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Non s'inventano fatti ma il giornalismo è a colori

Anche nel tempo delle manipolazioni e dei fake, le cronache senza estro non sono necessariamente le più veritiere. Il caso di Claas Relotius licenziato dallo Spiegel

23 Dicembre 2018 alle 06:00

Non s'inventano fatti ma il giornalismo è a colori

Una scena di The Nightcrawler - Lo Sciacallo

Claas Relotius è un figaccio trentatreenne che lo Spiegel ha licenziato perché da reporter inventava. D’accordo, non si dovrebbe colorire, scrivere di fonti e fatti immaginari: le inchieste devono essere veritiere. Siamo a Natale, i Nocs italiani si arrampicano mascherati da Babbi sui muri del Policlinico romano per rinnovare l’invenzione dell’uomo barbuto col cappuccio rosso che porta felicità da favola ai bambini, in questo caso ai bambini malati, ma quella è o dovrebbe essere un’altra storia. Eppure qualcosa nel caso...

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Commenti all'articolo

  • portaticinese

    24 Dicembre 2018 - 10:10

    Caro Ferrara, il suo ragionamento non fa una grinza, ma non si applica al caso di Relotius, che inventava proprio, spudoratamente (e con un chiaro bias di sinistra). Gli articoli sono disponibili sul sito dello Spiegel

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  • joepelikan

    23 Dicembre 2018 - 19:07

    Claas è andato negli States e ha raccontato un sacco di balle su una cittadina del Midwest, giusto per titillare gli istinti antitrumpiani dei suoi lettori liberal e quindi, per definizione, babbasoni. Ha ragione Ferrara quando scrive che il blasonato NYT è una fabbrica di palle. Il suo motto è: "all the news that fit... the narrative" (l'ultima parte maliziosa aggiunta di noi monellacci conservatori)

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  • robycarletti

    robycarletti

    23 Dicembre 2018 - 19:07

    vogliamo lasciare ai giornalisti , quelli bravi si intende, un po' di sana creatività' senza sfociare ovviamente nel fake? gli articoli da sempre sono infarciti di un po di sana "cornice" che non fa male a nessuno secondo me

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Dicembre 2018 - 14:02

    Sui grandi giornalisti, indipendentemente dai contenuti che privilegiano, siamo tutti d’accordo. Come sul fatto che la neutra, imparziale oggettività non possa loro appartenere. Le preferenze sono determinate dai rispettivi “stili dello scrivere”. Il groppo urticante sorge quando si legge: “Il giornalista Gianluigi Paragone, oggi senatore del M5S: «Con quale voce — si rivolge al Pd — difendete la centralità del Senato dopo che lo volevate tagliare”. E ancora: “Macròn, il vostro guru, si sta piegando al volere del popolo. Perché quando il popolo impone una trattativa sta già cominciando a vincere” Giornalista? Vabbè che un tozzo di pane non si nega a nessuno, ma un’attribuzione professionale, sì.

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