Un altro venerdì di rabbia nella Striscia di Gaza. La diretta dal confine con Israele

A una settimana dalle violenze per la "marcia del ritorno" la campagna raggiunge un nuovo apice: i dimostranti palestinesi vogliono bruciare 10.000 pneumatici. Funzionari dell'IDF temono che Hamas sfrutti il caos per compiere un attacco in territorio israeliano

6 Aprile 2018 alle 13:42

A distanza di una settimana dalle violente proteste lungo la Striscia di Gaza dello scorso venerdì, la campagna palestinese per la "Grande marcia del ritorno" – che nei piani degli organizzatori dovrebbe durare sei settimane, fino al 15 maggio, in coincidenza con la "Giornata della Naqba" – oggi raggiunge un nuovo apice, con quello che è stato soprannominato il "Venerdì degli pneumatici". Nei cinque campi base che circondano i territori israeliani i manifestanti palestinesi stanno dando fuoco a copertoni e lanciando pietre verso le barriere e il territorio di Israele. I dimostranti palestinesi pianificano di bruciare circa 10.000 gomme e di usare specchi per accecare i cecchini delle Forze di difesa israeliane (IDF), appostate dietro ai terrapieni che difendono il confine, pronti a colpire gli istigatori più violenti. Per ora, secondo il ministero della Sanità palestinese, il bilancio è di quattro morti. Secondo la Croce Rossa palestinese i feriti sono 240.

  

  

Secondo fonti israeliane, due alti funzionari del gruppo terroristico Hamas – Mahmoud al Zahar e il capo della sicurezza, Tawfiq Abu Naim – stanno partecipando alla manifestazione. Al Zahar ha detto alla folla riunita che, "se Israele ha colpito profondamente nella Striscia, Hamas si vendicherà colpendo in profondità il cuore degli insediamenti". La Striscia di Gaza a livello puramente teorico è amministrata dall'Autorità Nazionale Palestinese. In realtà è Hamas a governare de facto in via esclusiva e con la forza il territorio.

   

  

La difesa di Israele

I responsabili della difesa di Israele hanno installato grandi ventilatori per impedire che fumo e fuoco arrivino in Israele, e hanno attivato droni in grado di fornire informazioni in tempo reale sulle migliaia di manifestanti nascosti dietro le spesse colonne di fumo nero. Inoltre, decine di camion dei pompieri sono stati dispiegati lungo il confine per contrastare l'eventualità di propagazione del fuoco verso Israele. L'esercito israeliano ha dichiarato di aspettarsi che circa 50mila palestinesi partecipino alle proteste nelle cinque zone. Si prevede quindi un aumento di manifestanti rispetto ai 35mila che hanno partecipato al primo giorno della "marcia del ritorno". In una riunione di ieri i funzionari dell'esercito hanno discusso anche della possibilità che Hamas sfrutti il caos delle proteste per compiere un attacco all'interno del territorio israeliano.

  

    

Gli scontri e le morti della scorsa settimana

Come abbiamo scritto sul Foglio il 30 marzo, gli scontri della settimana scorsa al confine hanno provocato dodici morti di parte palestinese e centinaia di feriti. Altre 9 persone sono morte in seguito alle ferite riportate, l'ultima questa mattina. La “marcia del ritorno” è stata indetta per commemorare “l’esproprio delle terre arabe” nel 1948. Ma bisognerebbe ricordare, anzitutto, che nella Striscia di Gaza non c’è nessuna occupazione israeliana dal 2005. C’è un blocco navale e uno dei confini, certo, che è imposto da Israele per garantire la propria sicurezza e che comunque non impedisce alla leadership di Hamas di ricevere copiosi aiuti umanitari immediatamente reindirizzati nella costruzione di missili e armamenti da utilizzare contro il popolo israeliano. Gaza è un territorio libero dal quale si sono mosse 17 mila persone organizzate da Hamas, con molotov e pietre, che hanno cercato di “ritornare” verso il legittimo territorio di Israele: ieri l’esercito di Gerusalemme ha mostrato video che dimostrano come alcune cellule terroristiche abbiano cercato di infiltrarsi nei confini approfittando dei disordini. L’esercito ha sparato laddove i palestinesi hanno tentato di superare i reticolati di confine, e il numero delle vittime è stato massimizzato dalla tattica spietata di utilizzare i civili e in alcuni casi perfino i bambini come scudi umani. I morti sono una tragedia, ma una tragedia in cui le politiche di Hamas hanno giocato una parte fondamentale

   

 

Le reazioni internazionali

L'unica informativa che arriva dall'ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite è un invito a Israele a garantire che le sue forze di sicurezza non usino eccessiva forza contro i manifestanti. Le armi da fuoco dovrebbero essere utilizzate solo come ultima risorsa, e il ricorso ingiustificato al loro uso potrebbe essere considerato come omicidio volontario di civili, una violazione della Quarta convenzione di Ginevra, ha detto la portavoce dell'Onu Elizabeth Throssell in un briefing. Ad Hamas, invece, nessun invito alla non violenza. 

