foto via Twitter

L'Iran libera la donna che protestava senza velo. E ne arresta un'altra

Enrico Cicchetti

Domenica esce dalla galera la “ragazza di via Enghelab”. Ma già si parla di una nuova carcerazione, mentre il governo continua a colpire i dissidenti

È passato solo un giorno dalla scarcerazione della “ragazza di via Rivoluzione”: salita su una centralina telefonica nel centro di Teheran – in via Enghelab, appunto –  sventolando l’hijab, era stata arrestata poco dopo. Sebbene non fosse direttamente correlata alle proteste, la sua azione incarnava le aspirazioni degli iraniani frustrati dalla crisi economica, dalla mancanza di libertà sociali e politiche, che il giorno successivo hanno dato inizio a cortei che hanno scosso l’Iran nelle settimane tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Domenica è arrivato l’annuncio di Nasrin Sotoudeh: l'avvocato iraniano per i diritti umani che ha seguito il caso della giovane – il cui nome è rimasto sconosciuto fino a pochi gironi fa, quando è stata identificata come Vida Movahed, 31 anni – ha scritto sulla sua pagina Facebook che la ragazza sarebbe stata rilasciata. Dopo un mese di carcere. È passato solo un giorno e ora, scrive il Guardian, una seconda donna è stata arrestata per avere protestato contro il velo obbligatorio che la Repubblica degli ayatollah ha imposto a tutte le donne.

   

  

Alcune immagini, pubblicate sui social media lunedì, mostrano almeno altre tre donne in piedi in cima a centraline delle telecomunicazioni a Teheran in un gesto che vuole imitare quello della “ragazza di via Rivoluzione”. Anche l'identità della seconda donna arrestata non è stata rivelata. L'attivista Masih Alinejad, la prima a diffondere il filmato della giovane di via Enghelab, riferisce di testimoni secondo i quali la seconda donna sarebbe stata arrestata mentre protestava sventolando l’hijab. 

   

   

Le foto pubblicate sui social media la mostrano con indosso un braccialetto verde, possibile riferimento al movimento di protesta del 2009, quell’“Onda verde” i cui leader sono ancora agli arresti domiciliari. Vahid Online, un canale popolare su Telegram, social network molto diffuso in Iran e censurato nei giorni delle proteste, ha pubblicato una serie di immagini che mostrano altre donne che si tolgono il fazzoletto e lo tengono su un bastone.

  

     

Come ricordavamo sul Foglio a un mese dalle contestazioni, oltre al caso della ragazza di via Enghelab, in Iran ce ne sono altri gravi e quasi sconosciuti. Il Sunday Times britannico scrive che un numero non specificato di persone arrestate durante le proteste è morto per torture in prigione e fa sei nomi: Sina Ghanbari, Vahid Heydari, Shahab Abtahizadeh, Saro Gharehmani, Kianoush Zandi e Mohsen Adli. Intanto i canali Telegram dei dissidenti pubblicano le immagini di infiltrati della polizia che scattano fotografie ai manifestanti durante i cortei.

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