cerca

Flynn è pronto a dichiararsi colpevole per avere mentito all'Fbi

L'ex consigliere di Trump è incriminato per avere negato le sue conversazioni con l'ambasciatore russo. "Mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni", dice in un comunicato

1 Dicembre 2017 alle 17:00

Se il cambiamento del XXI secolo sono le nomine dei Flynn fatte da Trump, viva la Prima Repubblica!

Michael Flynn (foto LaPresse)

Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sui rapporti tra Donald Trump e la Russia, ha incriminato l'ex consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, con l'accusa di avere reso "consapevolmente" "dichiarazioni false" all'Fbi in merito alle conversazioni avute con l'ambasciatore russo. Già oggi l'ex generale si è presentato davanti al giudice dichiarandosi disponibile a collaborare con gli inquirenti. Flynn ha diffuso anche un comunicato in cui si dichiara "colpevole", si assume la "piena responsabilità" delle proprie azioni e si dichiara pronto a collaborare con Mueller per continuare a servire "la mia famiglia e il mio paese". "Prendo atto che le azioni che mi vengono contestate oggi in questo tribunale sono sbagliate e, con la fede in Dio, sto lavorando per rimettere le cose a posto". La Casa Bianca ha replicato con un altro comunicato in cui afferma che qualunque dichiarazione resa dall'ex consigliere di Trump "non coinvolge altri a parte Flynn".

  

Una svolta che già si ipotizzava da una settimana, da quando il suo team di legali aveva annunciato la rottura con quello del presidente Trump.

 

Sotto accusa ci sono le conversazioni che Flynn avrebbe avuto con l'ambasciatore russo Sergey Kislyak lo scorso 29 dicembre, in cui avrebbe chiesto a Mosca di mantenere un basso profilo nel giorno in cui Washington aveva imposto nuove sanzioni alla Russia. Mueller ha quindi ritenuto convincenti le prove raccolte dall'intelligence, che confermavano gli incontri tra l'ambasciatore e l'ex consigliere. Lo strumento usato per incriminare Flynn è quello della cosiddetta "informativa", che il procuratore usa di solito quando ha ottenuto la cooperazione dell'indagato.

 

Il mese scorso, anche l'ex presidente della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, il suo vice, Rick Gates, e il consigliere per la politica estera, George Papadopoulos, sono stati incriminati per falsa testimonianza durante gli interrogatori dell'Fbi sulle loro relazioni coi russi. Ora però il rinvio a giudizio di Flynn va a colpire direttamente un membro dello staff del presidente alla Casa Bianca.

 

L'ex generale, rimasto in carica solo 24 giorni, è indagato da Mueller anche di avere ricevuto denaro dal governo turco con la promessa di tutelarne gli interessi durante la campagna elettorale e di avere intralciato la giustizia licenziando l'ex direttore dell'Fbi, James Comey. L'ex generale è anche colui che Trump avrebbe cercato di proteggere chiedendo a Comey di abbandonare le indagini sulle sue relazioni col Cremlino.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • branzanti

    01 Dicembre 2017 - 20:08

    Il commento della Casa Bianca richiama alla memoria che i latini dicevano : "excusatio non petita est accusatio".

    Report

    Rispondi

Servizi