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Anche Farage scarica l'armata immaginaria di Salvini

Il leader leghista sognava di superare i 150 seggi all'Europarlamento e millantava alleati potenti. Che, uno dopo l'altro, si sono sfilati. È il destino dei sovranisti: farsi la guerra tra vicini di casa

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cicchetti@ilfoglio.it

5 Giugno 2019 alle 18:09

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Le elezioni europee sono state spesso raccontate, in Italia, come un incontro di wrestling tra la “squadra fortissimi” dei sovranisti, Lega in testa, e la vecchia truppa di eurocrati, destinata a una morte annunciata. Il “Capitano” avrebbe così sbaragliato gli avversari in un blitzkrieg memorabile, forte anche della potenza di fuoco dei nuovi alleati, tutti pronti a marciare con l’Enf di Matteo Salvini e Marine Le Pen (e al prossimo giro con nell'Alleanza europea delle nazioni): i polacchi del Pis, gli ungheresi di Fidesz, il partito nazionalista di destra spagnolo Vox, le armate di sua maestà guidate dal brexitaro Nigel Farage. Promettevano il passo dell'oca, sembra più il gioco dell'oca: fermo un turno, riparti dal via. Perché la partita europea è fatta di piccole mosse diplomatiche, ha tempi più lunghi di una maratona elettorale e si gioca su un terreno assai più delicato della semplice propaganda. Farage è l'ultimo, oggi, ad abbandonare l'armata immaginaria di Salvini. L'euroscettico del Kent ha annunciato a Politico.eu che non si unirà all'Enf. Con il suo Brexit Party – che alle elezioni europee ha ottenuto 29 seggi - intende piuttosto “ricostruire il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta (Efdd)”, il cui nucleo originario era formato dal Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (l'ex Ukip dello stesso Farage) e dal M5s.

   

Nelle scorse settimane aveva abbandonato l'ipotesi di un'alleanza sovranista l'ungherese Viktor Orbán. In un'intervista alla Welt, il capo della Cancelleria, Gergely Gulyas, aveva spiegato che Fidesz sarebbe rimasto fedele ai popolari: “Per noi e anche per il Ppe è la migliore opzione”. Così come Vox, che pare intenzionato a confluire nel gruppo dei conservatori e riformisti europei, insieme al partito di governo polacco Pis. Il cui leader, Jaroslaw Kaczynski, ha spiegato che il problema con Salvini è “il voler creare un nuovo gruppo con delle formazioni che consideriamo inaccettabili sotto qualsiasi circostanza”. Il Rassemblement national di Marine Le Pen e la tedesca Alternative fur Deutschland, per esempio, entrambe in (troppo) buoni rapporti con Mosca. Miseri risultati alle urne anche per i sovranisti austriaci, dopo lo scandalo “Ibizagate” che ha travolto il vice cancelliere Heinz-Christian Strache – che ha rassegnato le dimissioni – e ha travolto i vertici dell'Fpö. Altro che superare i 150 seggi al prossimo Parlamento europeo, come diceva il ministero dell'Interno a Porta a Porta. Difficile del resto, per chi urla prima noi!, non finire a fare la guerra ai vicini di cortile.

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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