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Il poker di Visegrád

Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia: sovranisti con i fucili e i denari degli altri. Forti ambizioni per il dopo voto europeo, ma c’è aria di bluff

14 Aprile 2019 alle 06:00

Il poker di Visegrád

Una scena di 007 Casino Royale

Due luoghi, due piccole città medievali, due Europe. Maastricht a ovest, Visegrád a est, da una parte l’Olanda delle autonomie, delle libertà, dei commerci, dall’altra l’Ungheria dei principi, dei vassalli, dei conquistatori. A Maastricht morì nel 1673 il comandante dei moschettieri Charles de Batz de Castelmore D’Artagnan mentre il Re Sole, campione non solo della monarchia assoluta, ma dello stato-nazione, cercava di sottomettere i Paesi Bassi. A Visegrád, sulle rive del Danubio, luogo di conservazione della corona apostolica di Santo...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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