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Il Vietnam che si rinnova deve ancora fare i conti con la storia

Un paese povero, con cento milioni di persone da sfamare. Stretto tra due colossi, Stati Uniti e Cina, deve conquistare giorno dopo giorno la propria sovranità. Il futuro politico affonda nelle pastoie del passato 

18 Marzo 2019 alle 11:31

Il Vietnam che si rinnova deve ancora fare i conti con la storia

Il tratto sopraelevato della nuova linea ferroviaria urbana di Hanoi (Foto LaPresse)

Fantocci. Che effetto fa essere chiamati fantocci? Il cicerone mi guarda attonito e sembra non capire. Ma sì, c’è scritto così; ecco: “I fantocci sudvietnamiti”. Ed è l’unica volta che si parla dei vietnamiti del sud nel museo sulla “sporca guerra”, una delle maggiori attrazioni di Saigon, tutto foto dei grandi reporter americani che testimoniano gli orrori e i massacri perpetrati dai marine, dai cacciabombardieri, dai cavalleggeri in elicottero, dai carri armati e dai lanciafiamme che stazionano in bella vista...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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