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Hannity afferra lo spirito del tempo e lo dà in testa a Kimmel

Il comico americano attacca il pretoriano di Trump, ma finisce nella trappola del pol. corr.

10 Aprile 2018 alle 16:12

Hannity afferra lo spirito del tempo e lo dà in testa a Kimmel

Jimmy Kimmel. Foto LaPresse

New York. Attaccare un opinionista conservatore che con spirito insieme ossequioso e combattivo agisce da capo dei pretoriani di Donald Trump è un’operazione a costo zero e ricca di benefici. E’ una delle grandi eccezioni contemplate nell’epoca in cui tutti si offendono per tutto e qualunque osservazione critica si trasforma istantaneamente in “hate speech”, pratica legittimamente detestabile e dunque censurabile. I “deplorables” trumpiani e i loro testimonial non godono delle protezioni che i liberal elargiscono generosamente a chiunque altro: questo deve aver pensato il comico Jimmy Kimmel quando si è lanciato in una estenuante querelle con il “non-giornalista” Sean Hannity, anchorman di Fox News nonché coscienza televisiva del presidente. Uno strano cortocircuito culturale, figlio della dittatura dell’ipersensibilità e delle sue strumentalizzazioni, ha rovesciato addosso a Kimmel le sue stesse accuse velate di graffiante ironia, costringendolo infine alle scuse.

  

Tutto è cominciato la settimana scorsa quando in un segmento del suo show, Jimmy Kimmel Live, il comico ha preso in giro Melania Trump per il suo marcato accento slavo. Un uomo che sfotte una donna, per giunta la first lady, per la sua provenienza? In condizioni normali la duplice violazione di tabù è un peccato che rischia di mettere fine a una carriera, e Hannity ha fiutato subito la possibilità di smascherare l’ipocrisia degli avversari usando lo scivolone del comico a suo vantaggio. La sera stessa ha attaccato Kimmel nel suo programma, definendolo uno “spregevole disgraziato” e un “pagliaccio idiota”. Se io sono un pagliaccio idiota, ha replicato lui, “voi siete il circo degli idioti”. La polemica si è trasferita su Twitter, dove Hannity, in perfetto stile trumpiano, ha affibbiato a Kimmel il nomignolo di “Harvey Weinstein Jr.” e ha tirato fuori vecchi clip dei suoi show in cui fa battute a sfondo sessuale assai sconvenienti per i costumi neopuritani dell’epoca del #metoo. Kimmel è stato il maestro delle cerimonie dei primi oscar dell’era post Weinstein, incaricato di elogiare la statuetta perché contrariamente a molti di quelli che la vincono tiene le mani bene in vista e non può mostrare i genitali a nessuna, e dunque da questo punto di vista ha un curriculum immacolato. Il mattatore di Fox ha dragato gli archivi alla ricerca di prove per dimostrare che la sua ostilità verso Melania è frutto di un atteggiamento di superiorità nei confronti delle donne, e poco importa che Hannity abbia passato mesi a difendere Weinstein da eserciti di accusatrici iperboliche e ideologiche.

  

L’anchorman preferito di Trump ha afferrato lo spirito del tempo e lo ha usato come un manganello contro Kimmel, il quale, nella foga di contrattaccare, ha messo il piede in fallo un’altra volta: “Non ti preoccupare – continua pure a twittare – e tornerai sopra tutti (oppure Trump ti preferisce sotto?)”, ha scritto. E così dopo le battute sessiste e xenofobe, è arrivato il momento fatidico dell’omofobia. Perché mai un rapporto sessuale fra uomini dev’essere usato per esprimere una relazione di sudditanza, di potere? La comunità gay ha protestato indignata, un editoriale su Daily Beast ha dichiarato omofoba la battuta di Kimmel, la polizia del pensiero dei social ha castigato subito le celebrity che hanno provato a prendere le difese del comico, il quale è stato inondato da minacce e ha infine presentato le sue scuse formali: “Mi sono reso conto che il livello di vetriolo in tutte le parti coinvolte (io e la mia parte incluse) non produce niente di buono e, anzi, fa male al nostro paese”, ha scritto Kimmel, vittima collaterale del meccanismo delle accuse contro Trump.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    10 Aprile 2018 - 17:05

    È il vero problema della presenza del Tinta che, essendo il più volgare che la storia ricordi (Attila al confronto era un lord) spinge tutti sulla strada della peggiore volgarità. Comunque Hannity è l'ennesimo bugiardo della Fox, una televisione con forte idiosincrasia per la verità, la moderazione ed il buon senso.

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    • Carlo A. Rossi

      11 Aprile 2018 - 08:08

      Carissimo Branzanti, se non Lei non esistesse, bisognerebbe inventarLa, se lo lasci scrivere! Il Suo livore contro Trump e tutto quanto lo riguardi è talmente esacerbato da risultare stucchevole. Mi perdoni, ma Lei la notte dorme o sogna Trump? Si rilassi, suvvia. Personalmente, posso anche essere d'accordo che sia un elefante in cristalleria: ma che sia peggio di Attila. Al di là degli scherzi, il Suo fanatismo (e quello di altri lettori del Foglio, nonché di alcuni giornalisti) onestamente mi spaventa un po'. E mi fa capire perché i deplorevoli continuino a vincere. Cordiali saluti.

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      • branzanti

        12 Aprile 2018 - 10:10

        Carissimo Rossi ciò che Lei scrive nei miei confronti è tanto impegnativo quanto pungente e voglio ringraziarLa. So bene di ricorrere ad iperboli e di essere provocatorio, ma penso che l'attuale quadro internazionale sia gravido di minacce e che il Tinta incarni quelle peggiori. Non lo sogno la notte, ma penso che sia una personalità paranoica, collerica ed incapace di qualsiasi rapporto umano o empatia e che questo ne faccia, in assoluto, il soggetto più dannoso nel ruolo in cui non avrebbe mai dovuto trovarsi. Non crede anche Lei che sarebbe assolutamente necessaria una guida del c. d. mondo libero capace di indicare valori e progetti e non insulti e trivialita' ? E di possedere doti diplomatiche e non minacce da bullo nella gestione delle aree di crisi?

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