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Non bastano i gilet gialli a tenere unito il fu Front National

I sondaggi evidenziano come le proteste in Francia stiano favorendo il Rassemblement national. Ma tra Marine Le Pen, Florian Philippot e Marion Maréchal Le Pen continuano i litigi

29 Dicembre 2018 alle 16:13

Non bastano i gilet gialli a tenere unito il fu Front National

Foto LaPresse

Parigi. Nonostante i sondaggi in vista delle elezioni europee mostrino che Marine Le Pen e il suo Rassemblement national (Rn) siano i principali beneficiari delle proteste dei gilet gialli e del conseguente crollo di popolarità del presidente Macron, il clima che si respira all’interno del principale partito sovranista francese è tutt’altro che sereno. Le dimissioni in polemica, lo scorso anno, di Florian Philippot, l’uomo che ha sussurrato all’orecchio di Marine fino alla notte amara del secondo turno delle presidenziali, ha lasciato molte macerie a Nanterre, sede della formazione politica creata da Jean-Marie Le Pen nel 1972. E il ritiro della nipote, Marion, che ora non vuole più farsi chiamare Le Pen ma soltanto Maréchal, ha fatto fuggire a gambe levate chi si aspettava di vederla al vertice del partito subito dopo la sconfitta della zia. Il distacco dei due emisferi del fu Front national (Fn), quello statalista e pro Frexit di Philippot, e quello liberal-conservatore della nipotina, ha avvelenato l’aria a tal punto che Marine e i suoi pasdaran hanno deciso di vendicarsi, a parole e con i fatti, contro tutti i dissidenti.

 

La guerra degli ex all'interno del Rassemblement national

“Da alcuni mesi il partito di estrema destra dedica un ritratto assai poco lusinghiero di chi osa abbandonarlo”, ha raccontato il Monde in un articolo molto informato, dal quale emerge un’atmosfera deleteria che smonta l’idea diffusa di un partito tornato alla tranquillità dopo le partenze di Philippot e Marion. Il quotidiano parigino parla di una vera e propria “guerra degli ex”, con i “philippotisti” in prima linea, i quali, ora, fanno tutti parte della nuova formazione sovranista creata dall’ex stratega: Les Patriotes. C’è chi sbatte la porta con molto clamore, come Philippot appunto, e c’è chi, invece, preferisce restare discreto. La constatazione, tuttavia, resta la stessa: la nuova linea del fu Fn, oggi Rn, ha fatto scappare metà degli elettori, la rifondazione tanto sbandierata è stata un flop. “Abbiamo perso tra il 40 e il 50 per cento di iscritti secondo le federazioni”, ha sussurrato un frontista storico al Monde.

  

“I rifiuti” di Rn

Il quotidiano parigino riporta la vicenda di Jordan Grosse Cruciani, un militante che non voleva “sputare sul piatto” dove aveva mangiato, come affermato da lui stesso, e anzi aveva intenzione di mantenere dei buoni rapporti nonostante le divergenze con i suoi ex compagni. “All’inizio non ero arrabbiato”, ha spiegato al Monde Cruciani. Ora però la situazione è cambiata: il partito lo ha trascinato davanti al giudice, perché vuole indietro i soldi delle spese di campagna che hanno contribuito alla sua elezione al consiglio regionale del Grand Est. Come lui, molti altri sono coinvolti in questa vicenda imbarazzante, braccati dall’ex Fn che vuole essere rimborsato. David Rachline, ex capo della campagna per le presidenziali, ha provocato ulteriori dissapori quando sulle pagine del Journal du dimanche, a inizio ottobre, ha dichiarato che Nicolas Dupont-Aignan, leader sovranista in ascesa di Debout la France, sta raccogliendo “i rifiuti” di Rn, “tutti gli sfigati”, e “i delusi che non hanno avuto la poltrona”. La stessa Le Pen, come rivelato dal Monde, avrebbe utilizzato queste parole per descrivere i dissidenti: “Sono disoccupati. Attraversano la strada per trovare un nuovo lavoro”.

 

Il giacobinismo di Marine

Valérie Laupies, ex membro dell’ufficio politico e consigliera regionale nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ha scritto addirittura un comunicato per denunciare il clima insopportabile che regna nel Rassemblement national. “L’ingiuria sembra essere diventata il metodo prediletto dei dirigenti di Rn”, ha attaccato la Laupies. La stessa è stata “infangata pubblicamente”, lei che era “100 per cento marinista, prima”, e avvertita della sua esclusione del partito via posta. “È paradossale e incoerente da parte di Rn militare per il radicamento locale e poi, quando un consigliere apre la bocca, dirgli: ‘O rispetti la linea o ti riempiamo di insulti’”, ha aggiunto la Laupies, parlando di “giacobinismo”.

 

Philippot e i gilet gialli

Ma la notizia più interessante degli ultimi giorni viene da Philippot. L’ex braccio destro di Marine, secondo quanto rivelato dall’Opinion, ha depositato il marchio “Les Gilets Jaunes” presso l’Istituto nazionale della proprietà industrielle (Inpi), e ora aspetta soltanto la convalida definitiva. L’obiettivo di Philippot è quello di creare una lista ibrida “metà Patriotes, metà Gilet jaunes” in vista delle elezioni europee. “Lancerò un appello alle candidature ai veri gilet gialli”, ha affermato su Lci il leader dei Patriotes. Da solo, secondo i sondaggi, faticherebbe a sorpassare l’1 per cento, la convergenza con i manifestanti gialli, invece è accreditata attorno all’8. “Non siamo come gli altri partiti che vogliono colorare un po’ di giallo la loro lista, travestendo gli iscritti o i consiglieri o mettendo loro dei gilet gialli soltanto per il periodo della campagna. Noi lavoriamo veramente per qualcosa di serio!”, ha spiegato Philippot, sottolineando di voler “proteggere” il marchio “Gilet jaunes”, dai loro “nemici macronisti”. “So che vogliono fare una furbata con questo marchio”, ha aggiunto.

 

Marion e la scuola di sovranismo

Marion Maréchal, la giovane promessa del conservatorismo francese (Steve Bannon vede un “great future” per lei), continua a curare i corsi della sua Sciences Po di destra, l’Issep, l’accademia con sede a Lione che sfornerà la futura classe dirigente sovranista (quella che le servirà per presentarsi alle presidenziali del 2022?). Si parla molto di metapolitica nell’entourage di Marion, di battaglia delle idee, di egemonia culturale, ma qualche giorno fa, sulle pagine del settimanale Valeurs Actuelles, la nipote di Jean-Marie Le Pen è tornata a dire la sua sull’attuale situazione politica. Con i gilet gialli, “la nazione è riemersa in maniera improvvisa”, ha commentato, grazie a “una forza collettiva di cui non avevamo più ricordi da molto tempo”. Su Bfm.tv, a novembre, ha dichiarato che “il conservatorismo deve irrigare la vita politica francese” e che l’unione delle destre “sarebbe benefica” per contrastare le forze progressiste rappresentate da Macron. Lei si è già prenotata per esserne la guida.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    30 Dicembre 2018 - 10:10

    A mio avviso i "sovranpopulisti" francesi anche se mostrano segni di avanzamento non vinceranno alle elezioni europee. Macron invece deve temere sopratutto Salvini a livello di elezioni europee. Il Financial Times da addirittura per vincente il "truce". Tuttavia credo che Macron possa fare affidamento sull'elettorato francese, basta che dica: "...francesi, volete veramente che a governare l'Europa ci sia un italiano?"

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