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Il nuovo nemico pubblico di Trump

Usa Today: Trump non è adatto nemmeno a pulire i bagni della Library di Obama. Le ambizioni della senatrice Kirsten Gillibrand, paladina di “Me Too”

14 Dicembre 2017 alle 06:00

Il nuovo nemico pubblico di Trump

La senatrice Kirsten Gillibrand (foto LaPresse)

Roma. Kirsten Gillibrand ha un nomignolo, “peso leggero”, assegnatole da Donald Trump, non dei più gravi, ma abbastanza per rivendicarlo, e questo significa due cose: che la Gillibrand ora gode dello status di nemico-del-presidente, che paradossalmente è un elemento positivo per chi vuole fare carriera nell’America di oggi; e che forse Trump un po’ la teme, perché non tutti i nemici hanno un nomignolo, solo quelli più rilevanti, o pericolosi. La faida tra la Gillibrand, senatrice democratica dello stato di New York, e il presidente americano nasce nel solco della campagna “Me Too”, la denuncia delle molestie sessuali nel mondo dello spettacolo, dell’editoria, della politica. Molti sostengono da sempre che l’obiettivo ultimo e primo della valanga di denunce sia il presidente, accusato lui stesso di molestie da parte di più di una donna. La Gillibrand ha dato senso a questa prospettiva e ha chiesto le dimissioni di Trump, dopo che in questa convulsa settimana – sono tutte convulse le settimane con Trump, anche i minuti – tre accusatrici del presidente hanno chiesto al Congresso di aprire un’inchiesta sul suo comportamento nei confronti delle donne, contando sull’appoggio dei democratici. Trump ha twittato e così il caso Gillibrand è diventato all’istante notizia, anche perché il presidente non è stato, come è sua natura, delicato: ha detto che la Gillibrand è “una serva” che “avrebbe fatto qualsiasi cosa” per ottenere contributi elettorali. La senatrice – con lei buona parte del mondo politico e mediatico – ha considerato il commento molto sessista. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha detto che soltanto la malizia può far pensare che ci fosse qualche riferimento sessuale nelle parole del presidente, ma il “disgusto”, per usare il termine dell’ex vicepresidente Joe Biden, è già mainstream.

 

Il quotidiano Usa Today ha deciso di non lasciare che questo scontro finisse nel solito e prevedibile agone politico e partisan, e ha pubblicato un commento durissimo: Trump è “straordinariamente orrendo”, il suo comportamento è “nauseante”, non è dotato di “umanità”, “un presidente che arriva a definire la senatrice Kirsten Gillibrand una prostituta non è adatto nemmeno a pulire i bagni della biblioteca presidenziale di Barack Obama né di lucidare le scarpe di George W. Bush”.

 

La Gillibrand ha dedicato buona parte della sua carriera a battersi per la parità di genere e contro le violenze sulle donne, e qualche settimana fa aveva già creato non poche polemiche quando ha detto che se il caso Lewinsky fosse capitato oggi, Bill Clinton avrebbe dovuto dimettersi. Ma come, una clintoniana di ferro come la Gillibrand che accusa Bill? Lei ha un po’ ritrattato, ma è evidente che oggi le cose sono diverse rispetto alla fine degli anni Novanta, oggi il confine tra le avance e le molestie non c’è più, oggi c’è un desiderio collettivo e letale di regolare ogni conto, anche se sono trascorsi decenni dagli episodi denunciati, anche se passano per traumatici pure i tentativi di uomini goffi di strappare baci alle colleghe nei bar. La Gillibrand, che ha ambizioni più grandi del suo seggio di senatore e che nel Partito democratico a caccia di leader e identità ha buone probabilità di trovare uno spazio, ha compreso bene che la strada “Me Too” può farle conquistare consenso, anche perché ha dalla sua parte l’assenza di improvvisazione: s’è occupata delle donne e del loro benessere per tutta la vita, tra tutti lei forse appare come la meno opportunista (si sono comunque accodate anche altre, a partire dalla senatrice Elizabeth Warren, che gode pure lei di un nomignolo presidenziale, “Pocahontas”, e che si sta costruendo una carriera nazionale). Trump è poi un obiettivo piuttosto semplice, questo è il punto dirimente, alla fine: i giornali americani pubblicano elenchi di donne offese dal presidente, ce ne sono tantissime, ci sono “le chiacchiere da spogliatoio”, c’è una fama da predatore che lo stesso Trump, per vanità, s’è guardato bene dallo smentire. 

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    18 Gennaio 2018 - 09:09

    Queste americane coi pantaloni, che se fallisce la maxfactor o si mette al bando la chirurgia estetica si seppellirebbero in casa o si butterebbero dai grattacieli perché non sanno più far figli né tenersi un marito né governare una casa, hanno "bisogno" di un Presidente-conferenziere-fisso che le tenga imbambolite di belle parole, che le faccia sentire animebelle. Oh, quel Bush dalle scarpe sempre così splendenti, oh quel nipote del vecchio zio Tom diventato avvocato caspita e di così belle maniere, sempre incravattato belloeabbronzato e profumato, unisex e pacifista da Nobel anche se ha incendiato tutte le aree calde del mondo destabilizzandolo ma solo per portarvi democrazia che c'entra! Ed ora quest'omaccio, nooo!!!...

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  • perturbabile

    14 Dicembre 2017 - 20:08

    Penso invece che Trump sarebbe adatto a pulire quei bagni, e li rifornirebbe della carta di 'Usa today', a lato del wc., così nobilitandola. Inidoneo a lucidare un paio di scarpe quando è stato idoneo a liberare il suo Paese dall'UNESCO? Non credo poi sia stata la vanità a impedirgli di smentire la fama di predatore, ma il non trovarvi niente da smentire, oltre all'esser stato impegnato alla riforma fiscale. Di quest'ultima spero si gioverà chiunque collochi in una normale attività economica la sua prospettiva di carriera, in opposto alle dame brutalizzate (pur se insensuate) in cerca, magari, di uno sbocco più facile. Buon per Trump, col senno di poi, che gli ascensori finiscano presto la loro corsa e che - fino al 2017, l'anno della prepotente rivelazione della vera etica- di quelle vittime, di quelle martiri, non si ricordasse probabilmente nemmeno. Ci azzecca, il sessista, a rispondere male (cioè 'bene' ante 2017). Grandi aristocratici gli altri, invece? Viva i malvagi (a ovest!).

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  • carlo schieppati

    14 Dicembre 2017 - 14:02

    La Gillibrand non è nemmeno adatta a fare l'olgettina nell'harem del Cav!

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  • luigi.desa

    14 Dicembre 2017 - 11:11

    Il bar dei politici e giornalisti è sempre aperto e la morale a 40° alcolici cammina con le scarpe delle malelingue. Prosit .

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