cerca

La società del tutto proibito

Com’è successo che la Francia libertaria è diventata il paese dei divieti. Dalle sigarette all’alcol agli sguardi lascivi alle signore

1 Marzo 2018 alle 18:18

La società del tutto proibito

Foto di julien haler via Flick

Parigi. Da ieri, in Francia, i tabagisti dovranno sborsare un euro in più per comprarsi i loro pacchetti di sigarette: le bionde, a Parigi, costano ora 7,90 euro a pacchetto in media, e nel 2020 l’obiettivo è portarle a 10 euro. Una deputata socialista, Nadine Grelet-Certenais, ha detto che vorrebbe proibirle nei film francesi, perché rappresentano un “incitamento culturale al fumo”, e nella sua crociata d’igienizzazione, la ministra della Salute, Agnès Buzyn, ha messo in guardia i suoi concittadini anche dal bere troppo vino, definendolo “un alcol come gli altri”.

 

A partire dal primo luglio, il limite di velocità sarà abbassato a 80 chilometri orari sulle strade extraurbane secondarie e fra qualche settimana fischiare dietro a una ragazza o fare un apprezzamento troppo schietto sul suo fisico potrebbe essere sanzionato con una multa di 90 euro.

 

Un divieto dopo l’altro e sempre più cavilli legislativi col pretesto di rieducare i cittadini: ma cosa sta succedendo alla Francia delle liberté? Il Figaro Magazine, nel suo ultimo numero, ha dedicato un dossier a questa deriva liberticida che sta trasformando la società francese in una “société du tout-interdit”, dove non si può più dire e fare nulla senza andare incontro a ostacoli e dove lo stato considera i cittadini come dei bambini incapaci di gestire le loro vite.

 

“La velocità nelle strade sarà presto limitata senza giustificazioni convincenti, e la lista delle abitudini proibite o fortemente sconsigliate si allunga ogni giorno di più. Il tutto mentre sui social network i detentori del pensiero dominante danno la caccia alle opinioni divergenti e attaccano in branco coloro che le sostengono. La libertà è così pericolosa?”, si chiede il Figaro Magazine. Sulla copertina dorata appaiono sei cartelli di divieto, la velocità, il tabacco, l’alcol, lo zucchero, la seduzione, ma il più inquietante di tutti è l’ultimo, in basso a destra, dove c’è soltanto un punto di domanda, simbolo dell’ignoto, perché chissà quale sarà la prossima “libertà che ci tolgono”, scrivono gli autori del pezzo.

 

La questione del fumo è sicuramente la più notevole, dopo che il ministero della Salute ha introdotto lo scorso anno i pacchetti neutri, privi di marchi e decorazioni, e ora procede a ritmi forsennati per alzare il prezzo delle sigarette a cifre spropositate. “Oggi la lotta contro il tabagismo vira al terrorismo”, attaccano gli oppositori. E i toni dei dibattiti sono isterici quasi quanto in Australia, dove l’introduzione dei pacchetti pol. corr., assieme all’aumento dei prezzi, non ha dissuaso i fumatori dal continuare a comprarle, e anzi ha dato forza al contrabbando. “Colpevolizzando i fumatori e allo stesso tempo massacrandoli di tasse, i poteri pubblici hanno edificato, a forza di ambiguità, una repubblica di insoddisfatti dinanzi al tabacco”, analizza il Figaro Magazine.

 

Il “reato di oltraggio sessista”, che farà parte del progetto di legge “contro le violenze sessiste e sessuali” promosso dalla ministra delle Pari Opportunità, Marlène Schiappa, pone anch’esso un gran problema di libertà e crea un angosciante clima di terrore tra i sessi. “Quando saranno puniti i pensieri lubrichi e gli sguardi concupiscenti? Bisogna colmare questo vuoto giuridico!”, ha twittato sarcastica Elisabeth Lévy, direttrice del magazine Causeur e firmataria, assieme a Catherine Deneuve e altre cento donne, dell’appello sul Monde contro l’inibizione della seduzione.

