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“La legge di Israele è simile a quella di molti paesi europei”. Parla Kontorovich

Giulio Meotti

Intervista al giurista della controversa norma sullo “stato-nazione”

Roma. Si chiama “legge sullo stato-nazione degli ebrei”, mercoledì è stata approvata dalla Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, e fa discutere e divide Israele, la Diaspora e la comunità internazionale. “Apartheid”, gridano i deputati arabi alla Knesset. “Pericolo per la democrazia israeliana”, modulano i critici della nuova legislazione, che prevede la definizione di Israele come “patria del popolo ebraico”, il diritto all’autodeterminazione nazionale in Israele “unicamente per il popolo ebraico”, Gerusalemme come “capitale unita”, l’ebraico come “lingua ufficiale” (status speciale per l’arabo) e il riconoscimento dei tanti simboli nazionali.

 

Nessuno scandalo, ha scritto invece ieri sul Wall Street Journal Eugene Kontorovich, il giurista della Northwestern University che in quanto direttore internazionale del Kohelet Policy Forum ha fornito assistenza legale alla norma votata dalla Knesset. “La Legge fondamentale di Israele non sarebbe fuori luogo tra le costituzioni democratiche liberali dell’Europa, che includono disposizioni simili e che non hanno suscitato polemiche” spiega Kontorovich. La legge dichiara che Israele è un paese creato per adempiere al “diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico”. E ne costituzionalizza i simboli, dall’inno nazionale al calendario. “Non c’è nulla di antidemocratico o addirittura insolito in questo. Tra gli stati europei, sette hanno disposizioni costituzionali simili sulla nazionalità”. Prendiamo la Costituzione slovacca, che si apre con le parole “Noi la nazione slovacca”, e rivendica “il diritto naturale delle nazioni all’autodeterminazione”.

 

Così nei Paesi Baltici, che hanno grandi minoranze. La Costituzione lettone si apre invocando la “ferma volontà della nazione lettone di avere il proprio stato e il suo inalienabile diritto all’autodeterminazione”. La Lettonia è al 25 per cento russa.

La nuova legge israeliana stabilisce anche l’ebraico, la lingua dell’80 per cento della popolazione di Israele, come sola lingua ufficiale. “La maggior parte degli stati dell’Unione europea multietnica e multilingue danno lo status ufficiale solo alla lingua maggioritaria. La Costituzione spagnola, ad esempio, rende il castigliano lingua nazionale ufficiale e richiede a tutti i cittadini di impararlo, anche se la loro lingua madre è basca o catalana”. Lo stesso vale per l’Irlanda con il gaelico.

 

Israele non ha religioni ufficiali e nulla nella nuova legge fondamentale cambia questo. “A tale riguardo, Israele è più liberale rispetto ai sette paesi europei con religioni di stato costituzionalmente incastonate”. Questi paesi sono Inghilterra, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia, Grecia e Bulgaria.

 

Al Foglio, Kontorovich spiega che “gran parte dei paesi europei ha lingue nazionali, molti hanno l’autodeterminazione e anche disposizioni sul carattere nazionale. E’ questo che fa la legge di Israele”. Quanto alla bandiera israeliana con la Stella di Davide, 31 paesi al mondo hanno simboli cristiani nella bandiera, dalla Spagna all’Inghilterra, dall’Australia alla Danimarca, dalla Grecia alla Norvegia, dalla Svezia al Portogallo, così come 21 paesi islamici hanno la mezzaluna. Un terzo dei 196 paesi al mondo ha simboli religiosi nelle loro bandiere.

Perché per Israele dovrebbe essere diverso?

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.