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Perché è un errore per l’Italia fare un passo fuori da Schengen

Salvini vuole fare un dispetto con i “dublinanti” ma ora rischia di trasformare il nostro paese in un imbuto

27 Giugno 2019 alle 19:22

Perché è un errore per l’Italia fare un passo fuori da Schengen

foto LaPresse

Bruxelles. Quando il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, minaccia di non registrare i migranti all’arrivo in Italia per permettere loro di andarsene liberamente nel resto d’Europa aggirando le regole di Dublino, non solo rischia una procedura di infrazione da parte della Commissione, ma pone le basi per spingere gli stati membri a tagliare fuori l’Italia dall’Unione europea senza controlli alle frontiere di Schengen. Era già accaduto nel biennio 2015-2016 con la Grecia quando, di fronte all’afflusso di oltre un milione di rifugiati dalla Siria attraverso la Turchia, la Germania e altri paesi reintrodussero controlli temporanei alle frontiere che ancora oggi sono in vigore. Il caso greco ha le sue specificità. Le regole di Dublino, e in particolare il rimpatrio da altri paesi verso la Grecia dei cosiddetti “dublinanti”, erano saltate perché il governo di Atene non era in grado di garantire standard europei di accoglienza. La Grecia, inoltre, non ha frontiere terrestri con altri membri dell’area Schengen. Così, l’Ue si mosse su più piani per isolare il paese: sospensione di Schengen per i voli in arrivo dalla Grecia, chiusura della rotta dei Balcani con il blocco del confine con la Macedonia e controlli tra le frontiere di Slovenia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. Nei confronti dell’Italia l’irritazione è già alta per le centinaia di migliaia di movimenti secondari (i migranti che fuggono dal paese di primo arrivo verso altri paesi) che ci sono stati dal 2015 a oggi in violazione di Dublino. In reazione alla mossa di Salvini, Francia, Austria e Slovenia (anche la Svizzera, che è membro di Schengen) potrebbero introdurre rapidamente in poche ore controlli temporanei alle frontiere. Ma il codice Schengen prevede anche la possibilità di isolare in via quasi definitiva l’Italia: gli articoli 29 e 30 prevedono la possibilità di sospendere un paese quando “il funzionamento globale dello spazio senza controllo alle frontiere interne è messo a rischio a seguito di carenze gravi e persistenti nel controllo di frontiera alle frontiere esterne”.

 

Per ora l’obiettivo dell’Ue è disinnescare l’emergenza Sea Watch: come accaduto in passato, diversi stati membri si sono fatti avanti per farsi carico dei migranti a bordo, a condizione che il governo italiano autorizzi lo sbarco. Ma la Commissione giovedì ha avvertito che la mossa di Salvini per fare un dispetto all’Europa con i “dublinanti” avrebbe ripercussioni immediate. “Una legge europea prevede che ogni nuovo arrivo sul territorio europeo debba essere registrato e che le impronte digitali siano registrate in Eurodac. Non ci sono eccezioni a questa regola”, ha detto una portavoce della Commissione: se uno stato non rispetta questo obbligo “la conseguenza sarebbe una procedura di infrazione”. Il risultato sarebbe “controproducente” anche in prospettiva di quanto farà la prossima Commissione, in un clima di “crescente collera” per i comportamenti del governo italiano, spiega al Foglio una fonte diplomatica. La responsabilità del fallimento della riforma di Dublino, con l’introduzione di meccanismi automatici di ricollocamento di emergenza dei richiedenti asilo, è attribuita a Salvini e alla sua decisione nel giugno 2018 di allinearsi con Ungheria, Polonia e Austria che rifiutavano la redistribuzione.

 

Quando a settembre l’Italia ha chiesto di inserire nella riforma il ricollocamento di tutti i migranti coinvolti nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare “ha reso impossibile ogni compromesso” su Dublino, rivela al Foglio un ambasciatore. “Qualunque progresso su Dublino è stato frustrato dall’Italia”, dice un altro ambasciatore: “L’Italia non ha interesse ad arrivare a un accordo”. I diplomatici brussellesi tirano fuori i numeri per dimostrare che quella di Salvini è una strumentalizzazione politica. Secondo i dati Unhcr, nel 2019 in Italia sono arrivati 2.447 migranti, contro i 17.565 della Grecia e i 12.522 della Spagna. Malta, piccola isola di 316 km quadrati e 475 mila abitanti, ha visto sbarcare 1.048 migranti. “Come se in Italia ne fossero sbarcati 140 mila”, dice un alto diplomatico. I movimenti secondari non si sono fermati, come dimostrano i dati di Easo sull’asilo: l’Italia nel 2018 è scivolata al quarto posto dietro a Germania, Francia e Grecia per numero di richieste di protezione internazionale. Con l’Italia che continua ad accusare l’Europa di mancanza di solidarietà, ma non rispetta il suo obbligo di responsabilità, l’idea lanciata da Emmanuel Macron di una mini-Schengen “prende quota”, dice uno dei due ambasciatori. Inizialmente il presidente francese aveva pensato a un’Europa senza controlli alle frontiere ridotta per escludere i paesi dell’est che rifiutano i ricollocamenti. Ma, di fronte alla tattica del “chiagni, sputa e fotti” di Salvini, Macron ha iniziato a evocare la possibile esclusione anche dell’Italia. “E’ un vero pericolo”, avverte il secondo ambasciatore.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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