La relazione tra Kushner e Bin Salman che spaventa la Casa Bianca

Daniele Raineri

Perché nella delegazione americana guidata dal segretario di stato Mike Pompeo che è atterrata in Arabia Saudita per trovare una soluzione al caso Khashoggi mancava il genero del presidente

New York. Quando mercoledì la delegazione americana guidata dal segretario di stato Mike Pompeo è atterrata a Riad in Arabia Saudita per trovare una soluzione al caso Khashoggi, si notava molto l’assenza di Jared Kushner, il genero del presidente, che nel giro di un paio di anni ha stretto un rapporto molto confidenziale con il principe erede al trono Mohammed bin Salman e che ormai alla Casa Bianca è considerato l’ufficiale di collegamento con l’Arabia Saudita. Adesso è tenuto fuori dalla vista dei giornalisti, al sicuro, perché è possibile che se Bin Salman finirà travolto allora lo scandalo toccherà anche Kushner. Il principino americano istruito in una yeshiva ebraica e di cui a malapena si conosce la voce e il colosso saudita che ha fatto fuori tutti i rivali e che secondo il sito Intercept una volta ha confidato all’emiro degli Emirati Arabi Uniti: “Kushner? Ce l’ho in tasca”.

 

La settimana scorsa il principe saudita ha contattato Kushner su Whatsapp per coordinare una linea di risposta e difesa allo scandalo – l’agguato al giornalista Jamal Khashoggi dentro il consolato di Istanbul – ma alcuni non meglio specificati “funzionari americani” citati in uno scoop della Cnn hanno bloccato la conversazione: se salta fuori che Bin Salman si sta consultando con Kushner si rischia grosso, ancora nessuno ha capito davvero come finirà questa vicenda. Chiamami, diceva Bin Salman. Quando Kushner lo ha chiamato non era più da solo, era assieme al consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton. E subito dopo il principe è stato chiamato dal segretario di stato americano Mike Pompeo. Il messaggio era: questa cosa passerà per i canali ufficiali della diplomazia, non sarà discussa a due via Whatsapp.

 

Due giorni fa è successo un fatto curioso. Il New York Times ha scritto che Kushner ha tentato di convincere Trump a non abbandonare Bin Salman e gli ha detto che anche questo scandalo passerà, come già sono passati altri scandali che hanno toccato da vicino il principe saudita: il sequestro del primo libanese Saad Hariri e il bombardamento di uno scuolabus in Yemen. Ma poco dopo nel pezzo sul sito del New York Times le due accuse, Hariri e lo Yemen, sono sparite e hanno lasciato il posto a un generico “com’è successo in scandali precedenti”. Anche il New York Times ha difficoltà a inquadrare Kushner con precisione in questi giorni. Quando due giorni fa un giornalista lo ha visto su un volo da New York a Washington e ha provato a fargli una domanda una guardia del corpo lo ha respinto con le brutte maniere. Tuttavia, sarà difficile far dimenticare la vicinanza. L’americano ha fatto alcuni viaggi molto poco pubblicizzati a Riad, l’ultimo a giugno. A ottobre secondo il Washington Post ha speso alcune sere di seguito a parlare con Bin Salman e gli incontri sono finiti alle quattro del mattino. Una settimana dopo il saudita ha dato il via a un repulisti interno brutale e ha sequestrato i suoi avversari politici dentro il Ritz-Carlton (uno è morto per le percosse). Il sospetto non è come si dice che Kushner gli abbia passato le liste dei nemici che tramano contro di lui – quelli li conosce benissimo – ma che con la vicinanza abbia avallato il suo modo di fare. E ora è tardi per disconoscerlo.

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)