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Quest'anno a Gerusalemme

E’ stata divisa solo per diciannove anni. Ecco che cosa accadde dal 1948 al ’67. Per la prima volta in un millennio di storia non rimase un solo ebreo nella Città vecchia. Fu un Isis ante litteram

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

9 Dicembre 2017 alle 06:17

Quest'anno di Gerusalemme

Garusalemme oggi, con la Città vecchia e la Cupola della Roccia sulla Spianata delle moschee

Nel gennaio 1964, quando Papa Paolo VI vi arrivò per la prima, storica visita di un pontefice nella moderna Gerusalemme, la città era divisa dal filo spinato. Si chiamava “kav ironi”, la linea arbitraria di divisione della città. I cecchini giordani erano piazzati sui tetti, mentre i campi minati erano ovunque nella “no man’s land”, in ebraico “shetah hahefker”, lunga sette chilometri. L’unico passaggio fra le due parti della città, quella israeliana e quella giordana, era attraverso la celebre Porta...

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    11 Dicembre 2017 - 14:02

    Tutto questo revaival per dirci che Trump ha fatto bene a dare Gerusalemme agli israeliani? Suvvia se non si riavvolge il nastro saranno casi amari per tutti. Netanyahu gira l’Europa ma il disco è rotto e nessuno lo segue. Gerusalemme è di tutti non di Israele. Se ne facessero una ragione. Gerusalemme non ha padroni e così deve rimanere. Quanti altri morti dobbiamo contare? A quando un attacco israeliano a seguito di un suo morto ammazzato? Ci siamo, è nelle cose di sempre avvenute.

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  • Jennifer

    11 Dicembre 2017 - 12:12

    Bravo! Grazie mille a tutti i scrittori al Foglio che continuano rivelare l’iprocrisia dell’Europa, l’ONU e il mondo arabo verso Israele.

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  • giorgio.coen

    10 Dicembre 2017 - 20:08

    Nazismo che avanzaPochi giorni fa ho espresso in un post la mia personale percezione dell’annuncio di Trump su Gerusalemme, che considero scontato e ripetitivo di una situazione di fatto già sancita dal Congresso americano, da almeno 4 presidenti ed opportunamente rinviata per motivi politici contingenti. Di fatto il dire che Gerusalemme e’ capitale di Israele non cambia nulla della situazione in atto e non esclude che un’altra parte di quel territorio sia capitale della adveniente Palestina. Ma quello che poi e’ successo dimostra che tutto può essere sfruttato per rimandare all’infinito le trattative tra le due parti, secondo il desiderio chiaramente perseguito dai Palestinesi. I quali il loro stato lo vogliono vedere assegnato dal consesso internazionale e non da trattative, per cui deve per loro persistere il conflitto anche dopo la realizzazione dei due stati, alla luce del disconoscimento reciproco. Tutto questo non meraviglia perche’ il modo di procedere o di bloccare la situazio

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  • Giovanni

    10 Dicembre 2017 - 10:10

    Intanto a Goteborg - Svezia poco fa una sinagoga è stata attaccata con lancio di ordigni incendiari. Tutta colpa degli ebrei e di Israele che ottusamente vuol continuare ad esistere dopo 3000 anni.

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