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Chi è il candidato repubblicano in West Virginia che mette a rischio Trump

Don Blankenship, ex barone del carbone appena uscito di galera, sembra avere una possibilità di vincere le primarie del Gop e di affrontare il democratico Manchin nelle elezioni di metà mandato

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cicchetti@ilfoglio.it

8 Maggio 2018 alle 19:58

Chi è il candidato repubblicano in West Virginia che mette a rischio Trump

Don Blankenship (Wikimedia)

Roma. Oggi in Indiana, North Carolina, Ohio e West Virginia, inizia la lunga corsa delle primarie per le elezioni di metà mandato. E il Grand Old Party sembra avere per le mani un nuovo “caso Roy Moore”, il giudice conservatore accusato di molestie che lo scorso dicembre è stato sconfitto dal democratico Doug Jones in Alabama, roccaforte dell’elefantino da oltre vent’anni. Questa volta si tratta di decidere le sorti politiche della West Virginia, stato simbolo del populismo trumpiano. E qui la gatta da pelare ha le fattezze di Don Blankenship, pappagorgia e baffetti inclusi. Blankenship è l’ex ceo multimilionario di Massey Energy, la società che possedeva la miniera di carbone di Upper Big Branch, ora sotto sequestro: nell’aprile 2010 un'esplosione di gas ha ucciso ventinove minatori, in quello che è ricordato come il peggior incidente degli Stati Uniti dal 1970.

 

Lo scorso maggio, Blankenship è uscito dal Taft Correctional Institution in California – “elegante prigione” nota per essere una sorta di colonia per colletti bianchi criminali – dopo aver scontato un anno per aver “violato volontariamente gli standard di sicurezza” della cava. Sei mesi dopo il rilascio ha annunciato la sua candidatura a senatore. Da allora, ha speso più di un milione di dollari in una campagna elettorale fatta soprattutto sulle onde radio della West Virginia, inondate con proclami a riportare negli States posti di lavoro, ridurre il diritto all’aborto, combattere l'epidemia di oppiacei e costruire un muro al confine, nonostante lo stato abbia una delle più piccole popolazioni di immigrati nel paese. “Blankenship si è sempre ritratto come un outsider di Washington, un paladino trumpiano in difesa dell'uomo qualunque”, ricorda il New Yorker.

  

Ora, con sorpresa di tutti, sembra che questa pedina impazzita abbia una possibilità di vincere la nomination del Gop e di affrontare l'incumbent democratico, il senatore Joe Manchin, a novembre. Gli ultimi sondaggi – forse alimentati anche da un dibattito su Fox News trasmesso a livello nazionale, nel quale Blaknkenship si è comportato piuttosto bene – danno Blankenship a pochissima distanza o addirittura oltre i suoi due principali rivali, il congressman Evan Jenkins e il procuratore generale dello stato, Patrick Morrisey.

   

In questo momento, i democratici devono difendere i loro seggi attuali e raccoglierne solo altri due per ottenere il controllo del Senato nelle elezioni di Mid Term. I repubblicani credono che, presentando un candidato forte, Manchin potrebbe essere sconfitto. Il West Virginia è, dopo tutto, il territorio di Trump e Manchin non è certo una dei diamanti più brillanti nel partito democratico, ma almeno non è stato accusato di aver corrotto i giudici federali o di aver gestito un impero minerario che ha messo i profitti sopra le vite umane.

 

Quindi Blankenship ha iniziato una bizzarra ma abile battaglia per distogliere l'attenzione. La settimana scorsa, il candidato ha attaccato l'establishment politico con alcuni annunci riferiti a Mitch McConnell, il capo della maggioranza al Senato, qualificato come un “capitano di palude” con una “famiglia cinese” (la moglie di McConnell, segretario ai trasporti di Trump, è nata a Taiwan). "Rappresenterò la gente del West Virginia, non la gente della Cina”, ha sparato Blankenship in una pubblicità radiofonica. Poi ha ribattezzato McConnell "Cocaina Mitch", un evidente riferimento a un sequestro di droga su una delle navi della famiglia della moglie. "La guerra per prosciugare la palude e creare posti di lavoro per la popolazione del West Virginia è iniziata", ha affermato Blankenship nella pubblicità. "Vincerò contro Joe Manchin III e affonderò ‘Cocaine Mitch’, per il bene dei bambini". 

 

Se davvero Blankenship vincerà le primarie, i democratici avranno molto da usare contro di lui e Trump si troverà nella difficile posizione di scegliere tra sostenere un repubblicano il cui record aziendale e la cui bussola morale sono parecchio sballati, o starsene zitto e abbandonare una corsa chiave, in uno stato praticamente impossibile da perdere. Lunedì mattina il presidente ha consigliato ai cittadini dello stato di non votare per l'ex barone del carbone: "Grande gente del West Virginia, Don Blankenship non può vincere le elezioni generali. Assolutamente no! Ricordate l'Alabama. Votate Jenkins o Morrisey!", ha tuittato il presidente. Per Blankenship è stato fuorviato dall’establishment. Ma non c’è assolutamente nessun problema, perché lui è “più trumpiano di Trump”.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    08 Maggio 2018 - 21:09

    Un anno per un incidente che ha ucciso ventinove persone (e scontato in una specie di collegio). Il sistema giudiziario americano e' davvero encomiabile ( se fosse stato un afro che aveva rubato una mela si sarebbe beccato l'ergastolo).

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