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L’Europa preferisce la Cina

Dopo il disastro Nato, Tusk e Juncker volano a Pechino: una luna di miele

17 Luglio 2018 alle 06:00

L’Europa preferisce la Cina

Foto LaPresse

Nelle stesse ore in cui Donald Trump incontrava il presidente russo Vladimir Putin, dall’altra parte del mondo, a Pechino, si svolgeva il ventesimo summit Europa-Cina. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, sono volati entrambi nella capitale cinese per rappresentare l’Unione nella “partnership strategica” con la seconda economia del mondo. A giudicare dai risultati dell’incontro, l’Europa sembra avere attualmente molti più punti in comune con la Cina piuttosto che con l’America di Trump. E’ necessario leggere la dichiarazione congiunta arrivata alla fine del summit tenendo a mente i dissidi avuti con l’America al vertice Nato di qualche giorno fa e al G7 in Canada di giugno: “In qualità di partner strategici globali, l’Ue e la Cina rafforzeranno la dimensione globale della loro collaborazione al fine di promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile”, si legge nel comunicato, ma Pechino e Bruxelles sono d’accordo anche sulla politica estera, sul dialogo con la Corea del nord e sul sostenere il deal con l’Iran, sulla riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, sull’importanza dei diritti umani (sic!), sulla “One China policy” (quella di Pechino contro Taiwan). Tusk e Juncker, ricevuti “calorosamente” dal premier cinese Li Keqiang, hanno firmato un documento in cui si rinnova perfino l’impegno di risolvere “col dialogo” le dispute nel Mar cinese meridionale. Se l’Europa si sta allontanando sempre di più dall’America di Trump, ora sappiamo da che parte sta andando.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    17 Luglio 2018 - 14:02

    Semplicemente l'Europa è costretta a preferire la Cina. Mentre Trump ci insulta, ci definisce nemici e ci grava di dazi, la Cina vuole stabilire rapporti economici e commerciali più forti. I cinesi sono partner difficili e, per certi aspetti, inaffidabili, ma propongono accordi vantaggiosi, in un quadro di condivisione di politiche globali e di accordi internazionali da noi sostenuti. E la Belt and Road si presenta come il più ambizioso progetto infrastrutturale su scala mondiale. Continuando così tra qualche anno gli Usa si troveranno desolatamente soli (a meno che non si ravvedano nell'urna).

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