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L'Asia illiberale

Mentre Xi Jinping rimuove i vincoli al suo potere, la Cina diventa fonte d’ispirazione per vari leader asiatici in cerca di affermazione. Bye bye America

4 Marzo 2018 alle 06:00

Getting things done

Se volete sapere come funzionerà l’economia cinese nell’èra dell’imperatore Xi dovete tenere d’occhio Liu He. I due, Xi e Liu, si conoscono da quando sono ragazzi, e da decenni Liu è la mente economica all’interno del team del presidente. E’ una delle prime conseguenze del nuovo corso autoritario della Cina: Xi accentra il potere e lo condivide non più per via meritocratica con la burocrazia comunista, ma con gli alleati di cui si può fidare. Per fortuna Liu He è preparatissimo. Se tutto va come previsto, durante la grande assemblea legislativa dei prossimi giorni Liu sarà nominato vicepremier, e insieme alla carica otterrà il controllo quasi completo della direzione economica del paese. Già da anni Liu è al fianco di Xi in tutte le occasioni più importanti, da Davos in giù, ma questa settimana il presidente l’ha mandato da solo in missione negli Stati Uniti, a spiegare a Washington cosa sta succedendo nella capitale cinese e a calmare i bollori protezionisti di Trump. Per molti anni Liu, anche a causa del suo eclettismo estetico (ha i capelli grigi, mentre tutti i suoi colleghi a Zhongnanhai se li tingono di nero), è stato considerato un tiepido riformatore pro mercato. Fin dal suo primo mandato, tuttavia, Xi ha fatto capire che le grandi aziende pubbliche e il settore statale rimangono fondamentali, e che l’accentramento del potere economico è una priorità per ridurre i rischi (vedi il caso recente di Anbang). Per evitare la “middle income trap”, tuttavia, la Cina ha bisogno di riforme sostanziali. Nel 2012, Xi si è presentato al mondo come riformatore, ma finora la sua leadership è stata carente sul tema. Ecco che si ripropone la stessa dicotomia: la nuova spinta autoritaria potrebbe aiutare la Cina a “getting things done”, a ottenere risultati, dicono alcuni. Molti osservatori, specie occidentali, sostengono invece che la trasformazione in dittatura, se tale sarà, potrebbe far perdere al paese il suo noto dinamismo economico. Negli ultimi secoli, notano, nessuno stato dittatoriale è mai stato un’economia davvero prospera.

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