Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Non erano chiacchiere quelle di Macron alla Sorbona sulle università europee

David Carretta

Ecco la rete di atenei che permetterà agli studenti di ottenere una laurea combinando gli studi in diversi paesi dell’Ue e il progetto per favorire l’apprendimento linguistico dei giovani

Bruxelles. Approfittando di un Vertice europeo che non deciderà nulla di sostanziale, a causa dell’assenza di un governo con i pieni poteri in Germania, Emmanuel Macron è riuscito a far passare altri due dei progetti che compongono il grande cantiere di rifondazione dell’Unione europea delineato alla Sorbona. Il 26 settembre, tra le 12.636 parole pronunciate nel discorso sull’Iniziativa per l’Europa, il presidente francese aveva proposto la “creazione di università europee che saranno una rete di università di diversi paesi” con l'obiettivo di “costruirne di qui al 2024 almeno una ventina”. Alla Sorbona Macron aveva indicato lo stesso orizzonte temporale per far sì che tutti gli studenti parlino “almeno due lingue europee”. Nelle conclusioni del Vertice, i capi di stato e di governo dell’Ue hanno deciso di “incoraggiare l’emergere entro il 2024 di circa 20 ‘Università europee’, che consisteranno in una rete di atenei attraverso l’Ue che permetterà agli studenti di ottenere una laurea combinando gli studi in diversi paesi dell’Ue”. Inoltre, i leader europei intendono “rafforzare l’apprendimento linguistico, in modo che più giovani parlino almeno due lingue europee oltre alla propria lingua madre”. Nel linguaggio dell’eurocrazia manca la lirica macroniana, ma l’Ue ha fatto un copia-incolla delle due proposte del presidente francese. Se le Università europee e le lingue possono apparire come questioni minori rispetto al grande cantiere della riforma dell’architettura della zona euro (non va comunque dimenticato l’impatto di Erasmus sulla vita di centinaia di migliaia di persone) l’episodio è indicativo della determinazione di Macron nel portare avanti la sua agenda europea.

 

 

Il discorso della Sorbona è spesso citato all’Eliseo come “bussola” per tutto ciò che farà la Francia nei prossimi mesi e anni. L’arrivo come rappresentante permanente presso l’Ue di Philippe Léglise-Costa, diplomatico metodico e determinato, conferma la volontà di Macron di avere una macchina da guerra a Bruxelles. Per i grandi dossier, come la riforma della zona euro, l’interlocutore è Angela Merkel. Alla Sorbona Macron aveva proposto un ministro delle Finanze, un Parlamento e un bilancio autonomo della zona euro. La discussione tra i leader ci sarà oggi. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, è minimalista e vuole concentrare il lavoro dei prossimi sei mesi sulle convergenze registrate all’Eurogruppo su Unione bancaria e Fondo monetario europeo. Alla vigilia del Vertice, l’Italia ha trasmesso alle altre capitali un ricco documento che prevede sostegno finanziario per chi fa le riforme, un nuovo approccio più flessibile per chi spende per beni pubblici europei (la gestione delle migrazioni o la difesa), l’introduzione di una funzione comune di stabilizzazione del ciclo e un ministro delle Finanze europeo a gestire tutto ciò che ha a che fare con la zona euro. Ma per la Francia è troppo presto. “Visto che la Germania è ancora nei negoziati per formare il futuro governo, non ci si può attendere orientamenti molto precisi, ancor meno a decisioni”, spiegano all’Eliseo: “Non ci saranno progressi sulla questione della zona euro senza un impulso bilaterale franco-tedesco”.

 

Il Vertice ieri si è spaccato sulle migrazioni, la riforma di Dublino e in particolare le quote obbligatorie di ridistribuzione dei migranti. Tusk vuole che le decisioni siano prese per consenso dagli Stati membri – il che significherebbe archiviare le quote obbligatorie per l'opposizione del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia). Alla Sorbona, Macron aveva detto che serve una “vera solidarietà” perché non si può “lasciare il fardello a pochi, che siano paesi di arrivo o paesi di accoglienza finale”. Sul tema, Merkel è più esplicita. La posizione di Tusk è “insufficiente”, ha spiegato ieri la cancelliera: “Abbiamo bisogno di solidarietà anche dentro l’Europa. Una solidarietà selettiva non può funzionare tra stati membri”. In modo indiretto, quella di Merkel è una minaccia per il gruppo Visegrad. Quando si deciderà il prossimo bilancio pluriennale, i fondi strutturali dell’Ue potrebbero essere tagliati. Macron alla Sorbona aveva fatto un ragionamento simile sulle aliquote fiscali. Il presidente francese ha già dimostrato di non temere una spaccatura tra est e ovest sulla revisione della direttiva sui lavoratori distaccati, che è stata approvata a maggioranza lo scorso mese. Si tratta di un altro tassello del discorso del 26 settembre portato a casa da Macron. Come spiega un osservatore delle vicende brussellesi, “la Sorbona non sono chiacchiere”.