Con l’appoggio di Trump, Orbán rovescia il federalismo europeo

La costruzione di un’alternativa all’Ue franco-tedesca passa per l’offensiva del premier ungherese nel Partito popolare europeo
di
19 JUN 18
Immagine di Con l’appoggio di Trump, Orbán rovescia il federalismo europeo

Viktor Orban (foto LaPresse)

Milano. La costruzione di un’Europa alternativa, un’alt-Europa di muri e di rifiuti, passa dalle pressioni su Angela Merkel, la cancelliera tedesca che custodisce valori e spirito dell’Europa come l’abbiamo conosciuta finora. Donald Trump colpisce da lontano, dall’altra parte dell’Atlantico, laddove fa male, sulla politica di apertura – “se non hai confini, non hai una nazione!” – e fa ruotare la sua strategia sull’ennesima accusa non circostanziata contro la Germania: l’Europa approfitta della generosità commerciale degli Stati Uniti, tiene le porte aperte lasciando che la sicurezza interna si indebolisca e poi viene a chiedere agli Stati Uniti aiuto e sostegno per la propria difesa. La politica dei dazi, la chiusura sull’immigrazione, il prossimo showdown a luglio al vertice della Nato sulle spese da sostenere per mantenere viva e vigile l’Alleanza: questa è la strategia di Trump, e al centro del bersaglio c’è la Germania, c’è Angela Merkel.
Trump è un sostenitore esterno dell’alt-Europa, assieme a Vladimir Putin che è un po’ meno specifico, anche perché ha meno consessi internazionali in cui far valere il proprio peso: per il capo del Cremlino va comunque bene ogni genere di destabilizzazione. Ma l’alt-Europa non starebbe prendendo forma senza un motore interno, che è scaldato dall’Ungheria di Viktor Orbán, il premier-ideologo che fornisce, ogni volta che parla, argomenti ai suoi alleati per portare avanti la protesta contro l’Europa liberale, e per costruire un’alternativa. L’ultima campagna di Orbán è speculare a quella del francese Emmanuel Macron e va dritta alle elezioni europee, quando le due anime del continente si scontreranno e si conteranno: bisogna soltanto capire come organizzare le truppe.
Parigi vuole esportare il modello En Marche! in Europa, costituendo una formazione politica che attiri i moderati e i liberali indipendentemente dalla famiglia politica di appartenenza; Orbán vuole invece creare un polo nazional-sovranista che rappresenti l’alt-Europa. A differenza di Macron però il premier ungherese non punta a costruire una compagine nuova e anzi, in un discorso che ha tenuto domenica, ha spiegato perché “un fronte del popolo anti populista” è un errore: la battaglia dei conservatori va fatta all’interno del Partito popolare europeo. Di più: per Orbán, il Ppe c’est moi. “Noi siamo senza dubbio la Csu del Ppe – ha detto Orbán, facendo riferimento ai cristiano-sociali tedeschi guidati da Horst Seehofer, che non a caso oggi è il primo a fare pressioni sulla Merkel, a lanciarle ultimatum sull’immigrazione – Siamo l’ala destra, la piattaforma cristiano-democratica del Ppe. Siamo convinti che è arrivato il momento della rinascita democratica e cristiana. Al contrario dei liberali, la politica cristiana è in grado di proteggere le persone, le nostre nazioni, le nostre famiglie, la nostra cultura che affonda le sue radici nella cristianità, nell’uguaglianza tra uomini e donne: in altre parole, il nostro stile di vita europeo”. In questa alt-Europa l’immigrazione non è un problema per il semplice fatto che “se difendiamo i nostri confini, il dibattito sulla distribuzione dei migranti diventa inutile, visto che non ci saranno migranti da redistribuire”. Resterebbe il problema dell’integrazione, ma anche quello è presto risolto: chi è già entrato “non dovrebbe essere distribuito” tra i paesi membri, “andrebbe rimandato a casa” – e l’Ungheria si offre volontaria per dare “assistenza nell’organizzare il trasporto dei migranti” a casa loro. Voi europei ci parlate tanto di tolleranza, dice Orbán, e noi tolleriamo che la vostra politica di apertura abbia cambiato la conformazione culturale e sociale del continente: voi siate tolleranti con noi, che vogliamo restaurare la nostra identità. Difesa, budget, procedure arriveranno di conseguenza: l’alt-Europa esclude ogni forma di federalismo, ogni abbraccio più stretto tra paesi europei. Prima gli interessi nazionali, chi resta incastrato nell’ingranaggio dell’alt-Europa al limite soccomberà.