Nicolás Maduro (LaPresse)

L'ultima di Maduro, ora se la prende con la Rai

Maurizio Stefanini

Il presidente contro il documentario “Venezuela anno zero” andato in onda per Speciale Tg1: “È parte di una campagna diretta da Washington che, per giustificare un intervento militare, usa la scusa di una crisi umanitaria”

La comunità internazionale sta preparando un intervento militare in Venezuela. E la Rai è parte di questo complotto. Il presidente Nicolás Maduro non ha affatto gradito “Venezuela anno zero”, puntata di Speciale Tg1 andata in onda lo scorso 7 gennaio. E lo ha detto chiaramente in una conferenza stampa convocata nel palazzo del governo (qui l'audio di Unionradio.net).

 

“Mi sono messo a vedere un reportage della televisione pubblica italiana sulla sanità in Venezuela - ha detto - un reportage pieno di menzogne che è parte di una campagna di stampa mondiale diretta da Washington. Una campagna che, con la scusa di una supposta crisi umanitaria, punta a favorire un intervento in Venezuela. È spazzatura, stanno portando avanti una campagna schifosa, immonda, contro il popolo del Venezuela, contro la nostra dignità. E solo per giustificare un intervento militare. Altro che ragioni umanitarie. Quello che vogliono è il petrolio e poiché non possono intervenire volgarmente come hanno fatto in Libia o in Iraq inventano una crisi umanitaria aiutati dai banditi dell’opposizione interna”.

 

In effetti, per dirla con le parole usate da Maduro, di “spazzatura” nel documentario ce n'è. E molta. Una delle immagini più ricorrenti è infatti quella dei venezuelani affamati che si tuffano a cercare il cibo nei bidoni. “Gente che fruga nell’immondizia nel paese con le più grandi riserve di petrolio al mondo”, è il commento dell’autore del reportage Giovanni Bocco. Ma il filmato mandato in onda da Rai Uno parla diffusamente anche di una situazione sanitaria che in un anno ha visto crescere la mortalità materna del 65 per cento e quella infantile del 25 per cento; della Caritas che parla di 80.000 bambini che rischiano la vita; del ritorno di malattie da tempo scomparse come la malaria o la difterite. E ancora degli arresti politici che, da quando Maduro è divenuto presidente sono stati quasi 12.000. Nel video un ex-detenuto racconta le torture cui è stato sottoposto: bastonate sul corpo coperto di cartone per non lasciare segni, testa chiusa in una busta e riempita con spray al peperoncino, scosse elettriche continuate fino a nove ore al giorno.

 

Si parla pure dei saccheggi e della delinquenza, con 30.000 omicidi l’anno. Di fame, di inflazione folle, di corruzione, di brogli elettorati, di golpe costituzionali, di partecipazione dei vertici dello Stato e delle Forze Armate a traffici mafiosi. Insomma, l'immagine che viene mostrata è quella di un Venezuela via di mezzo tra una dittatura, uno Stato fallito e uno “Stato criminale”, come lo hanno definito alcuni.

 

Il documentario, tra l'altro, non è neanche aggiornato all’ultima tragicomica vicenda della “rivolta dei cosciotti”. Le elezioni municipali che il regime ha stravinto, non solo per il boicottaggio di gran parte dell’opposizione ma soprattutto per la promessa agli elettori di distribuzioni natalizie di pacchi viveri, cosciotti di maiale e giocattoli che non sono arrivati. O meglio: sono arrivati giocattoli cinesi per cani. Cosciotti di pollo in plastica provocatoriamente simili a quei cosciotti di pollo veri i cui prezzi sono ormai alle stelle. Gli stessi elettori di Maduro hanno inscenato furibonde proteste e saccheggi in cui una diciottenne incinta è stata uccisa da un poliziotto ubriaco.

 

Se proprio si vuole muovere un appunto all’autore è di essersi rivolto solo a fonti critiche o a persone della strada, senza sentire rappresentanti del regime (anche se non mancano immagini dei discorsi di Maduro e di Chávez). Ma è lo stesso Bocco a raccontare le difficili condizioni in cui si è trovato a lavorare: “Sono entrato in Venezuela da turista e lavoro da invisibile, di nascosto, perché il governo Maduro non vuole che i giornalisti, specialmente stranieri, raccontino la drammatica situazione del paese, e quindi ostacola con ogni mezzo il nostro lavoro”.

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