La stella Macron

Paola Peduzzi

La Coppa del mondo alzata in mezzo ai coriandoli d’oro, la foto della vita che a provarla mille volte non verrà mai tanto perfetta (scattata dal fotografo di Putin poi, goduria assoluta), il discorso negli spogliatoi, grazie per questo sogno bellissimo, la dab, Mbappé che alza il cinque alla Pussy Riot che ha fatto irruzione in campo per protestare contro i Mondiali di Putin, la pioggia alla premiazione che ha causato tempeste ormonali adolescenziali a molti fusi orari di distanza. Le stelle di Emmanuel Macron si sono riallineate di nuovo, questa volta sul cielo di Mosca (goduria assoluta), e pazienza se sugli Champs-Elysées ci si menava, pazienza se ci ripetono che il presidente francese in un anno ha già perso il suo tocco magico, popolarità bassa, riforme che stentano, tutto qui il fenomeno Macron?, pazienza: nella notte dei Bleus, il tic antifrancese è rimasto appiccicato ai musi lunghi di chi era andato fino in Russia per tifare contro la Francia e contro il suo presidente.

 


Foto LaPresse


 

Se si trattasse soltanto della Francia, potremmo anche finirla qui: c’è chi li odia e chi li ama, questi francesi, c’è chi s’intigna sulla “Gioconda” e il vino e il formaggio, e chi invece ha superato il senso di inferiorità, c’è chi guarda Macron e vede il complotto dei poteri forti e chi ci nota soltanto la determinazione con cui difende un modello che, piaccia o no, ci ha garantito pace, benessere e ordine per settant’anni.

 

Ma non stiamo parlando soltanto della Francia.

 

C’è qualcosa oltre il calcio, la finale dei Mondiali, gli sguardi rovesciati nella tribuna d’onore dello stadio di Mosca, e ha a che fare con quel che siamo noi occidentali, i nostri valori, il futuro che immaginiamo. E’ appena passato in Europa un presidente americano, Donald Trump, che ci ha definiti “nemici” e che al Regno Unito in uscita dall’Unione europea ha dato un unico consiglio per il divorzio: querelala, l’Europa. Quello stesso presidente era rimasto abbagliato da Macron quando si erano visti a fine aprile a Washington e tra un occhiolino e l’altro gli aveva dato un suggerimento: lasciala, l’Europa, da sola la Francia è più libera e più forte. Questa America lavora per disgregare l’alleato europeo, usa l’arma commerciale e quella migratoria per ripetere: non vivrete ancora a lungo, non bene almeno, e anche se ci sono degli effetti controproducenti evidenti – ascoltiamoli ogni tanto i contadini dell’Iowa che dicono che l’eccesso di protezionismo non conviene neppure a loro – non si ferma. Il mondo senza Europa è un mondo migliore, dice l’americano, la dinamica amico-nemico è rovesciata, Trump parla dell’Europa con gli stessi toni utilizzati da Putin, l’Europa cade nella trappola e si sfilaccia, nessuno si fida più di nessuno. In questa stagione del sospetto, Macron ripete che dobbiamo stare uniti e svegli, da Berlino Angela Merkel ribadisce, lei che è l’obiettivo principale della retorica antieuropea di Trump, che insieme si ottengono risultati, da soli si è soltanto più deboli. E allora per questa volta i rosiconi anti francesi possono tenersi i loro musi lunghi e postare foto della “Gioconda”, noi festeggiamo con il presidente giovane, ispirato, scatenato, brindiamo e sogniamo, ché la stella di Macron non soltanto ci piace molto, a noi abitanti dell’emisfero liberale: la invidiamo pure, moltissimo.

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