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A che punto sono le proteste contro i mullah in Iran

Negli scontri tra i manifestanti e la polizia sono morte 10 persone, 400 quelli finiti in carcere. Ecco chi sono e cosa vogliono i giovani che in questi giorni scendono in strada in tutto il paese

1 Gennaio 2018 alle 13:25

A che punto sono le proteste contro i mullah in Iran

Una delle manifestazioni di questi giorni in Iran

Da cinque giorni in diverse città dell'Iran migliaia di persone protestano contro il governo con manifestazioni che in alcuni casi sono sfociate in scontri violenti con la polizia. Per ora i morti sono 10, 400 gli arrestati dalle forze di sicurezza che hanno usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua anche nella capitale Teheran, dove si sono riviste scene di protesta molto simili a quelle della rivoluzione verde del 2009.

 

Ieri il presidente Hassan Rohani ha ammesso che la crisi economica e la corruzione sono due problemi che il governo deve affrontare e risolvere e ha riconosciuto il diritto dei cittadini "a manifestare in modo assolutamente libero le loro critiche in modo che queste possano contribuire al miglioramento della situazione del paese". Rohani ha però avvertito che le proteste non dovranno sfociare in violenza. La Guardia rivoluzionaria, le forze armate che rispondono direttamente al leader supremo Ali Khamenei e che preservano il sistema islamico dello stato, hanno già detto che potrebbero intervenire presto con il "pugno di ferro" per sopprimere le manifestazioni laddove si verifichino scene di violenza contro la polizia e le istituzioni.

 

 

Un coinvolgimento diretto della Guardia rivoluzionaria potrebbe portare a un aumento della tensione. Ma per il momento la mobilitazione del popolo è piuttosto limitata e spesso non supera le poche centinaia di persone, sebbene proteste si siano propagate in diverse città dell'Iran. Da Mashhad, nel nord est del paese, le manifestazioni si sono diffuse in modo piuttosto omogeneo, senza concentrarsi in un'area geografica specifica. Come è già successo negli anni delle proteste contro i regimi mediorientali, i cittadini si coordinano tramite i social network per occupare le strade e le piazze. Stavolta, dati i controlli rigidi dello stato su Twitter e Facebook, lo strumento più usato è Telegram. In questi giorni, usando il canale Telegram Amad News, gli utenti registrati si mettono d'accordo su dove e quando andare a protestare e per questo il social network è stato chiuso su richiesta del ministero dell'Informazione e della Tecnologia di Teheran. Alla vigilia delle manifestazioni il canale aveva circa un milione di iscritti ed era gestito da Mohammad Zam, figlio di un membro del clero che ha lasciato il paese dopo essere stato accusato di avere avuto legami coi servizi segreti stranieri. Nelle ultime ore, con la chiusura di Amad News, il governo ha aumentato i controlli e i filtri sui contenuti condivisi dagli utenti. Così le proteste hanno un coordinamento diffuso e, dato ancora più importante, non hanno un leader né figure di riferimento. Un aspetto che potrebbe essere un pericolo ulteriore per Rohani perché – lo ha scritto sul sito di informazione al Monitor il ricercatore dell'Università britannica Soas, Mohammad Ali Shabani – il dissenso rischia così di diventare ostaggio di gruppi eversivi ancora più pericolosi per il presidente iraniano.

 


 La mappa delle proteste in Iran, elaborata dall'Agenzia di stampa France Press


 

Ma cosa chiedono le persone che scendono in piazza? Non sempre le manifestazioni di questi giorni hanno intonato gli stessi slogan e le piazze sembrano riunire voci diverse del malcontento nei confronti del governo. Alcuni lamentano un'inflazione insostenibile e domandano soluzioni diverse per risolvere la crisi economica del paese, piegato da anni di sanzioni imposte dalla comunità internazionale; altri ancora vogliono la fine della Repubblica islamica. L'unica cosa che accomuna tutte le manifestazioni sembra essere la giovane età di chi scende in strada tanto che, secondo diversi osservatori, si tratterebbe di una generazione con pochi elementi in comune con quella della rivoluzione verde del 2009. Alcuni esponenti dell'intellighenzia riformista iraniana hanno manifestato apertamente il loro scetticismo nei confronti delle proteste di questi giorni. E' stato il caso di Sadegh Zibakalam, un accademico che si batte da anni per la democrazia ma che in questi giorni si è dissociato dalle rivolte. Rohani per ora cerca di "gestire" la rabbia dei cittadini senza delegittimarli ed evitando che le piazze possano diventare uno strumento nelle mani dell'opposizione. Ma intanto negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha già avvertito che "il mondo sta guardando" con attenzione a cosa accade in Iran e ha avvertito Rohani: "I regimi oppressivi non possono durare per sempre".

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