I curdi o lottano contro la Turchia o fanno la guardia contro lo Stato islamico

Lo Stato islamico è tornato ad alzare la testa nelle zone siriane liberate dai curdi
Lo Stato islamico è costruito in modo da risorgere dalle crisi e dalle sconfitte. Basta scorrere in queste settimane cosa succede sui canali Telegram dove fa circolare la sua propaganda per notare che il grosso delle sue attività è nel cosiddetto Wilayat al Barakah, che grossomodo corrisponde alla parte di Siria tra Raqqa e il confine iracheno, chiusa a nord dal confine turco. Sebbene sia stato dichiarato sconfitto sia dal ministero della Difesa russo – che il 6 dicembre ha detto: la Siria è libera al cento per cento dall’Isis – il gruppo continua a lanciare incursioni, anche con mortai e mezzi pesanti. Insomma, la situazione richiederebbe una pressione e una vigilanza costanti e permanenti, perché appena togli il piede dalla gola dei guerriglieri di Al Baghdadi quelli si riorganizzano e tornano in forze. Invece le forze che dovevano passare i prossimi mesi a spazzarli via ora guardano nell’altra direzione, a ovest, dove è cominciata l’offensiva turca (con un grande via libera da parte della Russia) che loro sentono anche diretta contro di loro. E’ il dilemma della coperta troppo corta. La Siria è un intreccio di conflitti combattuti in economia, in estrema carenza di manovalanza, dove anche mille uomini possono fare la differenza. Pensare che si possa mollare le operazioni anti Stato islamico e non subire le conseguenze è ingenuo.
In questi mesi si è detto che lo Stato islamico non potrà tornare ai fasti del 2014 perché quelle condizioni non ci saranno più A meno che, toccava specificare, non arrivi un qualche tipo di evento a scombinare tutto l’assetto anti Isis che non ha mai avuto il tempo di consolidarsi davvero. Se insurgents e turchi cominciano a farsi la guerra nel nord, potrebbe essere quel tipo di evento che riapre la strada ai baghdadisti superstiti, che non aspettano altro.