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Ohibò, persino il bavarese Söder prende le distanze da Salvini e Orbán

Il governatore tedesco critico col ministro italiano per la sua idea di un partito sovranista europeo. E al premier ungherese dice che rifiutare i migranti non aiuta a trovare soluzioni

15 Gennaio 2019 alle 14:16

Ohibò, persino il bavarese Söder prende le distanze da Salvini e Orbán

Markus Söder

Milano. Markus Söder, dal marzo 2018 governatore della Baviera e tra pochi giorni anche capo dei cristianosociali bavaresi (Csu), ha preso le distanze dal premier ungherese Viktor Orbán e dal ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, in un’intervista radiofonica al Deutschlandfunk. Queste elezioni europee, sottolineava, “non saranno, come in passato un concorso di bellezza (...) Questa volta c’è in gioco la sopravvivenza dell’Ue”.

   

Forse Söder sente veramente il peso della responsabilità che si sta per posare sulle sue spalle. Durante un congresso straordinario in programma il 19 gennaio, sarà eletto anche alla guida della Csu. Per il 52enne Söder l’ultimo anno è stato una cavalcata verso incarichi sempre più alti. Horst Seehofer, ministro dell’Interno e leader dimissionario della Csu, gli ha ceduto la poltrona di governatore della Baviera e gli ha ripetutamente, per quanto accidentalmente (i due non vanno d’accordo), spianato la strada. Basta pensare ai confronti e scontri con Angela Merkel sui migranti, che a un certo punto hanno rischiato di far saltare anche la grande coalizione. Alla fine è stato però sempre Seehofer a dover fare un passo indietro. Il che è costato un bel po’ di voti alla Csu: nelle regionali dell’autunno scorso il partito ha perso oltre 10 punti, attestandosi al 37,2 per cento. I bavaresi, tra cui anche elettori della Csu, sono poi scesi in piazza contro “una politica della paura”, alimentata non solo dalla retorica dei nazionalisti dell’Alternativa per la Germania (Afd), ma anche da esponenti della Csu. Tra questi figurava Söder: è sua l’espressione “turismo per la richiesta di asilo”, al quale bisogna porre fine. Lo scorso giugno Söder dichiarava inoltre che “il multilateralismo ordinato” è in procinto di venire sostituito da “singoli paesi intenzionati ad agire da soli”. E ancora che “il rispetto nei confronti della Germania si misura anche sulla base della capacità di decidere nell’interesse del nostro paese”. Il Tagesspiegel di Berlino allora commentava: “Primo, con il termine ‘singoli paesi’ Söder alimenta l’impressione – sbagliata – che gli stati siano costretti in un corsetto europeo o di altra unione sovranazionale e non abbiano più diritto di parola. Secondo, la sua dichiarazione suona come un ‘Germania first, Europa second’”.

 

A un certo punto però Söder ha cambiato rotta, forse anche perché il lavoro sporco glielo stavano sbrigando altri, Seehofer appunto e Alexander Dobrindt, ex ministro federale dei Trasporti e ora capogruppo al Bundestag della Csu. E così per l’ultimo comizio elettorale prima delle regionali, Söder aveva puntato sull’Ue e invitato Manfred Weber, compagno di partito ed eurodeputato, dato già allora come candidato di punta del Ppe per le elezioni europee il prossimo 26 maggio. Söder riscopriva dunque l’anima europea della Csu – Theo Waigel ne fu un grande rappresentante –, e ovviamente la sua. Inoltre, la maggioranza dei bavaresi, eccezion fatta per gli elettori dell’Afd e una parte dei Liberi elettori (Freie Wähler), è dichiaratamente europeista. Da qui la svolta: “Che il ministro dell’Interno italiano si rechi in Polonia e faccia campagna elettorale contro l’Ue, e che addirittura istighi i gilet gialli francesi a protestare ancora più decisamente” lascia presagire poco di buono, ha detto Söder nell’intervista. Se solo potessero, ha aggiunto, nazionalisti e populisti vorrebbero la Brexit non come caso isolato, ma come esempio moltiplicatore. Söder è stato critico anche nei confronti di Orbán: “Sono contrario a una migrazione disordinata. Abbiamo bisogno di un giusto equilibrio tra aiutare il prossimo e farlo con ordine. Inoltre vanno finalmente trovate soluzioni europee per i confini mediterranei dell’Ue. Detto ciò, dubito che si possano trovare soluzioni consensuali con chi rifiuta tout court di accogliere migranti”. Già ma Fidesz potrà continuare a stare nel gruppo dei popolari europei? Söder ha preferito non rispondere: la decisione compete al Ppe. Lui ora intende prepararsi a una campagna elettorale a suo avviso decisiva per il futuro dell’Unione, non essendo affatto sicuro che Ppe, socialdemocratici e liberali europei insieme avranno ancora la maggioranza.

Andrea Affaticati

Nata a Vienna, giornalista free lance. Ha lavorato per le pagine culturali del Secolo XIX, per Vogue Italia si è occupata di temi legati alla moda e al costume. In passato per Panorama e ora per il Foglio segue politica, economia e cultura della Germania e dei paesi dell’Europa centrale.

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