In Francia Macron ha fatto due conti e ha bocciato il reddito di cittadinanza

Mauro Zanon

Parigi. Per combattere la povertà, il reddito di cittadinanza non è “una buona soluzione”. Così Benjamin Griveaux, portavoce del governo francese, ha liquidato l’idea di introdurre un reddito di cittadinanza a livello nazionale, manifestando la sua contrarietà ai tredici dipartimenti d’oltralpe che vorrebbero sperimentarlo prossimamente su scala locale. “Abbiamo messo il lavoro al centro del progetto politico di Emmanuel Macron (…) Ritengo che il lavoro, oggi, sia un fattore di emancipazione, di riscatto sociale”, ha dichiarato Griveaux ai microfoni di France Inter, prima di aggiungere: “Non credo che il reddito di cittadinanza sia una buona soluzione perché, dal punto di vista filosofico, preferisco avere una società fondata sul valore del lavoro”.

  

A differenza dell’Italia, dove il reddito di cittadinanza resta la misura faro del Movimento 5 stelle, benché la proposta sia stata annacquata e regni la più totale incertezza sulle coperture per garantirlo, l’esecutivo di Parigi ha subito raffreddato i fanatici del revenu de base (così si chiama in Francia). Durante le ultime presidenziali, l’instaurazione di un revenu universel d’existence di 700-900 euro di cui avrebbero potuto beneficiare i cittadini dai 18 anni in poi con meno di 2.800 euro di reddito (sì, 2.800), era stata la grande promessa di Benoît Hamon, candidato all’Eliseo per il Partito socialista, sconfitto rovinosamente al primo turno (6,35 per cento). Ma benché diversi istituti avessero certificato l'inattuabilità di quella proposta (i costi si aggiravano attorno ai 349 miliardi, secondo il think tank Institut Montaigne), ecco che alcuni amministratori locali provano a rilanciarla.

 

I tredici dipartimenti coinvolti (Ardèche, Ariège, Aude, Dordogne, Gers, Gironde, Haute-Garonne, Ille-et-Villaine, Landes, Lot-et-Garonne, Meurthe-et-Moselle, Nièvre e Seine-Saint-Denis), hanno presentato ieri a Bordeaux uno studio di fattibilità realizzato in collaborazione con l’Istituto di politiche pubbliche (Ipp). L’obiettivo? Giungere alla stesura di un testo di sperimentazione che consenta di testare il reddito di cittadinanza su un campione di 20mila persone. Il revenu de base che i promotori desiderano introdurre entro autunno 2018 si eleverebbe a 530 euro al mese per i single senza figli, secondo quanto precisato da Antoine Bozio, direttore dell’Ipp. A Bordeaux, gli amministratori dei dipartimenti hanno presentato “quattro scenari credibili e quantificati di reddito di cittadinanza”, a seconda della sommatoria di quest’ultimo con gli altri aiuti erogati dallo stato francese, come l’Apl (alloggio), o dell’età minima dei beneficiari: a partire dai 18 anni o dalla loro indipendenza fiscale a 21 (per coloro che non continuano gli studi).

 

“Il reddito di cittadinanza è una soluzione per le persone che hanno un percorso di vita o professionale caotico”, ha riassunto all’Afp Jean-Luc Gleize, presidente socialista del consiglio dipartimentale della Gironde all’origine di questo tentativo di sperimentazione. “Poiché le crisi economiche degli ultimi trent’anni hanno generato un aumento impressionante della precarietà, bisogna ridisegnare la protezione sociale”, ha detto al Monde l’economista Daniel Cohen. “Il reddito di cittadinanza va nella direzione della storia”, ha aggiunto.

 

Ma l’attuale governo non sembra della stessa idea. Griveaux, dopo aver messo un freno all’euforia dei tredici dipartimenti su France Inter, ha pubblicato su Twitter gli aiuti sociali che Parigi prevede di aumentare, e non abbassare come sostengono i detrattori. Tra questi, il minimum vieillesse, la pensione minima, che passerà da 803 euro a 903. Dopo il fallimento in Finlandia, il reddito di cittadinanza potrebbe presto essere cestinato anche in Francia.

 

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