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Il grave flop del governo sulla Libia

Il detestato Manenti riacciuffa il generale Haftar, ma Putin e Trump dove sono?

10 Novembre 2018 alle 06:06

Il grave flop del governo sulla Libia

Foto LaPresse

"Troppi cuochi”, intitola l’Economist il suo commento sulla conferenza sulla Libia di Palermo, e l’incipt è dritto come una spada: “Per una volta il governo populista italiano sarà contento di vedere un gruppo di africani che attraversa il Mediterraneo”. Sarcasmo a parte, il magazine britannico dice che lo scontro ideologico tra Matteo Salvini e Emmanuel Macron, che è scontro sul futuro dell’Europa, ora coinvolge anche la Libia, a detrimento ovviamente di ogni possibile risanamento della situazione libica.

 

La competizione Italia-Francia domina ogni analisi, è allo stesso tempo un problema e un alibi: tra photo opportunity e qualche dispetto la dialettica tra i due paesi permette di non parlare del ruolo degli altri interlocutori, che sono importanti. E soprattutto permette di non parlare del fatto che da sempre l’Italia si è fatta garante di un processo di pacificazione a trazione internazionale che ha il suo perno a Tripoli: questo non ha mai escluso un dialogo con il generale Haftar, ovviamente, ma in un’ottica di coabitazione, non di cannibalismo. Non è un caso che sia stato il capo dell’intelligence Alberto Manenti a volare dal generale capriccioso – in visita a Mosca – per convincerlo a partecipare alla conferenza di Palermo – quel Manenti che Salvini voleva fuori dai piedi già quest’estate.

 

L’Italia ha dilapidato buona parte della credibilità che aveva in Libia, e in compenso non è riuscita a compensare l’ostilità verso la Francia con un aiuto da parte dell’America di Trump e della Russia di Putin. Il primo dà solidarietà a parole a “Giuseppi” Conte, ma ha talmente disinteresse per quel che non ha rilevanza elettorale interna che non è molto affidabile. Il secondo viene osannato e celebrato da Salvini come l’unico statista di riferimento, ma in cambio sventola un fondo sovrano che ha poco da garantire e sulla Libia offre un piano alternativo, che s’appoggia soltanto su Haftar. Non è nemmeno certo se il premier russo Medvedev verrà, nella corsa last minute salva-conferenza vale tutto, ma quel che si poteva perdere s’è già perso.

Redazione

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    11 Novembre 2018 - 22:10

    Bon. Rinfrescare l'immagine del truce e del risibile avvocato con una bella mano di emme va sempre bene. Come se non fossero stati i predecessori pupilli del Foglio a gettare la Libia nel caos in cui si trova a tutto vantaggio dei francesi e a scapito dell'Italia nonché a scegliere (da signorsì in s.p.e.) di sostenere, senza disporne dei mezzi, l'impotente Serraj anziché l'uomo forte della situazione. Il grande Minniti riuscì a rallentare l'invasione selvaggia semplicemente offrendo ai libici più euro, tolti dal bilancio italiano, dei trafficanti di schiavi. Certo, se ci fosse ilRènzi o Gentiloni a convocare i lìder mondiali attorno a un tavolo per risolvere il problema Libia… Ognuno, per divertirsi, può fantasticare a suo piacere.

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