cerca

La tv degli Obama

Un accordo con Netflix per sfidare con idee edificanti l’immaginario televisivo trumpizzato. Storia di due americhe

23 Maggio 2018 alle 06:03

La tv degli Obama

Foto LaPresse

New York. In un tempo che sembra lontanissimo ci si domandava: cosa farà Trump una volta perse le elezioni? La risposta era scritta: fonderà il suo network televisivo per continuare a fare su scala ancora più larga ciò che sa fare meglio, mettere a sistema se stesso e il suo reality show, prosecuzione naturale degli anni dei contratti plurimilionari di The Apprentice ma con una rinnovata carica politica. Un ponte mediatico fra le casalinghe disperate e l’uomo dimenticato, ché comunque fosse andata a finire l’avventura elettorale la domanda degli americani di un immaginario televisivo trash-populista si era dimostrata molto vivace. In un tempo che sembra altrettanto lontano ci si domandava anche: cosa farà Obama una volta finito il mandato alla Casa Bianca? Libri, conferenze, filantropia, verdure bio, soldi erano le risposte naturali, e l’anticipo da sessanta (60) milioni di dollari incassato per un libro di memorie andava in quella direzione. Il contratto firmato con Netflix per produrre contenuti edificanti che “promuovono empatia e comprensione fra le persone” introduce invece un elemento meno convenzionale nel destino della post presidenza obamiana. Devono aver pensato che il tempo delle fondazioni di genere clintoniano dove si salva il mondo mangiando tartine fra Bono e un emiro del Qatar è passato, ma forse l’intuizione vincente è che l’America, il mondo intero, si divide non in due scuole di pensiero ma in due grandi canali televisivi.

   

Il canale naturale di Trump è quello, appunto, del reality dove tutti battibeccano e si pugnalano alle spalle come se fossero alla Casa Bianca, un palinsesto costruito attorno a una rissa reale fra il clan dei Kardashian e l’intero cast di Jersey Shore, arbitrato da Rudy Giuliani. A questo canone estetico dell’intrattenimento popolare si sono aggiunti, in seconda battuta, le immagini dell’imbruttimento trasmesse dalle pubblicità delle televisioni locali (genere fondamentale per capire il paese), il sottobosco dei complottisti che registrano nel sottoscala tirate contro il “deep state”, l’universo nascosto ai non iniziati eppure potentissimo del televangelismo, la mastodontica rete di network d’informazione a trazione propagandistica messa insieme dal gruppo Sinclair, che controlla 193 reti e raggiunge quasi il 40 per cento degli americani; se l’Autorità delle comunicazioni approverà l’acquisto di Tribune media, la quota potrebbe salire al 72 per cento. E tutto questo per tacere dell’alleanza con Fox, che ora spinge Trump ma è da lungo tempo l’ossatura del Partito repubblicano. Prima della battaglia politica, Trump ha vinto la guerra televisiva. Come contrastarlo? Con prodotti televisivi uguali e contrari, cioè sposando lo storytelling e il packaging fighetto-popolare di Netflix, aggiungendo contenuti sobri e corretti a una piattaforma on demand con 125 milioni di iscritti. Per contrastare il canale Trump, che racconta l’America attraverso i suoi occhi e il suo ciuffo, occorre un paradigma di immagine competitivo. Gli Obama non hanno esperienza diretta nel settore cinematografico, ma sono abbastanza scaltri da sapere su quali campi di battaglia conviene combattere e hanno dalla loro la forza ineffabile della superiorità morale, che poi è anche superiorità d’immagine: hanno chiamato la casa di produzione “Higher Ground Productions”, che evoca la massima michelleobamiana: “Quando loro si abbassano, noi voliamo alto”. “Io e Barack abbiamo sempre creduto nel potere dello storytelling”, ha dichiarato l’ex first lady, decisa a opporre alla cinematografia crassa e populista un po’ di programmazione dalla parte giusta della storia. Valore aggiunto: nell’èra del #MeToo l’industria cinematografica è quella più bisognosa di redenzione, e gli Obama lo sanno bene, loro che avevano affidato la figlia in cerca di stage alle cure di Harvey Weinstein. Nasce così un canale Obama per contrastare l’immaginario trumpizzato: un vasto programma per un presidente che oggi ci sembra una specie di Abraham Lincoln, ma a conti fatti era tutto chiacchiere e storytelling.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    24 Maggio 2018 - 19:07

    Obama disse agli industriali: Se avete un`azienda non l`avete costruita voi,ma lo Stato che fa le strade e paga i maestri. Ora pare che Obama abbia scoperto la virtu` del settore privato. La Neflix ha messo sotto contratto Barack&Michelle. Saranno registi,produttori,ideatori e forse anche attori. Proprio come il produttore Rayan Murphy della 20 Century Fox che a Febbraio e` stato posto sotto contratto per 300 milioni di dollari. Diventeranno ricchi inseguendo i Clinton e speriamo in maniera piu` pulita. Ma chi ha creato questa azienda? Per la cronaca questo sara` il secondo lavoro ,nel settore privato ,che ha impegnato e impegnera` Obama nel corso della sua vita. Il Primo fu proprio il primo della sua vita ma lui non si sentiva a suo agio a lavorare per IL CAPITALISTA e si licenzio`. Invece di produrre ricchezza si impegno` a distribuirla naturalmete i soldi distrubuiti non erano suoi. Oggi cambia registro. Niente piu` stato.

    Report

    Rispondi

Servizi