Google ha chiuso decine di canali YouTube di propaganda legata all'Iran

La scoperta della presunta campagna di disinformazione iraniana coincide con le crescenti tensioni tra Washington e Teheran

Redazione

Le più grandi aziende tecnologiche americane – Google, Twitter and Facebook – ora si stanno concentrando sull'Iran: hanno cancellato dalle proprie piattaforme online account falsi, video e post sui social network che promuovevano la disinformazione per conto della tv di stato iraniana, sottoposta alle sanzioni statunitensi dal 2013. Stando all'inchiesta condotta da Google, gli account chiusi sono legati all'Islamic Republic of Iran Broadcasting e risalgono almeno al gennaio 2017. Ad avere forzatamente chiuso i battenti sono stati 39 canali YouTube, sei blog su Blogger e 13 account sul social network Google+. I video caricati sui controversi canali hanno registrato 13.466 visioni in Usa, ha calcolato Google. L'annuncio di Google è arrivato due giorni dopo quello di Facebook, che ha rimosso dalla sua piattaforma 652 pagine legate all'Iran e alla Russia accusate di fare propaganda con profili falsi. Allo stesso modo il giorno precedente Microsoft aveva chiuso sei domini, studiati per sembrare dei siti americani.

   

Le tattiche iraniane sono diverse, hanno detto gli esperti di cybersicurezza al Wall Street Journal: si concentrano sull'avanzamento dei propri interessi di politica estera in modi non così estremi come quelli russi nelle elezioni americane. "Gli attori coinvolti in questo tipo di operazione violano le nostre politiche", ha detto Kent Walker, vicepresidente senior della società per gli affari globali, in un post sul blog che annuncia le azioni di Google. "Rimuoviamo rapidamente i contenuti dai nostri servizi e chiudiamo i loro account di questi attori". Alireza Miryousefi, portavoce della missione iraniana presso le Nazioni Unite, ha detto invece che la chiusura degli account fa parte di un più ampio sforzo delle società web americane "per placare i loro critici a Washington con accuse contro paesi che molti nel governo degli Stati Uniti considerano nemici" e che l'accusa che l'Iran sia dietro una campagna coordinata è "senza senso". 

  

Quando Clint Watts, un ricercatore del Foreign Policy Research Institute, ha iniziato a studiare le operazioni sull'influenza russa, circa cinque anni fa, c'erano già prove di questo tipo di attività da parte dei media statali iraniani, ha detto l'esperto al Wsj. Ma gli sforzi dell'Iran non hanno ricevuto tanta attenzione quanto quelli della Russia perché non sembrano essere connessi con le elezioni americane. I ricercatori hanno piuttosto collegato l'Iran a sofisticati attacchi di spear-phishing (che utilizzano email false per indurre il destinatario a rivelare informazioni riservate come password), malware distruttivi e l'infiltrazione in sistemi informatici critici dei suoi avversari regionali e globali, principalmente Stati Uniti, Israele e Arabia saudita. 

 

La scoperta della presunta campagna iraniana coincide con le crescenti tensioni tra Washington e Teheran. L'amministrazione Trump si è ritirata dall'accordo nucleare iraniano a maggio, un patto multilaterale che ha liberato il regime degli ayatollah dalle sanzioni internazionali in cambio di restrizioni sul suo programma di armi nucleari. La decisione di Trump, secondo molti esperti di sicurezza informatica, potrebbe spingere Teheran a vendicarsi con attacchi informatici. Google ha dichiarato di aver informato delle sue indagini la commissione per l'intelligence del Senato.

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