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Non c'è posto in paradiso per i Brexiteers

"C'è un posto speciale all'inferno per chi ha sostenuto la Brexit senza avere un piano di uscita", ha detto Donald Tusk in un incontro col premier irlandese

6 Febbraio 2019 alle 18:07

"Mi domando se c'è un posto speciale all'inferno per chi ha promosso l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, senza avere alcun piano per eseguirla”, sono le esatte parole del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

 


 

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha detto che “c'è un posto speciale all'inferno” per chi ha promosso l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, “senza avere alcun piano per eseguirla”. Tusk ha parlato a margine di un incontro a Bruxelles con il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, e ha twittato la sua provocazione qualche istante dopo. Un portavoce del primo ministro britannico, Theresa May, ha risposto che "sta a Donald Tusk valutare se usare questo tipo di linguaggio sia d'aiuto. Il referendum del 2016 è stato un grande esercizio democratico nella storia del nostro paese". 

 

  
Domani è previsto un incontro tra la May, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker per tentare di rinegoziare il cosiddetto backstop, una serie di norme ad hoc per evitare una frontiera tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord. La May cercherà di convincere Juncker a imporre una scadenza temporale al backstop o di dare la possibilità al Regno Unito di uscire unilateralmente dal meccanismo. Tusk ha ribadito che “non ci sarà alcuna nuova offerta da Bruxelles. La nostra posizione è chiara, ed è espressa dai documenti che abbiamo firmato con il governo di Londra”. L'Unione europea ha sempre detto che il backstop è necessario per mantenere la pace tra Belfast e Dublino, e che quindi non si può rinegoziare. Oggi Tusk ha ribadito questa linea: “L'Ue è innanzitutto un progetto di pace. Non possiamo scommettere sulla pace o imporre un limite temporale alla riconciliazione. Questo è il motivo per cui insistiamo sul backstop”.

     

In Gran Bretagna, sia i brexiteers che i remainers hanno criticato Tusk per i suoi commenti. Andrea Leadsom, la leader della House of Commons (l'equivalente del ministro per i rapporti col Parlamento) ha detto che “le parole di Tusk sono inaccettabili. Sono sicura che quando ci ripenserà, si pentirà di ciò che ha detto”. Nigel Farage ha risposto su Twitter: "Dopo la Brexit saremmo liberi dai bulli arroganti e non eletti come te (Tusk, ndr), e saremmo in grado di governare il nostro paese. A me questo mi sembra il paradiso". Anche il deputato conservatore remainer, Nick Boles, ha criticato Tusk attraverso il suo profilo Twitter: "Tusk ha appena dimostrato perché io non credo che il Regno Unito possa rimanere un membro dell'Ue. Dobbiamo lasciare, ma con un accordo". 

 

Donald Tusk ha sempre usato delle espressioni molto forti e decise contro i sostenitori della Brexit. Lo scorso ottobre Tusk aveva risposto duramente al ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, che aveva paragonato l'Ue a una prigione sovietica: "Chiedo rispetto, e avendo vissuto la metà della mia vita nel blocco sovietico, so di cosa sto parlando".  

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