Più si indaga sull'antisemitismo nel Labour più ci si avvicina a Corbyn

Gregorio Sorgi

Perché la sinistra inglese non risolve questo problema? Le risposte (spaventose) dei testimoni

Roma. Le accuse di antisemitismo nel Labour inglese hanno coinvolto alcune delle persone più vicine a Jeremy Corbyn, che lui ha contribuito a fare eleggere ai vertici del partito. L’inchiesta di Bbc Panorama mercoledì scorso non accusa mai direttamente il leader laburista, ma rivela le gravi responsabilità della nomenklatura corbyniana, che in alcuni casi avrebbe addirittura insabbiato le prove pur di non condannare i deputati accusati di antisemitismo. L’inchiesta della Bbc ha rigenerato la fronda più ostile al leader laburista guidata dal suo vice Tom Watson, che ha chiesto alla segretaria generale del partito – la corbyniana Jennie Formby – di rispondere alle pesanti accuse nei suoi confronti. C’è stata una frattura tra il governo ombra, composto da molti fedelissimi di Corbyn che hanno ritenuto le insinuazioni di Watson inaccettabili, e i deputati moderati che invece lo hanno sostenuto perché vivono la vicenda con un profondo disagio.

 

Molti sono rimasti delusi dalla timida risposta del partito, che ha etichettato il documentario della Bbc come un complotto ordito da “alcuni ex dirigenti amareggiati”, senza mai entrare nel merito delle accuse. Lunedì scorso il capo del gruppo parlamentare laburista, John Cryer, ha incontrato i deputati per discutere dell’antisemitismo e per annunciare che Corbyn ha programmato un vertice straordinario col governo ombra lunedì prossimo. Poche settimane fa il leader aveva annunciato una serie di incontri mensili in cui i deputati potevano prendere appuntamento con lui e con il suo staff per parlare di antisemitismo. Una misura puramente simbolica e insufficiente per affrontare un problema radicato nel partito, e a quanto pare inestirpabile.

Il documentario della Bbc rivela un clima tossico nel Labour: i funzionari responsabili delle indagini sull’antisemitismo venivano minacciati dai vertici, che interferivano nel loro lavoro. Il giornalista John Ware ha intervistato sette ex dipendenti del Labour che hanno lasciato il loro incarico perché, hanno raccontato, la situazione era diventata ingestibile. “Mi è stato chiesto di fare delle cose che non mi facevano sentire a mio agio”, ha confessato davanti alle telecamere Sam Matthews, ex capo delle investigazioni della sezione disciplinare dal 2017 al 2018: “A un certo punto ho addirittura considerato il suicidio”. I due dirigenti ritenuti maggiormente responsabili per le interferenze sono entrambi molto vicini a Corbyn: si tratta di Jennie Formby e di Seumas Milne, il potentissimo portavoce del leader. La segretaria generale avrebbe cercato di influenzare la composizione del comitato disciplinare che doveva giudicare la condotta di Jackie Walker, attivista del Labour ed ex vicepresidente del gruppo corbynista Momentum, e a quanto pare ne erano tutti al corrente. Corbyn e i suoi collaboratori più stretti erano in copia nelle mail della Formby, che confessava di avere “cancellato i messaggi, senza lasciare alcuna traccia”.

  

Seumas Milne e Jeremy Corbyn (Foto LaPresse)


  

Anche Seumas Milne, ex giornalista del Guardian e ideologo del corbynismo, avrebbe interferito con le attività del comitato disciplinare. L’enorme influenza di Milne nel partito è sempre stata oggetto di polemiche: è ritenuto il responsabile della linea oltranzista di Corbyn contro il secondo referendum sulla Brexit, e non solo. L’ex giornalista condivide le tesi del leader in politica estera, con un taglio ancora più estremista. Nel 2004 Milne pubblicò l’estratto di un discorso di Osama bin Laden nella pagina delle opinioni del Guardian di cui era responsabile, ed è anche un antiamericano convinto, tanto che la sua suoneria telefonica è una canzone rap contro il carcere di massima sicurezza di Guantánamo. L’immagine di oscuro manovratore gli è valso il soprannome di “Beria di Corbyn”, come lo spietato direttore della polizia segreta sovietica ai tempi di Stalin.

 

Ieri il Times ha ripescato le immagini di Seumas Milne e Andrew Murray, ex sindacalista e consigliere di Corbyn, che partecipano a un dibattito universitario nel 2012 con Kamal el-Helbawy, uno dei portavoce della Fratellanza musulmana (“gli ebrei israeliani non sono veri ebrei”, ha detto nell’incontro). La figlia di Murray, Laura, ex collaboratrice di Corbyn accusata anche lei di aver interferito col processo disciplinare, è stata nominata lo scorso aprile a capo della commissione che deve filtrare le segnalazioni sull’antisemitismo prima di procedere alle indagini. Questi legami hanno dato voce a una corrente silenziosa nel Labour che vede le accuse di antisemitismo come uno degli effetti della svolta radicale effettuata da Corbyn nel 2015. “Dopo la sua elezione c’è stato un aumento di membri con una certa prospettiva”, ha detto Mike Creighton, direttore del servizio disciplinare del Labour dal 2009 al 2017: “Hanno portato nel partito una certa visione del mondo che purtroppo ha aperto uno spazio per l’antisemitismo”.

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