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All'islam servono Lumi, non tabù

I migranti “integrateli come individui o vi sottometteranno come comunità”. L’avvertimento di tre scrittori arabi

16 Settembre 2018 alle 06:13

All'islam servono Lumi, non tabù

Foto LaPresse

Roma. “Apocalittico” (Bild) e “razzista” (Süddeutsche Zeitung). Queste sono solo alcune delle recensioni del nuovo libro dell’ex banchiere centrale Thilo Sarrazin, Feindliche Übernahme, la conquista ostile, saggio sull’islamizzazione primo in classifica da molti giorni e che sta facendo parlare di sé tutta la Germania, già scossa dalle convulsioni da integrazione e multiculturalismo.

 

Ma c’è anche “l’anti Sarrazin”, come è stato definito lo psicologo arabo-israeliano Ahmad Mansour, autore di Klartext zur Integration. Un testo semplice per l’integrazione, “contro la falsa tolleranza e l’allarmismo”, apparso presso la Fischer-Verlag. Il dibattito, scrive Mansour, è diviso fra “gli iper tolleranti e gli allarmisti”. Attacca l’arroganza morale di chi “taccia immediatamente ogni critica sui rifugiati come radicalismo di destra”. Dice che “la Germania non è più razzista di altri paesi o, ad esempio, degli stessi immigrati”. Ritiene che le organizzazioni islamiche siano pessimi partner nell’integrazione dei musulmani. E’ stato l’“errore del secolo”, scrive Mansour, affidarsi a coloro che sono i “veri responsabili” per l’emergere di società parallele e che “veicolano valori completamente diversi rispetto alla nostra Costituzione”. E ancora: “Se continuiamo a usare solo l’islam politico, che è controllato dai paesi stranieri, continueremo ad avere problemi”. L’integrazione ha fallito. “Molte persone che vengono da noi, lo fanno perché vogliono godere della prosperità, vogliono la sicurezza per i loro figli, sistemi educativi migliori. Ma dimenticano che questi sono i prodotti dell’Illuminismo”. Mansour ribalta un luogo comune: “L’integrazione è prima di tutto la responsabilità dei migranti”. E soprattutto, l’integrazione non può essere raggiunta senza conflitti. “Niente deve essere messo a tacere, perché i tabù fanno il gioco dei populisti”.

 

Come Mansour, Bassam Tibi è un intellettuale arabo di origini siriane che vive in Germania e sull’integrazione ha appena scritto Islamische Zuwanderung und ihre Folgen. “Serve l’integrazione dei musulmani come cittadini, come singoli cittadini, e non come minoranze che hanno diritti di minoranza e che si comportano diversamente se diventano la maggioranza” spiega Tibi. “Se l’Europa andrà avanti in questo modo, diventerà Eurabia”. Simile la tesi di un altro intellettuale arabo-tedesco, l’egiziano Hamed Abdel-Samad, che ha appena scritto Integration. Sottotitolo: “Protocollo di un fallimento”. Milioni di migranti si sono integrati in Germania, anche i musulmani, ma l’integrazione come collettività è fallita. “Il musulmano libero è ancora un combattente solitario”. E critica la politica e parti della società che non hanno chiesto abbastanza ai migranti. “Lo chiamo ‘razzismo dalle aspettative ridotte’”. E Abdel-Samad fa un esempio: “Quando sono venuto in Germania nel 1995, figlio di un imam egiziano, non è stato facile. Ma si parlava di regole di imballaggio, separazione dei rifiuti e orari di apertura dei negozi. Oggi si parla di antiterrorismo, rifugiati, velo nelle scuole e mense senza carne di maiale. Duecento anni dopo Voltaire discutiamo ancora del suo ‘Il fanatismo ossia Maometto’”. Ma se il comunitarismo islamista schiaccerà l’illuminismo, come pare, resterà soltanto la campana che suona a morto di Thilo Sarrazin.

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Commenti all'articolo

  • 75mxa

    16 Settembre 2018 - 11:11

    Io smetterei di parlare di “integrazione” e userei il termine ”adattamento”. Il termine “integrazione” rimanda all’emigrato italiano in America (nord e sud) che bruciava i ponti e nel giro di una generazione non parlava più la lingua d’origine. Oggi la Tv satellitare, internet, e i voli low-cost permettono all’immigrato di non staccare mai la spina con il paese di origine. La stragrande maggioranza sono infatti mercenari economici che intendono ritornare a casa in vecchiaia o di mandare i loro figli indietro se ci sono migliori opportunitá economiche. Quindi ci sono obiettive motivazioni per non perdere nulla della cultura originale e anzi - come hedging - di trasmetterla in toto ai figli. Quindi l’obiettivo non è di integrare queste persone - non si integreranno mai, nel senso di essere assorbite dentro il tessuto sociale - ma di pretendere che si adattino ai nostri usi e alle nostre leggi. I musulmani presentano ulteriori difficoltá, certamente.

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