 

Ci sono poi le immancabili crociate di stato contro gli zuccheri, ma anche quelle del comune socialista di Parigi contro le onde wifi, che farebbero “male alla testa”, provocherebbero “malesseri” e “dolori muscolari”, malgrado l’assenza di studi scientifici in grado di certificare questi rischi sanitari. Infine c’è una libertà continuamente messa in discussione di questi tempi in Francia: la libertà d’espressione, di dare la propria opinione su temi divisivi senza essere processati dal tribunale mediatico.

 

Parlare dell’islam, per esempio, “tema infiammabile per eccellenza”, come scrive il Figaro Magazine, è diventato sempre più complicato. Il terrore di essere tacciati di “islamofobia” ha spinto molti ad autocensurarsi, quelli che hanno parlato, invece, sono stati sacrificati sull’altare del correttismo. Per Robin Rivaton, saggista liberale, la sottomissione ai diktat di alcune minoranze, in Francia, sta riducendo pericolosamente la libertà d’azione e la pluralità di pensiero.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • marcospinelli

    02 Marzo 2018 - 14:02

    Marco Spinelli.Il grande problema della nostra epoca è aver perso di vista la grande differenza che esiste tra il "posso fare ciò che voglio" e "la mia libertà finisce dove comincia la tua",le grandi battaglie libertarie condotte in questi ultimi decenni in Occidente non hanno prodotto uomini e donne nuovi ma solo dei gran maleducati.Questa restaurazione, tra virgolette all'acqua di rose,che sta avvenendo in Francia è figlia di una disillusione,si credeva che facendo cadere alcuni divieti si generasse una forma di umanità migliore,la natura umana non cambia, va governata con la carota e il bastone, è la sua giusta misura,non va troppo oppressa ma neanche lasciata completamente libera di regolare i suoi comportamenti in base ai desideri personali

    Report

    Rispondi

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    02 Marzo 2018 - 10:10

    Nell'ultimo circolino ci scrivano pure "libertà responsabile di pensiero e di parola" così han detto tutto. Ricordate manif-pour-tous? L'emblema dell'assurdità ideologica raggiunta da quell'Etat c'est moi (Stato Ideologico) rimane in quei due gendarmi che portano vittoriosamente al passo in gendarmeria quasi alzandolo da terra e appena catturato, un incredulo padre di famiglia "reo" di indossare una maglietta con su stampato il logo della famiglia papà-mamma-figlio-figlia. "La Verità vi farà liberi" sta scritto, ergo la menzogna riduce in schiavitù. E ancora: "Dai frutti vedete l'albero".

    Report

    Rispondi

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    02 Marzo 2018 - 09:09

    Bene, così finalmente si renderanno conto che l'aver voluto i loro bisnonni vendere la Verità - che è la corrispondenza alla realtà secondo la legge di Dio e di natura - per trenta "ismi" ossia con l'Ideologia - che è irreale visione di una realtà immaginaria falsata a piacere dal potere umano - non ha pagato. Ossia ha pagato, ma mentre la Verità aveva dato vita e sapienza, bontà e concordia, bellezza e civiltà, l'Ideologia invece, sempre falsa, regala invidia e odio, discordie e cattiverie, insipienza e brutture, morte e disperazione. Questa, la differenza tra la passata Civiltà Cristiana e l'attuale Dittatura Laikista cui l'Europa tradita dagli eurocrati ci vuol legare e sottomettere. E l'Italietta, anche lei trotterella dietro, arrancando cone le cirinnà scapigliate, le fedeli antisexy, le mortisie spompettanti a succhiar nascituri e agitando la falce della morte agli anziani, e la presidenta dell'umanitarismo terzomondista un po' sgrammaticato ma lucrosissimo. Retromarcia e avanti!

    Report

    Rispondi

  • perturbabile

    01 Marzo 2018 - 21:09

    Come hanno il reato di islamofobia ma non quello di giudaicofobia, cosí avranno presto 'l'oltraggio sessista' , che mi pare inteso solo verso le donne e non da queste verso gli uomini. Eppure, anche per noi, è penosamente umiliante.

    Report

    Rispondi

Servizi