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I taroccatori della democrazia

Claudio Cerasa

Il parlamentare non è un mestiere come gli altri. Alla radice delle truffe grilline

In fondo, se ci pensate bene, il bonifico è forse l’ultimo dei problemi. Semmai, verrebbe da dire, il giochino truffaldino dei soldi versati per finta da alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle è la spia di un tema più grande. Che non riguarda necessariamente la disonestà del grillismo. Ma riguarda un’altra disonestà politica. Una truffa di cui il Movimento 5 stelle è portavoce sincero e a suo modo genuino: l’idea che il mestiere del parlamentare debba essere simile a quello di un pigia bottoni, l’idea che coloro i quali rappresentano la democrazia rappresentativa debbano pagare un pegno, l’idea che la democrazia per vivere abbia bisogno più di selfie che di soldi, l’idea che l’eletto non debba avere nessuna delega per agire in autonomia, l’idea che il parlamentare possa essere eletto per rappresentare la nazione e non una srl privata, l’idea che il privilegio parlamentare rappresenti non, come da celebre definizione del giurista inglese Erskine May, “la somma dei diritti di cui dispongono collettivamente ciascuna Camera e individualmente ciascun parlamentare per essere in condizione di esercitare le loro funzioni”, ma semplicemente la somma dei diritti contro cui vale la pena combattere per istituire una nuova forma di democrazia. Senza voler essere troppo paradossali, i grillini ribelli che hanno trafficato come dei quattrinari da quattro soldi con gli screenshot dei bonifici non andrebbero solo condannati, ma andrebbero in un certo senso incoraggiati a dire la verità. A dire che la democrazia ha un costo, a dire che il parlamentare ha il diritto di non essere considerato un cittadino come gli altri, a dire che la politica non può essere solo la carta carbone di una srl privata, a dire che l’essenza della politica non è rivendicare la propria irresponsabilità – non è quella di considerare una politica responsabile solo quella che si muove dietro autorizzazione di un pm o di un Cantone – ma è quella di avere il coraggio di prendere delle scelte e rivendicare quanto fissato nel 1948 in Assemblea costituente. “I deputati ricevono una indennità nella misura fissata dalla legge per garantire loro in ogni caso l’indipendenza economica e il doveroso adempimento del mandato”.

 

 

Da questo punto di vista, dunque, il problema dei bonifici è legato anche al messaggio veicolato nella scelta di far pagare un pedaggio al parlamentare solo per essere un parlamentare. E’ l’essenza della politica anti casta: non tanto cambiare le figure dei politici ma cambiare la figura del politico, scommettendo su un’idea ambiziosa e pericolosa: uccidere la democrazia rappresentativa attraverso la promozione di un sistema farlocco di democrazia diretta (la democrazia è diretta nel senso che c’è qualcuno che la dirige) e la promozione di un sistema farlocco in cui le libertà del parlamentare vengono a poco a poco a mancare (immunità, indennità, assenza di vincolo di mandato). In un delizioso libro pubblicato anni fa con le edizioni Unicopli, “Le riforme elettorali in Italia (1848-1994)”, il professor Giovanni Sabbatucci ha ricordato la vera ragione per cui le democrazie moderne non hanno solo il diritto ma hanno il dovere di offrire ai propri eletti un’indennità parlamentare. “L’indennità parlamentare – scrive Sabbatucci – sanzionò la rottura del rapporto organico, operante solo a favore degli alti ceti proprietari, fra rappresentanti e rappresentati, e favorì l’affermarsi dei partiti come associazioni mediatrici fra i cittadini e il Parlamento”. In altre parole, i privilegi offerti ai parlamentari sono da considerarsi un diritto inalienabile per ragioni anche di carattere costituzionale. Per garantire “l’eguaglianza sostanziale ai fini dell’accesso alle cariche elettive (art. 3 Cost.)”. Per garantire “la libertà di voto per l’elettore, il quale può così scegliere tra un’offerta politica non limitata di fatto a un ceto politico di soli abbienti (art. 48 Cost.)”. Per garantire allo stesso tempo “la libertà di mandato, franco da condizionamenti di ordine economico (art. 67 Cost.)”. Il problema dei bonifici taroccati è certamente un problema grave. Ma accanto a questo problema ce n’è uno ancora più grave che riguarda il taroccamento non di un bonifico ma della stessa democrazia. Sarebbe bello se i deputati beccati con le mani nella marmellata oggi avessero il coraggio non di scappare ma di spiegare che di fronte a un partito che sogna di trasformare i parlamentari in dipendenti del capo di una srl privata – e di fronte a un partito che vuole sfruttare i finanziamenti della politica non per finanziare un partito ma per finanziare un’associazione privata – non ci si può che ribellare. Non si può non dire vaffa. No?

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.