C'è un libro da leggere per non farci fare la fine della Polonia

Micol Flammini

“Il libro nero” per raccontare cosa è accaduto alla democrazia polacca dal 2015 a oggi. Dal “governo del cambiamento” alla progressiva distruzione delle libertà civili. “Italia, prendi appunti”, ci dice il giornalista Jaroslaw Kurski

Roma. Gli ultimi tre anni in Polonia si sono trasformati in un “Libro nero”. Nell’ottobre del 2015 il PiS, Diritto e giustizia, ha vinto le elezioni promettendo “un buon cambiamento”, in polacco “dobra zmiana”. I cambiamenti sono avvenuti, come promesso, ma la Polonia ha assistito alla progressiva distruzione delle proprie libertà civili. Così per ricordare l’anniversario delle elezioni che hanno consegnato Varsavia alla fronda dell’Europa illiberale, il giornale d’opposizione Gazeta Wyborcza ha pubblicato “Il libro nero dei tre anni di governo del PiS”, sottotitolo: “Il nero è davvero molto nero”. Il PiS aveva promesso un programma di riforme sociali, di abbassare l’età pensionabile e di tenere lontani i migranti. Il programma è stato rispettato, anche grazie alla generosità dei fondi Ue, ma le istituzioni democratiche stanno pagando un prezzo molto alto. “Conosce la storia della rana dentro la pentola? La pentola è sul fuoco, la rana pensa che l’acqua sia tiepida, continua a nuotare, il fuoco continua a scaldare l’acqua, l’acqua inizia a bollire, la rana muore prima di accorgersi di star morendo”, spiega al Foglio Jaroslaw Kurski, giornalista di Gazeta Wyborcza e autore dell’editoriale che fa da prologo al “Libro nero”.

  

Le similitudini tra Italia e Polonia vengono da sole, l’Italia si trova oggi nella stessa situazione in cui i polacchi si trovarono tre anni fa: “Anche la democrazia italiana è una rana, se non si accorge di cosa potrebbe succederle, farà la stessa fine della rana polacca”. I polacchi non sapevano a cosa sarebbero andati incontro spiega il giornalista, volevano che il governo mantenesse quelle promesse: “Nel 2015 la gente iniziava ad avere paura della crisi dei migranti, il PiS prometteva di chiudere i confini, di non lasciar entrare nessuno. I polacchi in quel momento volevano sentirsi dire quello, e per il governo polacco è stato anche facile dire all’Europa che Varsavia non avrebbe accettato immigrati”, non è una nazione di passaggio. Jaroslaw Kurski consiglia di accogliere “Il libro nero” come degli appunti sul futuro dell’Italia. 

      

Spiega come in tre anni le libertà sono diminuite, il partito di governo ha varato una riforma dell’istruzione volta a “ricostruire i valori tradizionali”, alcuni autori come Witold Gombrowicz sono scomparsi dall’elenco delle letture obbligatorie per la loro vita privata, Gombrowicz era omosessuale. La storia è stata reinterpretata, il PiS vuole far passare l’idea che siano stati i gemelli Kaczynski – Lech è morto in un incidente aereo mentre era presidente nel 2010 e Jaroslaw è ancora il leader del partito – a liberare la Polonia dal comunismo e non Lech Walesa che nella revisione storica viene presentato come un agente della polizia segreta vicino al regime. Al telefono, Kurski racconta che a Varsavia proseguono le proteste, ormai i polacchi manifestano una volta a settimana, se non di più. “ ‘Il libro nero’ vuole essere un termometro per misurare a che punto siamo arrivati, se tre anni fa i polacchi potevano non prevedere, oggi devono sapere”. È diviso in trentadue capitoli e Kurski consiglia la lettura a persone con i nervi saldi. “È difficile leggere di come il PiS stia trasformando i media in organi di propaganda, di come destini i finanziamenti pubblici solo alle testate filogovernative, è difficile affrontare tutto questo con calma, con calma rendersi conto di come il PiS ha proceduto alla clericalizzazione del paese, abbia dato fondi generosi a Radio Maryja, tenti di sopprimere le ong o di eliminare il dibattito pubblico”, scrive Kurski nel prologo. I polacchi non potevano sapere e “Il libro nero” cerca di misurare cosa è accaduto dal 2015, “la posta in gioco è la democrazia”, ripete il giornalista.

    

Una riforma illiberale dopo l’altra ha portato Varsavia a uno scontro con Bruxelles, questo però era prevedibile con un partito che in campagna elettorale diceva di voler abbandonare l’Ue. “I polacchi sono un popolo europeista e il PiS non si è mai presentato come un partito totalmente euroscettico. Kaczynski ha spiegato più volte che ama un aspetto dell’Europa: i soldi. Non ne approva l’altro: i valori. Crede di potere avere il denaro di Bruxelles senza rispettare i suoi valori”. Infatti, benché la Commissione Ue abbia denunciato ancora una volta che la democrazia polacca è in pericolo, non può attivare le misure sanzionatorie a causa del veto dei paesi di Visegrad e i fondi alla Polonia non sono stati diminuiti. Varsavia continua a dimostrarsi schizzinosa nei confronti delle istituzioni Ue. Così dimostra la storia della targa scomparsa lunedì. All’ingresso della sala che accoglie a Bruxelles la delegazione polacca c’era un’insegna che commemorava la sua inaugurazione nel 2011. Lunedì è scomparsa, c’è chi racconta di aver visto Andrzej Sados, rappresentante del PiS in Belgio, con il cacciavite in mano sgattaiolare nella stanza e rimuovere la targa prima dell’arrivo del premier polacco, Mateusz Morawiecki.

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