In Catalogna gli indipendentisti riconquistano la maggioranza
Ciudadanos primo partito ma non basterà per formare il governo. Ecco cosa succede adesso
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21 DEC 17
Ultimo aggiornamento: 07:44 PM | 12 AUG 20

Se la scommessa di Madrid era quella di usare le elezioni in Catalogna per rompere la maggioranza detenuta dalle forze indipendentiste al Parlament di Barcellona, la scommessa è persa. I tre partiti indipendentisti (JuntsxCat dell'ex governatore Puigdemont, Erc del suo vice Oriol Junqueras e la Cup) mantengono una maggioranza simile a quella che avevano nella scorsa legislatura: 70 seggi (in precedenza erano 72), che hanno permesso a Puigdemont e ai suoi di dichiarare l'indipendenza lo scorso 28 ottobre.
Il primo posto di Ciutadans, la sezione catalana di Ciudadanos, è una consolazione magra. La leader del partito, Inés Arrimadas, è oggi la politica più votata della Catalogna, ma è quasi impossibile che possa ottenere un'investitura che per forza di cose richiederebbe il sostegno non solo dell'estrema sinistra non indipendentista, ma anche qualche voto dei secessionisti.
È una consolazione magra anche il fatto che gli unionisti abbiano vinto il voto popolare: era già successo alle elezioni del 2015, ma l'attribuzione dei seggi ha favorito gli indipendentisti.
Se i partito Ciutadans è arrivato primo con 36 dei 135 seggi del Parlament, la vera sorpresa è la seconda formazione: tutti i sondaggi davano JuntsxCat al terzo o addirittura al quarto posto, a indicare che il prestigio di Carles Puigdemont, fuggito in Belgio, fosse in netto calo. Puigdemont invece ha conquistato il secondo posto, 34 voti subito dietro a Ciutadans, e in nottata dal quartier generale della formazione si sentiva urlare: "Puigdemont president!".
Erc, la formazione di Oriol Junqueras data dai sondaggi come seconda o addirittura prima, è arrivata terza con 32 seggi. Sconfitte ancora più brucianti per il Partito socialista catalano, dato in gran spolvero e costretto alla seconda sconfitta peggiore della sua storia (17 seggi) e per il Partito popolare catalano, ridotto al lumicino di 4 seggi appena.
Cosa succede adesso? In termini di coalizioni di governo è difficile a dirsi. La coalizione chimerica di JuntsxCat, Erc e Cup (vale a dire: centrodestra + centrosinistra + sinistra maoista) che ha governato la Catalogna negli ultimi due anni si reggeva unicamente sulla prospettiva di ottenere l'indipendenza dalla Spagna in maniera unilaterale, progetto che è andato a sbattere contro la fermezza del governo di Mariano Rajoy. Il primo ministro lo ha ripetuto anche alla vigilia del voto: accetteremo qualunque risultato, basta che chi vince si impegni a governare e non compia azioni illegali - come a dire: possiamo riutilizzare l'articolo 155 della Costituzione a piacimento. Con la strada di un'indipendenza unilaterale sbarrata, è difficile che si riformi una coalizione di tutti gli indipendentisti, e probabilmente ci aspettano lunghe settimane di negoziati inconcludenti.
Prima del voto, i giornali spagnoli avevano prospettato delle alternative, come per esempio un governo di minoranza guidato da Miquel Iceta, il leader del socialisti, e sostenuto da varie forze di sinistra, unioniste e non. Quest'ipotesi oggi risulta particolarmente indebolita a causa del pessimo risultato dei socialisti.