Anche gli svizzeri ci spiegano la truffa della democrazia del click

Gregorio Sorgi

"Votare è una cosa seria. Non svendiamo la nostra democrazia agli hacker". Parlano i promotori del referendum contro il voto elettronico

“Votare è una questione seria, è un momento magico. Non è mica come comprare una cuffia su Amazon”. Il deputato svizzero Cristiano Zanetti spiega al Foglio le ragioni per cui è contrario al voto elettronico nei referendum in Svizzera, e non nasconde i suoi timori per la democrazia. “Lo stato deve avere il controllo, non possiamo affidare i nostri voti a una società privata”. Il governo federale svizzero ha legalizzato il voto elettronico lo scorso 19 dicembre, ma un gruppo di politici di vari schieramenti vuole convocare un referendum per annullare questa decisione il prima possibile come aveva raccontato il direttore del Foglio Claudio Cerasa.

 

Nel comitato promotore del referendum ci sono anche il presidente del Partito Verde e il co-presidente del Partito pirata, oltre a vari esperti di sicurezza informatica. “La vera divisione non è tra destra e sinistra – spiega al Foglio Simon Schlauri, un deputato centrista e avvocato esperto di questioni informatiche – La differenza è tra chi se ne intende di tecnologia, e quindi si oppone al voto elettronico, e chi invece è a favore del cosiddetto e-vote perché non ne intravede i rischi”. Esponenti di diversi partiti si sono uniti contro il voto elettronico. Nel comitato promotore del referendum convivono varie famiglie politiche: socialisti, popolari, verdi. “Ci siamo messi insieme perché servono 100 mila firme per convocare il referendum – spiega Schlauri – Non è un'impresa facile, avremmo bisogno di molti volontari: ogni persona di media raccoglie 20 o 30 firme all'ora. Ma sono fiducioso di potere raggiungere il nostro obiettivo”.

 

Un'inchiesta del settimanale Republik ha scoperto delle falle nel sistema di sicurezza della compagnia spagnola a cui è stata affidata la procedura del voto elettronico. “Le compagnie che si occupano di sicurezza informatica vogliono fare profitti – spiega Schlauri – Quindi spendono il minimo indispensabile per fare stare tranquilli i propri clienti. Ma difficilmente fanno tutto ciò che è necessario per ottenere una completa sicurezza. Molti esperti hanno sollevato dei dubbi sull'affidabilità di questa compagnia spagnola”.

 

Secondo i piani del governo, il voto elettronico dovrà convivere con gli altri sistemi già in vigore (il voto postale e il voto al seggio). Dunque, ogni cittadino potrà votare con il sistema che preferisce: i giovani, probabilmente, saranno predisposti all'e-vote, mentre la maggior parte degli anziani resterà fedele al metodo tradizionale. Lo scopo della riforma è di aumentare la partecipazione alle urne attraverso un maggiore coinvolgimento dei giovani. Tuttavia, i sostenitori del referendum fanno notare che questo fenomeno non si è verificato nelle elezioni in Svizzera e all'estero dove è già stato sperimentato il voto elettronico.

 

Il tema dell'astensione è piuttosto marginale tra i sostenitori del referendum, che vedono una minaccia ben più grave. “Il voto elettronico crea un problema di fiducia nella nostra democrazia – dice Zanetti – Perché saranno i tecnici informatici a determinare il risultato delle elezioni. Io non affiderei mai il mio voto a una macchina programmata da chi ha un'agenda politica”. E qui il tema della fiducia si intreccia con quello della sicurezza informatica. “I paesi stranieri potrebbero condizionare i nostri referendum, nel caso in cui fosse conveniente per loro – dice Zanetti – Ti faccio un esempio: in passato abbiamo votato sull'acquisto di alcuni aerei militari. Le aziende coinvolte avrebbero ogni interesse a manomettere il nostro voto su internet. L'interferenza con le elezioni rientra negli strumenti della 'guerra tecnologica' di cui si parla tanto”.

 

Uno dei cavilli della proposta di iniziativa popolare prevede che il Parlamento possa “revocare il divieto della legge federale (sul voto elettronico, ndr), se la sicurezza contro la manipolazione è almeno uguale a quella del voto ai seggi”. Tradotto: il voto elettronico verrà legalizzato solo quando sarà sicuro al 100 per cento. “Questo è molto difficile da realizzare. Io sono un esperto di software e posso assicurare che non esiste un sistema in cui non si può infiltrare un hacker – dice Schlauri – Il voto al seggio è molto più sicuro, non vedo il bisogno di cambiarlo. È quasi impossibile condizionare il risultato delle elezioni perché dovresti manomettere i voti in ogni collegio”. Quando gli viene chiesto di commentare i problemi del Movimento cinque stelle con la piattaforma Rousseau, gli attivisti contro l'e-vote danno la stessa risposta: “È un motivo in più per combattere la nostra battaglia”.

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