Il Parlamento boccia l'accordo della May per la terza volta

Gregorio Sorgi

L'intesa è stata respinta con uno scarto di 58 voti. Tusk annuncia un summit europeo di emergenza il 10 aprile

La Camera dei Comuni ha respinto l'accordo della premier Theresa May per la terza volta con uno scarto di 58 voti (344 contro 286), e 34 conservatori hanno votato contro. È una pesante sconfitta per il primo ministro, che mercoledì scorso aveva promesso le sue dimissioni in caso di approvazione dell'accordo come ultimo tentativo per convincere i deputati conservatori. La premier ha detto questa bocciatura ha delle "implicazioni gravi...e che teme che stiamo raggiungendo i limiti di questo processo ai Comuni". La May ha ribadito che se il Regno Unito dovesse chiedere all'Ue una proroga lunga dovrebbe partecipare alle elezioni europee del 26 maggio. Il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn ha chiesto alla premier di dimettersi subito e di convocare un'elezione generale, e la stessa tesi è stata sostenuta dagli indipendentisti scozzesi dell'Snp. 

 

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato un summit europeo di emergenza per il prossimo 10 aprile, due giorni prima dell'uscita del Regno Unito prevista per il 12 aprile. Oggi era la scadenza concessa da Bruxelles alla Gran Bretagna per approvare un'intesa che le avrebbe consentito di uscire dall'Ue il prossimo 22 maggio. Nel suo discorso in Parlamento prima del voto, la May ha detto che “questa è l'ultima opportunità per salvare la Brexit...la gente ci chiederà perché non avete votato per uscire dall'Ue” e ha invitato i deputati a sostenere il suo accordo "nell'interesse nazionale". La premier ha promesso che il parlamentari avranno un ruolo maggiore nella seconda fase dei negoziati. Per il Regno Unito si apre un'altra settimana di profonda incertezza, e si profila una serie di ipotesi a cui il governo si è sempre opposto. L'esecutivo ha perso il controllo della situazione, e i Comuni tenteranno di trovare una via di uscita la settimana prossima. Prima del voto, il segretario al Commercio con l'Estero, Liam Fox, aveva avvertito i deputati che se l'accordo non fosse passato ci sarebbe stato “un abisso di sfiducia” verso i politici.

 

Lunedì il parlamento si esprimerà nuovamente sulle alternative al piano della May, nessuna delle quali ha trovato una maggioranza lo scorso mercoledì. L'ipotesi che aveva ricevuto il maggiore sostegno, quella secondo cui il Regno Unito avrebbe continuato a fare parte dell'unione doganale, potrebbe essere una soluzione. Mercoledì è stata sconfitta con un margine di otto voti, e durante il fine settimana i promotori tenteranno di costruire una maggioranza larga. Se il Parlamento non troverà una soluzione, il Regno Unito sarà obbligato a chiedere una proroga lunga all'Unione europea entro il 12 aprile, e dovrà motivare la sua richiesta. Il governo di Londra dovrà spiegare ai partner europei cosa intende fare durante la proroga per trovare una soluzione alla Brexit, e le ipotesi più accreditate sono nuove elezioni generali oppure un secondo referendum. Se il governo non sarà in grado di proporre una soluzione, il Regno Unito uscirà senza un accordo il 12 aprile. Un'ipotesi alla quale la May si è sempre opposta ma che, fino ad ora, non è stata in grado di scongiurare. 

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