  

Il rappresentante speciale del presidente americano Donald Trump per i negoziati internazionali, Jason Greenblatt, ha esortato invece i manifestanti palestinesi a restare al di fuori della zona cuscinetto sul confine di Gaza. "Gli Stati Uniti esortano con fermezza i leader della protesta a dire a voce alta e chiara ai manifestanti di marciare pacificamente, di astenersi da qualsiasi forma di violenza, di restare fuori dall'area cuscinetto di 500 metri e di non avvicinarsi alla barriera di confine in nessun modo", si legge in una nota di Greenblatt. Il comunicato aggiunge che gli Stati Uniti "condannano i leader e i manifestanti che invitano alla violenza o che inviano i manifestanti, tra cui bambini, verso la barriera pur sapendo che potrebbero essere feriti o uccisi", invitando "piuttosto tutte le parti a concentrarsi a trovare soluzioni alle sfide umanitarie cui devono far fronte attualmente gli abitanti di Gaza".

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  • Dario

    Dario

    06 Aprile 2018 - 15:03

    Non mi sembra che ci sia molto bisogno di invitare i Palestinesi dall'astenersi dall'occupare la zona cuscinetto. Ci pensano già gli Israeliani. L'altro ieri un contadino che si era avventurato "con intenti non chiari" nel dubbio è stato abbattuto da un carro armato (fonte "Repubblica"). Magari non gli avranno tirato una cannonata ma semplicemente una raffica di mitra (una raffica calibro 12,5 comunque riduce chiunque a brandelli), ma non vorrei aver dovuto vedere quel corpo dopo. Qui si dice "una tragedia in cui le politiche di Hamas hanno giocato una parte fondamentale". Ma l'altra parte fondamentale chi l'ha giocata? I morti sono per gran parte terroristi di Hamas, dice questo giornale, riportando fonti israeliane date per totalmente affidabili, senza neanche quel minimo di cautela richiesta dai principi di base di un giornalismo veramente informativo. Non dico passare dall'altra parte, come "le iene", ma almeno usare un po' di onesta cautela.

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    • tamaramerisi@gmail.com

      tamaramerisi

      06 Aprile 2018 - 20:08

      Se oggi uno ancora dubita della buona fede di Israele, del livello, senza pari al MONDO, di civiltà e di umanità dell'esercito Israeliano, se uno oggi pensa ancora che sia in qualsiasi modo anche MINIMO, possibile paragonare fonti di informazione del palestinismo globale con quelle di Israele ... Questa persona non ha piú ALCUNA speranza di crescere né di capire un fico secco del mondo in cui vive, e in cui ha avuto la fortuna di nascere. Mi dispiace ma davanti a un tale muro di rifiuto di massa, davanti alla scelta tra la falsa sicurezza del gruppone che grida, e quella sincera dell'amore per la verità... Viene da piangere. Il Palestinismo è l'ultima mutazione del Virus letale dell'antisemitismo: è l'odio invidioso per il popolo che prospera amando Dio e l'umanità intera. Il Palestinismo ha come fine distruggere Israele e come mezzo i palestinesi, bambini in prima linea. Il palestinismo è la più grande bugia del secolo. I soldati di Israele difendono noi, mentre noi sediamo rincoglio

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      • Dario

        Dario

        07 Aprile 2018 - 12:12

        Ecco, magari userei meno maiuscole, anche se la ringrazio di aver usato l'espressione "gruppone che grida", invece di "torma ululante", come ha fatto Langone: la privazione di qualunque elemento di umanità dell'avversario e la sua riduzione a pura brutalità animale fa parte di un repertorio conosciuto da millenni, ed è propaganda della peggior specie. Per il resto, penso che le fonti militari, da chiunque prodotti, obbediscano ad una logica militare, e non può essere diversamente. Vanno prese dunque per quello che sono.

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    • adebenedetti

      06 Aprile 2018 - 20:08

      Il Foglio forse e` l`unico giornale che non segue la vulgata antiebraica. Per auesto sono abbonato anche se per l`atro 90% non condivido cio` che scrive. Colgo l`occasione per ricordare che Hamas ha fatto scuola con le dovute cautele visto il tipo tipo di mondo e situazione diversa. Oggi c`e` in marcia in Messico una Carovana di illegali provenienti dal centro america che intende raggiungere i confini degli Stati Uniti ed enrarvi perche` cosi` vuole il buonismo ecc. ecc. Quello che nessuno vuole sotolineare e` che queste 1200 persone,per ora questo e` il numero, sono entrate in Messico illegalmente e detto stato non applica la sua severissima legge sull`immigreazione , che sarebbe un sogno per Trump e suoi sostenitori di cui io faccio parte,vederala appicata negli Stati Uniti.

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    • Skybolt

      06 Aprile 2018 - 17:05

      Se qualcuno si avvicina alla recinzione ed entra nella zona cuscinetto in questo periodo sa perfettamente cosa sta facendo. Poche storie. Se qualcuno si mette fuori un metro fuori dal suo giardino e si mette a tirare sassi, lei cosa fa, lo ammonisce con il ditino alzato? Quanto alle jene, mai nome fu più indicato.

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      • Dario

        Dario

        06 Aprile 2018 - 19:07

        Cioè, se qualcuno tira sassi nel mio giardino (non è un'immagine metaforica, è quello che hanno fatto i Palestinesi anche secondo le cronache più severe) io gli sparo? Beh, se è così mi arrendo. Ha ragione lei: poche storie.

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