviluppa tutto il suo programma da campagna elettorale permanente. Basterebbe guardare i dati, per rendersi conto che non viviamo nel peggiore dei mondi possibili, che l’Europa sta attraversando un momento difficile, ma che ogni singolo paese ha fatto molto per diventare un posto più sicuro. Confutare questa teoria, dimostrare che al contrario regnano caos, crimini e povertà e che le città vengono soffocate dal pericolo è l’urlo scomposto della destra estrema, di governo o di opposizione, da Salvini a Orbán, da Le Pen a Alice Weidel. In Germania questa settimana si sono verificati due eventi terribili: un bambino di otto anni a Francoforte è stato spinto sotto un treno, poco dopo la polizia ha arrestato un eritreo di quarant’anni; giovedì a Stoccarda un uomo di trentasei anni è stato ucciso a colpi di machete per strada. Alice Weidel, leader dell’AfD, si è affrettata a commentare su Twitter: “I bambini vengono spinti all’arrivo di un treno, le donne vengono trovate in valigia e gli uomini vengono massacrati con i machete per strada. Non ci sono parole”. La Weidel ha postato le immagini della morte dell’uomo a Stoccarda e poi del treno che ha ucciso il bambino, con le sue parole ha cercato di chiamare a raccolta un intero popolo, di farlo sentire non soltanto vicino alle vittime, ma soprattutto in pericolo, solo, in un mondo alterato e incattivito. Su tutto questo universo nero, la leader dell’AfD ha anche scritto un libro che racchiude il racconto della trasformazione della Germania e dell’Europa, l’urgenza populista e la sua scelta di entrare in politica. Un piccolo manifesto del pensiero di ultradestra. In “Widerworte: Gedanken über Deutschland”, la Weidel confessa che il suo approdo alla politica è stato casuale, consigliato dalla sua partner Sarah Bossard, dello Sri Lanka, che un giorno le ha detto: “Smettila di urlare, datti alla politica”. E la Weidel si è data alla politica, era il 2014 e in quattro anni si è ritrovata a essere il personaggio principale della campagna elettorale dell’AfD, il volto, la storia, la voce dell’ultradestra tedesca. Nel 2018 era il candidato principale del partito. Ma le carriere in Alternative für Deutschland si fanno e si disfanno in fretta e anche la Weidel rischia di essere una meteora, soprattutto dopo lo scandalo dei finanziamenti al partito. Dopo le dimissioni di Frauke Petry, le era stato chiesto di diventare la controparte femminile del partito, doveva completare la leadership al fianco di Alexander Gauland, il rapporto tra i due però si è raffreddato, e la Weidel, per non perdere il suo posto nella storia dell’AfD ha scritto un libro per proporre a tutti la sua idea di Germania, dove storia e futuro si confondono. Il suo libro-manifesto-denuncia è un atto d’accusa alla società che ha permesso che la Germania diventasse un posto insicuro, economicamente meno forte di prima, chiama la classe media alle armi, per salvare il futuro, per sopravvivere, per non farsi più minacciare dai politici che hanno reso il mondo così come lei lo descrive: pericoloso, nervoso, instabile. 

 

Dopo la morte del bambino a Francoforte, attivisti dell’AfD sono andati alla stazione a manifestare, sono previste manifestazioni anche a Stoccarda, ci sono costole, sparute ma resistenti, pronte a portare in strada quell’odio che i politici come Alice Weidel affidano alle parole. “Widerworte” è il libro del mondo nero, così come il partito di ultradestra tedesco lo immagina. Ma questa Europa pericolosa, inferocita e insicura esiste davvero? Il giornalista tedesco Andreas Niesmann in un pezzo sull’Hannoversche Allgemeine Zeitung ricorda che dalla riunificazione a oggi l’anno più sanguinoso per la Germania è stato il 1993 e le statistiche indicano la nazione come un posto sicuro, ma questo dato non serve alla strategia della tensione sulla quale l’estrema destra basa le sue campagne elettorali. Campagne elettorali eterne, fuori dal periodo elettorale, che non finiscono mai, per non allentare la tensione. L’essere umano è empatico, scrive Niesmann, si sente subito negli arti, nelle sensazioni e nelle paure delle vittime, far pensare all’elettorato che quello in cui viviamo sia il peggiore dei mondi possibili è semplice, ma anche crudele.

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