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Un assist favoloso per Trump

Doveva essere una settimana di disfatte umilianti a mezzo stampa per il presidente, invece le rivelazioni sulla “Resistenza dentro la Casa Bianca” gli offrono una scusa da sogno: è tutta colpa del Deep State

7 Settembre 2018 alle 06:25

Un assist favoloso per Trump

Foto LaPresse

New York. Doveva essere una settimana di disfatte umilianti per Trump perché i due giornali più importanti, Washington Post e New York Times, avevano in serbo contro di lui due colpi da massacro. Martedì il primo ha pubblicato una serie di anticipazioni dal libro di Bob Woodward – esce l’11 settembre – che racconta una Casa Bianca dove lo staff del presidente tenta di correggere la rotta e di evitare disastri grazie ad atti di insubordinazione quotidiani, come rubare documenti dalle scrivanie dello Studio ovale per non farli firmare oppure fingere di essere d’accordo con un ordine militare per poi non eseguirlo. Il tutto mentre i sottoposti dicono che il presidente è “un idiota”, “fuori di testa”, “con una capacità di comprensione da quinta elementare” e lui li ricambia a colpi di “ritardato mentale”, “ratto”, “con dei vestiti da piazzista di birre”. Mercoledì il New York Times ha risposto con una lettera anonima da parte di un funzionario di alto livello della Casa Bianca che rivela di far parte di un gruppo segreto di funzionari che “non sono di sinistra” ma ogni giorno agiscono per ostacolare gli impulsi più distruttivi del presidente e per preservare le istituzioni della Repubblica americana in attesa che scada il tempo di Trump. Come non bastasse, due altri funzionari della Casa Bianca (sempre coperti dall’anonimato) hanno detto alla newsletter politica più letta del paese che avrebbero voluto scrivere loro quella lettera, che dice esattamente quello che pensano e che “siamo decine e decine qui” a comportarci così. E tuttavia a questo punto le rivelazioni scandalose e pesantissime hanno raggiunto un punto tale da diventare controproducenti. Trump le ha subito impugnate per dimostrare che una delle teorie del complotto più care al mondo trumpiano, quella del Deep State, è finalmente provata – e sono stati gli stessi nemici di Trump a portare le prove. Il Deep State, secondo la teoria, è quel conglomerato di apparati e istituzioni che non cambiano con il succedersi dei presidenti e che finiscono per considerarsi più potenti dei presidenti e per seguire una politica tutta loro. E’ il sogno di ogni politico consumato: un nemico interno su cui scaricare ogni responsabilità nel caso qualche cosa vada male.

 

A nulla vale far notare che lo staff di Trump agisce per un senso di decenza e per evitare colpi di testa distruttivi da parte del presidente. Prendiamo l’ex generale dei marine Jim Mattis, diventato capo del Pentagono dopo decenni di carriera militare. Difficile che rompa la catena di comando con leggerezza. Eppure, secondo Woodward, quando nell’aprile 2017 un Trump euforico gli ordinò di uccidere il rais siriano Bashar el Assad per punirlo dopo un attacco con armi chimiche contro i civili siriani, Mattis fece finta di essere d’accordo e poi invece preparò assieme al suo staff una rappresaglia molto più modesta (il Pentagono lanciò cinquanta missili Tomahawk contro la base siriana da cui erano partite le armi chimiche e uccise sei soldati). Se dessimo retta alla teoria del Deep State, che è sempre dipinto come interventista, aggressivo, pronto a invadere il medio oriente, allora l’ordine di Trump sarebbe stato eseguito con prontezza. Invece fu disatteso a favore di una risposta molto più moderata. Ma queste sono considerazioni logiche, che hanno valore zero nel contesto eternamente surriscaldato della propaganda trumpiana. Potrà dire che il Deep State si è fatto avanti con una lettera sul New York Times, come se in Italia i non meglio identificati Poteri forti, sempre citati a sproposito, scrivessero un editoriale sul Corriere della Sera.

 

Adesso Trump alla Casa Bianca diventerà “più sprezzante, più spregiudicato, più anticostituzionale e più pericoloso”, scrive il conservatore David Frum sull’Atlantic. E tutti i suoi collaboratori, terrorizzati dalla possibilità di essere considerati dei sabotatori, non avranno più il coraggio di intervenire e di dare una loro opinione informata su fatti essenziali. Woodward racconta che Trump voleva eliminare un programma militare americano al confine coreano che riesce a individuare il lancio di missili nel giro di pochi secondi invece che dei quindici minuti che sono necessari dall’America, perché gli sembrava uno spreco di soldi. “Serve a evitare la Terza guerra mondiale”, gli aveva risposto Mattis.

 

Oltre a un presidente più incarognito, molti commentatori dicono che anche quest’opera paziente di correzione, ora romanticizzata nella cosiddetta “Resistenza dentro la Casa Bianca” (come da titolo sul New York Times) ne esce in modo disastroso. L’accusa è che i dissidenti vogliono pararsi le spalle e in questo modo godono del potere di fare parte dell’Amministrazione ma al tempo stesso si preparano una scusa per quando finirà tutto: “Ma io facevo parte della Resistenza!”. Dichiaratevi, è la richiesta che arriva da molte parti. Prima che i reporter, o Trump, scovino chi siete.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    07 Settembre 2018 - 13:01

    Il quadro che emerge da queste rivelazioni è quello di un presidente che ha saputo circondarsi di persone responsabili e ne ascolta i consigli, fidandosi delle persone competenti. Il risultato è una politica avveduta e, tutto sommato, di successo. Trump avrebbe potuto benissimo circondarsi di adulatori e piazzarli nei ruoli chiave (difesa, esteri etc) decidendo così a suo capriccio che cosa fare. Ha scelto diversamente, di là dalle sue sortite impulsive, delle quali è chiaramente il primo a non fidarsi se non per coltivare il consenso della sua base elettorale. Merita la rielezione.

