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Ecco cosa diceva Conte a proposito della stabilizzazione della Libia

“L'amministrazione americana riconosce all'Italia un ruolo di leadership” nel paese africano, spiegava il premier alla Casa Bianca. Gli scontri di questi giorni dimostrano il fallimento della strategia populista

9 Aprile 2019 alle 14:25

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“Lasciamo Palermo portando con noi il sentimento di fiducia per aver dato una prospettiva di stabilizzazione della Libia”, diceva il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 14 novembre del 2018, dopo l'incontro organizzato dal governo gialloverde con il governo di Tripoli e il suo premier Fayez al Serraj e generale Khalifa Haftar che comanda l’altra metà del paese africano. Quattro mesi prima, a Washington, il premier in conferenza stampa accanto al presidente americano Donald Trump spiegava che “l'amministrazione americana riconosce all'Italia un ruolo di leadership come promotore della stabilizzazione della Libia”. Ieri pomeriggio due aerei dell’aviazione di Haftar hanno bombardato l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico fino a oggi aperto a Tripoli e hanno ricordato agli osservatori quanto sia sottile il filo che separa la Libia dal ritorno di una guerra civile.

   

A cinque mesi dalla Conferenza di Palermo e nove dalla conferenza stampa alla Casa Bianca, la situazione libica dice molto anche sullo stato di salute dell’Italia, scrive nel Foglio di oggi Claudio Cerasa, che spiega la pericolosità del governo populista con il disastro italiano in Libia.

 

Qui l'articolo integrale

Più Libia, meno gilet e meno Giletti

Le alleanze sbagliate, l’impotenza del sovranismo, il passaggio da parte della soluzione a parte del problema. La pericolosità del governo populista spiegata con il disastro italiano in Libia (e con una frase consegnata da Salvini al Foglio)

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