Lo scherzetto della Cina

Redazione

Mentre eravamo lì tutti col fiato sospeso a guardare la Corea del nord e l’America litigare fino all’ultimo missile, c’era qualcuno che si occupava dei suoi interessi. Nella fattispecie, la Cina. La strategia di Pechino, da sempre, è questa: sfruttare i momenti in cui l’opinione pubblica mondiale trova una minaccia più importante da risolvere per cambiare lo status quo in altre regioni. Ieri il dipartimento che si occupa della “trasparenza marittima dell’Asia” del think tank americano Center for Strategic and International Studies ha pubblicato un report sulla trasformazione delle isole artificiali cinesi nel mar Cinese meridionale. Il risultato che salta all’occhio, dall’analisi delle immagini satellitari, è una “crisi in slow motion” (copyright Guardian). Intorno alle isole contese Spratly e Paracel, Pechino ha costruito nel 2016 almeno sette isole artificiali, e durante tutto il 2017 ha continuato a costruire nuove strutture militari. Le isole stanno aumentando di grandezza, e le infrastrutture – militari – sono sempre più sofisticate. La Cina, in pratica, si è appropriata lentamente e con la forza di gran parte dei passaggi strategici del mar Cinese meridionale, senza che noi ce ne accorgessimo, ma la questione ci interessa eccome: se nel 2019 passerà, come previsto, l’accordo di libero scambio tra l’Europa e il Giappone, parte dei corridoi strategici via mare con il paese asiatico saranno soggetti alla giurisdizione cinese. E forse, come dicono a Tokyo, per fermare Pechino è già troppo tardi. Le dispute territoriali sono derubricate a questioni bilaterali, ma in questo caso in gioco c’è la libertà di navigazione.

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