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Sport e musica. Ma la strategia di Pyongyang è ben più sofisticata

Nuovo round di colloqui nella penisola: un’orchestra del Nord si esibirà al Sud. Suonerà l’inno della distruzione dell’America?

Giulia Pompili

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pompili@ilfoglio.it

16 Gennaio 2018 alle 09:40

Sport e musica. Ma la strategia di Pyongyang è ben più sofisticata

Alcune componenti della Moranbong Band, la preferita di Kim Jong-un (foto LaPresse)

Roma. Un esercito di centoquaranta musicisti suonerà al Sud. E’ questo il risultato più significativo del secondo incontro tra rappresentanti della Corea del nord e della Corea del sud che si è svolto ieri al palazzo Tongilgak – l’edificio in territorio nordcoreano che si trova di fronte al Palazzo della Pace sudcoreano, lungo la linea del 38° parallelo nel cosiddetto “villaggio dell’armistizio” di Panmunjom. La Samjiyon orchestra arriverà a Seul entro fine mese, hanno detto le due parti alla fine dell’incontro in un comunicato congiunto, e terrà almeno due concerti: uno a Seul e uno a Gangneung, città della provincia sudcoreana di Gangwon dove si terranno le Olimpiadi invernali a partire dal 9 febbraio prossimo. La Samjiyon è un’orchestra piuttosto famosa per chi si occupa di questioni nordcoreane: i suoi concerti sono popolarissimi, soprattutto nei tour organizzati per turisti stranieri. Per dirla con le parole che usò Isaac Stone Fish su Foreign Policy qualche anno fa, dopo aver assistito a una loro esibizione, si tratta di “una band da chiesa per la religione di stato nordcoreana, cioè il nazionalismo”: “La Samjiyon è un collettivo di una dozzina di performer che passa dal violino, al piano, alle fisarmoniche in lode della dinastia dei Kim”. Del resto la musica, nella costruzione del culto dei Kim, è fondamentale: “Kim Il-sung suonava l’organo nella sua chiesa da bambino. Nel suo volume ‘Sulla direzione che la creazione musicale dovrebbe prendere’, Kim Jong-il ha scritto due versioni della canzone ‘Il generale Kim è il nostro sole’: una in mi maggiore e un’altra in re minore. Anche se il giovane Kim preferiva il re, il vecchio diceva. ‘Quando la canzone si canta in una chiave più alta, è più facile esprimere le proprie emozioni’”.

 

 

C’è un significato più profondo, dunque, nella notizia che una orchestra come la Samjiyon si esibirà al Sud. Quello di ieri tra Nord e Sud è stato un incontro culturale, diciamo così: in rappresentanza di Pyongyang era presente Kwon Hyok-bong, viceministro della Cultura, un paio di funzionari ma soprattutto Hyun Song-wol, la leader delle Moranbong Band. Istituita nel 2012, la band è nota nella stampa internazionale per essere la “preferita di Kim Jong-un”, le cui componenti sarebbero state scelte “personalmente” dal leader. Anzi, Hyun Song-wol ha avuto i suoi momenti di celebrità internazionale in vari momenti: quando si è sparsa la voce che fosse una delle amanti di Kim, quando fu condannata a morte, quando tornò miracolosamente sulle scene con un ruolo importante nell’Armata del popolo coreano (almeno una delle notizie era una fake news, naturalmente). Nel 2015, partite per la Cina per un tour, tornarono a Pyongyang poco prima del debutto senza molte spiegazioni – in molti parlarono di alcune limitazioni che i funzionari cinesi avevano imposto al gruppo sui temi da toccare durante le performance. E anche per la Samjiyon, il mese prossimo, il problema è lo stesso: quali canzoni suoneranno? Pronunceranno testi antiamericani? E i sudcoreani come reagiranno?

 

La situazione, fuori dalla penisola, continua a essere preoccupante. L’errore avvenuto sabato che allertava la popolazione hawaiiana di un attacco missilistico ha provocato numerose discussioni, soprattutto online, sulla tensione percepita in Asia orientale e sul possibile, irrevocabile, “incidente”. Domenica il New York Times ha pubblicato una lunga inchiesta firmata da quattro giornalisti (Helene Cooper, Eric Schmitt, Thomas Gibbons-Neff e John Ismay) che dimostra come, in diversi campi d’addestramento, le Forze armate americane si stanno preparando per una guerra contro un esercito convenzionale – come quello nordcoreano – dopo 16 anni di guerre non convenzionali in Iraq, Afghanistan e Siria. Al momento, però, non è stato dato alcun avviso speciale per gli americani residenti in Giappone e Corea del sud. Il presidente Trump, commentando con la stampa i colloqui tra Nord e Sud, ha detto soltanto: “Vedremo”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    16 Gennaio 2018 - 11:11

    Continuo a sentire ( la povera Giovannona regina della american- fction ) e leggere del pericolo nucleare. E' dall'inizio della guerra fredda che va avanti questa fantasia . Una imbecillagine pazzesca, nessuno stato decide di suicidarsi delegando a ipotetico supposto nemico il fatale compito. Nessuno sgancerà mai ( salvo per la teoria dei giochi) la Bomba . Anche Kim pur con il suo aspetto di salcicciotto bavarese . Ma i media sguazzano e si divertono come matti a mettere strizza agli abbocconi e apprensivi in gara con i grillini che lanciano allarmi su le scie chimiche.

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