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  • branzanti

    07 Settembre 2018 - 13:01

    Credo che quanto scrive Raineri sia totalmente vero per la sprovveduta ed entusiasta base trumpista, ormai pronta ad immolarsi sui propri caccia Zero per il loro eroe. Ma c'è una parte di elettorato più dubbiosa, che da questi credibili (stante il soggetto) qualche dubbio lo trae. Specie poi se il preoccupato allarme lanciato, nei giorni scorsi, da un giornale sulla minaccia posta all'economia americana dal pesante indebitamento (specie acquisti auto e spese istruzione) dovesse concretizzarsi. Non è un auspicio, (solo) perché ne pagheremmo dure conseguenze anche noi. Ah il giornale non è il Quotidiano del popolo o l'odiato NYT ma il Wall Street Journal.

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  • Carlo A. Rossi

    07 Settembre 2018 - 10:10

    (Continua) Altrimenti, con ogni rispetto, queste non sono altro che illazioni. Io sono disposto a credere a qualcuno che scriva che Trump sia una persona imprevidibile, che agisce a volte d'impulso e che vada un po' indotto a ragionare. Lo constato pure da me. Ma che sia un pericoloso sociopatico, a cui si devono nascondere i documenti, beh, siamo sinceri: a me pare una di quelle boutade che i nemici acerrimi di Trump attendono sempre con grande piacere. A me personalmente questo da fastidio, perché impedisce di giudicare con un minimo di onestà. E alla fine permette sempre agli autoproclamatisi intelligenti a prescindere di eludere la domanda fondamentale: perché uno come Trump (o Salvini) è stato eletto, se Obama e la CLinton (o Renzi) hanno preparato un paradiso in terra per tutti? Ma è più facile dare la colpa ad altri che ammettere che certe politiche siano state un perfetto fallimento. Le confessioni, queste sconosciute.

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    • Skybolt

      07 Settembre 2018 - 12:12

      Egregio Rossi, questi si taglierebbero la lingua piuttosto di ammettere che hanno sbagliato tutto e perseverano.Di solito questo accade per due motivi: o c'è in ballo l'identità psicanalitica, oppure ci sono un mucchio di soldi e di potere.... propenderei per un combinato disposto.

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  • Carlo A. Rossi

    07 Settembre 2018 - 10:10

    Chiedo venia, forse sono un ingenuo, ma mi piace applicare il rasoio di Occam, quando serve. Nella migliore delle ipotesi, ci si trova di fronte ad un pericoloso sociopatico, nella peggiore, ad un clone di Kim Jong Un. Io personalmente, per quanto ritenga Trump un elefante in una cristalleria, fatico davvero a credere che una persona così dipinta sia potuta giungere alla Casa Bianca. Mi sembra di rivedere il candidato Stillson di "La zona morta": forse che qualcuno stringendo la mano a Trump, ha visto che scatenerà l'olocausto nucleare? Ironizzo, ma sinceramente mi domando: ma si deve credere a quanto scrivono queste persone? Tutte coperte dall'anonimato, ovviamente. Nemmeno fossimo nella Turchia di Erdogan (che dai giornali riceve un trattamento migliore di Trump, come pure gli Ayatollah, quelli sì dei pazzi furiosi con tendenze chiliaste). Se Trump fosse davvero un pericolo pubblico, come si evince da quanto sopra, sarebbe dovere rimuoverlo legalmente. (Segue)

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    • branzanti

      07 Settembre 2018 - 13:01

      Caro Rossi mi perdoni, non voglio assolutamente arrogarmi l'interpretazione autentica delle sue parole, ma quando Lei scrive "fatico davvero a credere" forse la domanda "e se fosse possibile" se l'è posta.

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      • Carlo A. Rossi

        07 Settembre 2018 - 15:03

        E perché mai dovrei non essermi posto un problema? Non do davvero nulla per scontato, e lo scrivo con onestà. Ma altrettanto onestamente, a me sembra davvero tutta una campagna infinita contro un nemico da abbattere. Sia chiaro, il dibattito è degenerato e Trump non aiuta a renderlo migliore. Tuttavia, ritengo che questa storia sia troppo costruita: pare proprio elaborata per compiacere, mi perdoni, quelli che vedono Trump come la fonte di ogni male e per corroborarli. Sembra un episodio di un telefilm, con tutto il rispetto. Con questo, non nego che sicuramente alcune sortite di Trump siano state corrette, ma non a sua insaputa e non in quella maniera.

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        • branzanti

          07 Settembre 2018 - 16:04

          Poiché apprezzo il suo equilibrio, e onesta' per onestà, voglio dirle che anch'io mi rendo conto che nessun personaggio è stato oggetto, in passato, di un tiro a bersaglio così intenso ( e nella mia assoluta irrilevanza di tanta acrimonia da parte del sottoscritto). Poi però guardo il personaggio e penso che i racconti su di lui siano pienamente attendibili.

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